Elezioni presidenziali in Brasile: quali scenari interni ed internazionali si aprono alla vigilia del 2^ turno del 26 ottobre prossimo?

    Simona Bottoni

    Che le elezioni presidenziali del 5 ottobre scorso siano state le più combattute del Brasile democratico lo confermano i risultati: la candidata del PT Dilma Rousseff non è riuscita ad evitare il ballottaggio col suo 41,5% delle preferenze, mentre lo guadagna con il 33,6% il moderato Aècio Neves (PSDB), dato molto indietro nei sondaggi preelettorali anche rispetto all’altra candidata Marina Silva (PSB), subentrata nell’agone in piena campagna elettorale a causa della scomparsa prematura di Edoardo Campos, che poi si è fermata al 21,3% dei consensi. Il risultato della Rousseff in questo 1° turno è il peggior risultato del PT dal 2002. Ciò nonostante il PT si è assicurato per la prima volta il Governatore di uno Stato grande come quello di Minas Gerais: sarà Fernando Pimentel (52% dei voti); il PSDB si conferma, invece, a San Paolo con Geraldo Alckmin (57% dei voti); lo Stato di Rio de Janeiro va al ballottaggio: il candidato del PMDB – partito alleato di governo del PT – Luiz Fernando Pezao col 40% dei voti si confronterà col pastore evangelico del PRB (Repubblicano) Marcelo Crivela che ha ottenuto il 20%.

    Secondo il primo sondaggio IBOPE fatto dopo il voto, l’8 ottobre scorso, se si fosse andati a votare il giorno dopo (il 9 ottobre) Aècio Neves avrebbe conquistato il 51% e Dilma Rousseff il 49%. Due elettori su tre tra quelli che hanno votato Marina Silva al 1° turno hanno dichiarato che voterebbero Neves al 2°; mentre soltanto il 18% di loro voterebbe la Rousseff. Dal 1° turno emerge una chiara divisione dell’elettorato in due blocchi: il candidato del PSDB ha i suoi risultati migliori nelle Regioni Sud e Sud est del paese (dov’è ancora in testa sulla Rousseff per i sondaggi, rispettivamente 61% a 33%  e 48% a 38% dei voti totali). Nel Nord/ Centro-Ovest c’è una sostanziale parità tra i due competitor. Mentre la candidata del PT è ancora in testa nel Nord est (59% a 32%). L’elettorato dei 2 candidati è ben identificabile: il 63% degli elettori di Neves percepisce oltre 5 salari minimi al mese; mentre soltanto il 29% di loro vota la Rousseff. La percentuale s’inverte tra chi guadagna fino ad 1 salario minimo al mese: il 58% di loro vota Dilma; il 33% vota Aècio. Inoltre, mentre Dilma ha una presa maggiore sull’elettorato cattolico (46% contro il 44% di Aècio), il suo rivale sull’elettorato evangelico (49% contro il 39% di Dilma).

    La notizia importante in vista del 2° turno del 26 ottobre prossimo Aècio Neves l’ha ricevuta l’8 ottobre scorso, quando ha incassato l’appoggio da parte del PSB ed anche quello di Marina Silva, ma non del suo Movimento (la Rede). Nonostante qualche deputato del PSB, come l’autorevole Luiza Erundina, ex Prefetto di San Paolo e sostenitrice di tante battaglie per la difesa dei diritti umani fondamentali, si sia dichiarato contrario all’appoggio incondizionato al PSDB di Neves – che romperebbe la polarizzazione tra PSDB e PT – preferendo semmai dare indicazione di libertà di voto ai propri elettori, l’importante dote di voti della Silva, secondo le sue stesse dichiarazioni, potrà essere convogliata sul candidato moderato. L’appoggio è stato molto gradito da Neves che, per accattivarsi anche quella parte di elettorato, ha dicharato di voler portare avanti l’eredità di Edoardo Campos in tutto il Brasile.

    Ora c’è da chiedersi, oltre alle prospettive interne che potranno aprirsi all’esito delle presidenziali in Brasile, anche quali saranno le prospettive nei rapporti con i Paesi Brics, in particolare nelle relazioni con la Russia, considerato il peso del Brasile in questo aggregato geopolitico, e cosa potrebbe cambiare negli equilibri mondiali. Sicuramente non ci si aspettava che al ballottaggio potesse arrivare Aècio Neves, visto che tutti i sondaggi davano come contendenti al 2° turno le due leader donna, Marina Silva e la Rousseff. Nel contesto internazionale il partito conservatore di Aècio Neves qualche cambiamento potrebbe produrlo, il che avrebbe delle ripercussioni a livello geopolitico e non solo all’interno dei Brics. Il Brasile ha un ruolo preminente in seno ai BRICS; ha stretto accordi forti con la Russia, partner privilegiato in questi nuovi equilibri che vanno sempre più spostandosi verso il multipolarismo. Questi nuovi aggregati geopolitici, i BRICS in particolare, stanno mettendo in discussione il predominio dei Paesi occidentali, in primis quello degli Stati Uniti. Di recente il Brasile della Rousseff si è fatto promotore di molte iniziative, tra le quali quella di fondare la banca dei Brics con l’obiettivo ambizioso di superare il dollaro come valuta di riserva. Se vincesse la Rousseff questo cammino non s’interromperebbe ed anzi si rafforzerebbero le prospettive di ampliamento degli obiettivi, che, allo stato, dovrebbero cominciare ad essere realizzati a partire dal 2015-2016. Chi rappresenterà il Brasile all’interno dei Brics dovrà tenere conto di quest’impegno. Ma gli intenti saranno diversi: il Brasile di Dilma Rousseff ha cercato di muoversi all’interno del Brics in funzione antistatunitense, stringendo accordi commerciali con la Russia di Putin. Si pensi all’accordo di cooperazione siglato tra Brasile e Russia nel luglio scorso nei settori della scienza, della tecnologia e dell’innovazione energetica. Ad agosto, poi, il governo brasiliano, approfittando della crisi ucraina, ha ottenuto il via libera di Mosca ad incrementare le esportazioni di carni verso la Russia, poiché Putin ha bloccato l’export agroalimentare nei confronti degli Stati Uniti e dell’Europa nella querelle sull’Ucraina. Il Brasile è diventato un Paese che può fare da contraltare ai paesi occidentali per avere scambi commerciali, scambi che prima si sarebbero potuti concludere soltanto con quei Paesi, le cui sanzioni, oggi, fanno meno paura. Negli ultimi 12 anni è emerso in maniera ineluttabile che il Brasile, prima quello di Lula e poi quello di Dilma Rousseff, intende porsi come playerglobale nei confronti dei Paesi che contano sullo scacchiere internazionale: per farlo ha stretto accordi con i paesi Brics, in America Latina e con la Cina; nell’intento di non rinnegare le proprie radici la politica d’investimenti esteri brasiliani ha avuto particolare riguardo anche dell’Africa, cercando di promuovere lo sviluppo in un’area del mondo in cui si sono spostati molti interessi della Cina. Il Brasile di Aècio Neves e del suo partito moderato e filo statunitense, forse anche disponibile a sottoscrivere accordi bilaterali con gli Stati Uniti, sarebbe certamente diverso da quello che conosciamo oggi ed il percorso intrapreso dal PT probabilmente sarebbe messo in discussione.

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    TRADUZIONE DELL’ARTICOLO IN PORTOGHESE

    Eleiçoes Presidenciais no Brasil: quais escenarios internos e internacionais vao se abrir na vèspera do segundo turno do 26 de outubro pròximo?

    As eleiçoes presidenciais do 5 de outubro passado foram as mais lutadas do Brasil democràtico e isto è confirmado dos resultados: a candidata do PT Dilma Rousseff nao consegui evitar o segundo turno com 41,5% das preferencias; ao contràrio o ganha com 33,6% o moderado Aècio Neves (PSDB), muito atràs nas pesquisas preeleitorais também com respeito à outra candidata Marina Silva (PSB), que assumiu a batalha eleitoral por causa da morte prematura do Edoardo Campos, que depois parou em 21,3% dos votos. O resultado da Rousseff neste 1° turno è o pior do PT desde 2002. No entanto o PT assegurou-se para la primeira vez o Governador dum Estado grande como o de Minas Gerais: serà Fernando Pimentel (52% dos votos); o PSDB confirma-se, ao contràrio, em Sao Paulo com Geraldo Alckmin (57% dos votos); o Estado do Rio de Janeiro irà ao 2° turno: candidato do PMDB – partido aliado do governo do PT – Luiz Fernando Pezao com 40% dos votos lutarà com o padre evangèlico do PRB (Republicano) Marcelo Crivela que obteve 20%.

    Segundo a primeira pesquisa do IBOPE, feita no 8 de outubro, se as eleições foram realizadas na quinta feira passada (9 de outubro), Aècio Neves conquistaria 51% e Dilma Rousseff 49%. Dois em cada tres dos eleitores que dizem ter votado em Marina Silva no 1° turno votaria Neves no 2°; sò 18% deles dizem que votaria a Dilma Rousseff. O tucano tem os melhores resultados no Sul do paìs, onde lidera com 63% dos votos totais contra 33% da Dilma; lidera também no Sudeste, 48% contra 38%; no Norte/Centro-Oeste tem uma igualdade substantiva; enquanto no Nordeste a candidata do PT lidera com 59% contra 32% do Neves. O eleitorado dos dois candidatos é bem identificado: 63% dos eleitores do Neves recebe mais de cinco salários mínimos por mês; enquanto sò 29% deles votariam Dilma. A porcentagem é revertida entre aqueles que ganham até um salário mínimo por mês: 58% deles votariam Dilma; 33% Aècio. Além disso, enquanto Dilma tem um melhor controle sobre o eleitorado católico (46% contra 44% do Aècio), Aécio tê-lo no evangélica (49% contra 39% da Dilma).

    Uma notìcia importante foi recebida por Aécio Neves no dia 8 de outubro, quando obteve o apoio do PSB e também o da Marina Silva, mas nao o do Movimento dela (a Rede). Apesar de alguns deputados do PSB, como a autoritària Luiza Erundina, ex Prefeito de Sao Paulo e defensora de muitas batalhas para a defesa dos direitos humanos fundamentais, foram declarados contràrios ao apoio incondicional ao PSDB do Neves – que iria quebrar a polarizaçao entre o PSDB e o PT – e favoraveis à libertade de voto para os proprios eleitores, o dom importante dos votos da Silva, segundo as declaraçoes dela mesma, pode ser transmitido para o candidato moderado. Aècio agradeceu muito da notìcia e afirmou que pretenderà levar adiante o legado de Eduardo Campos a todo Brasil.

    Agora vocé tem que saber, atràs das perspectivas internas que vao se abrir ao resultado das presidenciais no Brasil, quais serao também as perspectivas nas relaçoes com os Brics, em particular nas relaçoes com a Rùssia, considerado o peso do Brasil no agregado geopolìtico, e o que poderia mudar entre os equilìbrios mundiais. Certamente nao era esperado que Aècio Neves chegasse ao 2° turno, pois todas as pesquisas declaravam como fato a chegada das duas leader mulheres, Marina Silva e Dilma Rousseff. No contexto internacional o partido conservador do Aècio Neves pode produzir alguma mudança, o que teria repercussoes ao nivel geopolìtico e nao so no interno dos Brics. O Brasil tem um papel de destaque nos Brics; fez uma parcerìa forte com a Russia, partner privilegiado nestes novos equilìbrios que estao cada vez mais em movimento para o multipolarismo. Os novos agregados geopolìticos, os Brics em particular, estao questionando a dominancia dos Paìses ocidentais, in primis a dos EUA. Recentemente o Brasil da Rousseff tem promovido diversas iniciativas, incluindo a de fundar um banco dos Brics com a meta ambiciosa de exceder o dòlar como moeda de reserva. Se Dilma ganha este caminho nao interrompeu e talvez seria reforçadas as perspectivas de expansao dos objectivos, que, neste momento, deveriam começar a ser feitos a partir de 2015-2016. Quem representarà o Brasile nos Brics deve refletir este compromiso. Mas a intençao serà diferente: o Brasil da Dilma Rousseff tentou mover-se nos Brics em funçao anti-americana, tendo acordos de comèrcio com a Rùssia de Putin. Um exemplo è o acordo de cooperaçao entre Brasil e Rùssia assinado em julho passado nos campos da ciencia, das tecnologìas e da inovaçao energètica. Em agosto, em seguida, o governo brasileiro, aproveitando-se da crise ucraina, obteve a luz verde de Moscou para aumentar as exportaçoes de carne para a Rùssia, porque Putin tem bloqueadas exportaçoes de alimentos para os EUA e a UE na querelle sobre Ucraina. O Brasil tornou-se um paìs que pode atuar como um contapeso para os paìses ocidentais para o comèrcio, comèrcio que antes teria sido possìvel apenas com esses paìses, cujas sançoes, hoje, sao menos medos. Nos ùltimos 12 anos surgiu de forma inelutàvel que o Brasil, antes o do Lula e depois o da Dilma Rousseff, pretende se tornar um player global contra os paìses que contam com o cènario internacional: por isso fez parcerias com os Brics, na Amèrica Latina e com a China; para nao esquecer suas raìzes a polìtica de investimentos estrangeiros brasileiros tem tido especial atençao na Africa tambèm, tentando promover o desenvolvimento duma àrea do mundo naqual mudaram os interesses da China. O Brasil do Aècio Neves e do partido moderado dele, prò-EUA, talvez até mesmo disponìvel para assinar acordos bilaterais con os EUA, seria certamente diferente do que conhecemos hoje e o caminho feito pelo PT provavelmente seria questionado.