Il Comprehensive Agreement on Investment: una svolta nelle relazioni UE-Cina?

    Francesco Lizzi

    Il 30 dicembre 2020 Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese hanno formalmente concluso i negoziati per l’adozione di un Accordo Comprensivo sugli Investimenti europei in Cina (Comprehensive Agreement on Investment, da qui in poi CAI). La conclusione delle trattative è avvenuta durante un meeting virtuale tra le parti interessate: il Presidente cinese Xi Jinping, la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, la Cancelliera tedesca Angela Merkel (in quanto la Germania è attualmente alla presidenza del Consiglio dell’UE) e il Presidente francese Emmanuel Macron (la cui presenza ha destato qualche perplessità in Italia, come vedremo più avanti). La call ha spaziato in un elevato numero di temi: non solo investimenti, ma anche cambiamento climatico e diritti umani. Ma procediamo con ordine: come mai l’UE attribuisce un peso così grande al CAI?

    Un lungo negoziato

    L’accordo finale, che ancora deve essere ratificato dalle parti, porta a termine sette anni di trattative. Queste hanno inizio nel 2013, più precisamente durante una riunione della formazione affari esteri del Consiglio dell’UE. In questa seduta il Consiglio ha adottato un mandato per la Commissione Europea volto alla negoziazione di un accordo a tema investimenti con la Cina. Gli obiettivi posti dal Consiglio ruotavano intorno alla garanzia di una maggiore protezione degli investimenti europei in Cina, e tra questi figuravano la riduzione delle barriere agli investimenti UE e migliori garanzie legali. Questa lista è coerente con il testo presentato lo scorso 30 dicembre, ma differisce per un particolare cronologico. I negoziati erano stati infatti pianificati in un periodo di due anni e mezzo dalla data di avvio delle trattative, anziché per sette.

    Nel 2015, in occasione del diciassettesimo Summit EU-Cina, entrambe le parti hanno riconosciuto che i negoziati per la firma del CAI rappresentavano il fulcro delle relazioni bilaterali, e pertanto si sono impegnate ad intensificare la cooperazione. I primi passi concreti si hanno nel 2018, quando in occasione del ventesimo Summit EU-Cina hanno avuto luogo mutue aperture negli accessi ai rispettivi mercati, in particolare per quanto riguarda industria e prodotti alimentari. Nel Summit di aprile 2019 le parti non si sono più limitate alla liberalizzazione dei mercati, come dimostrato dalla mutua volontà di eliminare pratiche discriminatorie che danneggiano gli investitori europei in Cina e di inserire un riferimento allo sviluppo sostenibile all’interno dell’accordo. A luglio 2020 le parti, pur sottolineando i progressi nella creazione di un level playing field, erano ancora distanti su tematiche importanti, quali una maggiore apertura cinese nel settore delle telecomunicazioni. Solo a fine 2020 l’accordo si è materializzato in un testo approvato dalle parti, che rispecchia tutte le tematiche trattate nei negoziati e segna “una pietra miliare nelle relazioni con la Cina”, così come affermato da Ursula Von der Leyen durante la call.

    I temi principali

    Grazie al CAI la Cina si impegna ad aprire il suo mercato in un modo senza precedenti in favore degli investitori europei. Come? È lo stesso comunicato stampa rilasciato dalla Commissione Europea a chiarirlo. Pechino provvederà a garantire un equo trattamento alle compagnie UE in modo da competere alla pari con le aziende di Stato cinesi. L’obiettivo che l’UE intende raggiungere con la ratifica dell’accordo è un netto miglioramento dell’equilibrio nelle relazioni commerciali tra i due paesi, che hanno tradizionalmente visto un’apertura maggiore dell’UE rispetto alla Cina in quanto a investimenti esteri. Dunque non sorprende che all’interno dell’accordo, suddiviso in 6 sezioni – Obiettivi, liberalizzazione degli investimenti, quadro normativo, sviluppo sostenibile, risoluzione delle controversie, disposizioni finali – siano due i temi cari a Bruxelles: la liberalizzazione e lo sviluppo sostenibile.

    Per quanto concerne la liberalizzazione, il CAI segna un momento di svolta poiché rende vincolanti le aperture cinesi dirette agli investitori europei effettuate spontaneamente negli ultimi 20 anni, oltre ad offrirne di nuove nel settore dei servizi e non. Il campo dei servizi evidenzia il rapido avvicinamento delle parti registrato a fine 2020: la Cina si impegna infatti a liberalizzare il settore delle telecomunicazioni, con particolare enfasi sul settore cloud, oltre a servizi finanziari e ambientali. Nel non-service sector invece il campo manifatturiero è quello più interessato, dal momento che rappresenta la metà degli investimenti europei in Cina, soprattutto nell’automotive. Gli impegni di Pechino si spingono anche nel campo della regulation delle aziende di stato e della trasparenza, volti ad agevolare le aziende europee nelle adempienze burocratiche in Cina.

    Ancora più in rotta di collisione con il passato è la sezione del CAI sullo sviluppo sostenibile. Per la prima volta Pechino si impegna a rispettare una serie di disposizioni sul tema. La Cina implementerà “più efficacemente” la Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici, così come l’Accordo di Parigi. Lo stesso discorso si applica nel campo del lavoro, con un impegno cinese a realizzare le convenzioni ILO di cui è parte, nonché a ratificare le convenzioni sull’abolizione del lavoro forzato. Un meccanismo di applicazione apposito verrà creato per monitorare i progressi.

    Sviluppi e reazioni

    I negoziati non si fermano. Una volta che il CAI verrà firmato le parti proseguiranno infatti le trattative sulla protezione degli investimenti europei in Cina. Proprio la ratifica del CAI rappresenta lo snodo cruciale nell’immediato futuro dell’accordo, afferma China Briefing. le parti stanno attualmente finalizzando il testo, che dovrà essere sottoposto a revisione legale e traduzione, così come indicato nell’accordo stesso. Si stima che l’accordo verrà firmato nel 2022, in concomitanza con la Presidenza francese del Consiglio UE, prima della ratifica da parte di quest’ultimo e del Parlamento Europeo. Proprio il Parlamento avrà l’ultima parola: se rifiuterà di dare il proprio consenso all’adozione del CAI, il testo sarà giuridicamente nullo. Cionondimeno, in caso di ratifica di entrambi i contraenti, il CAI diventerà uno strumento importante nell’aumento dei flussi di investimenti tra Cina ed Unione Europea, portando eventualmente ad una graduale ripresa economica globale nel lungo periodo asserisce ancora China Briefing.

    L’accordo ha suscitato reazioni contrastanti. Come riporta Der Spiegel, una lettera aperta firmata da più di cento esperti, ricercatori e attivisti dei diritti umani da tutto il mondo è stata recapitata alle istituzioni europee.  La lettera chiede a gran voce la non adozione del CAI e il blocco di ogni trattativa con la Cina. I motivi di tale protesta, affermano i firmatari, sono la pulizia etnica attuata da Pechino a danno della minoranza Uigura, il lavoro forzato e altre gravi violazioni dei diritti umani. Tra le firme di spicco figura quella di Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli esteri italiano. Proprio per quanto concerne le reazioni italiane, alla Farnesina soddisfazione e amarezza hanno tenuto banco nei commenti ufficiali sul CAI. Ciò è visibile nell’intervista del Corriere della Sera ad Ivan Scalfarotto, Sottosegretario agli Esteri nel periodo in cui l’accordo è stato raggiunto. “È positivo il fatto che l’intesa con Pechino conceda alle imprese europee spazi significativi”, ha affermato il Sottosegretario, evidenziando l’opportunità da sfruttare per le imprese italiane. D’altro canto, è stata espressa insoddisfazione sulla mancata clausola inerente la protezione degli investimenti europei in Cina, così come sulla presenza di Emmanuel Macron. “Devo esprimere la mia più grande sorpresa per il formato (…) Avere Macron, la scelta di un solo Paese sugli altri 26, non credo si giustifichi. È un formato irrituale che segna anche una sconfitta per noi italiani” ha sottolineato Scalfarotto.

     

    Fonti:

    https://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/eu-china-agreement/agreement-explained/

    https://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=2237

    https://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=2233

    https://www.china-briefing.com/news/eu-china-reach-agreement-on-investments-in-principle-what-does-it-mean-for-businesses/

    https://www.corriere.it/economia/finanza/20_dicembre_31/accordo-ue-cina-scalfarotto-italia-ignorata-inopportuna-presenza-macron-a4096114-4b36-11eb-9611-5c537b64e8e9.shtml?refresh_ce-cp

    https://www.spiegel.de/international/business/human-rights-concerns-experts-demand-suspension-of-eu-china-investment-deal-a-f81c9641-9ed6-4a59-bfb8-5a4508201bfd

    https://www.bruegel.org/wp-content/uploads/2020/06/EXPO_STU2020603492_EN.pdf

    https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1419

    https://www.consilium.europa.eu/media/39020/euchina-joint-statement-9april2019.pdf

    https://eeas.europa.eu/delegations/china_en/48424/Joint%20statement%20of%20the%2020th%20EU-China%20Summit

    https://www.consilium.europa.eu/media/23732/150629-eu-china-summit-joint-statement-final.pdf

    https://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/EN/foraff/139062.pdf