I Balcani tornano in uno stato di allerta a bassa intensità, come già capitato alla fine degli anni ’80, preludio degli scontri fratricidi che hanno segnato la sanguinosa dissoluzione della Jugoslavia.

    Il recente Trattato di Prespes vidimato da Atene e Skopje sembra apparentemente aver risolto un problema presentatosi con il riconoscimento della Repubblica ex-jugoslava di Macedonia (Fyrom) da parte della comunità internazionale: la dicitura “Macedonia del Nord” ha accontentato la controparte greca, eliminando almeno formalmente qualsiasi inappropriata rivendicazione slavo-macedone su un glorioso passato (quello della Macedonia classica di Alessandro Magno) decisamente di marca greca. L’equilibrio politico balcanico, però, è una partita a tetris: spostare determinati tasselli per sistemare le relazioni greco-macedoni significa inevitabilmente innescare una serie di processi che coinvolgono varie forze internazionali.