Entra in vigore il trattato per la proibizione delle armi nucleari: un passo in avanti per la comunità internazionale

    Francesco Fatone

    La deterrenza nucleare è stata una delle maggiori preoccupazioni dell’essere umano dal momento in cui è stato possibile vedere gli effetti delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Il fantasma della “distruzione mutua assicurata” ci ha poi accompagnati per tutto il periodo della guerra fredda ed ancora oggi gioca un ruolo nelle relazioni tra Stati. Nonostante esistano strumenti per la prevenzione dei conflitti non sono mancati scontri e i test nucleari sono aumentati negli ultimi anni. Nel 2017, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dato il via ai negoziati per un trattato che rendesse illegali le armi nucleari.

    Dal Trattato di non proliferazione al TPAN

    Nel 1968, in piena guerra fredda, era stato stipulato il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) che proibiva agli Stati firmatari di procurarsi armi nucleari ed imponeva il controllo delle tecnologie nucleari pacifiche da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. I tre pilastri del TNP sono ancora oggi la non proliferazione, il disarmo e l’uso pacifico dell’energia nucleare. Il Trattato coinvolgeva le principali potenze nucleari ma con la fine della guerra fredda cominciò a mostrare i suoi limiti e perciò furono necessarie delle revisioni. La conferenza di revisione del 2005 non andò a buon fine, ma cinque anni dopo i 189 Stati membri del trattato sono riusciti ad adottare un documento finale che fissava obiettivi di progressivo disarmo. Una nuova revisione sarebbe dovuta avvenire nel 2020 ma, a causa della pandemia in corso, è slittata al 2021.

    Il 2017 ha però aperto un nuovo capitolo nel contrasto alle armi nucleari. Infatti nel marzo 2017 si è iniziato a discutere della loro abolizione e della promozione di un trattato con il coinvolgimento degli Stati, delle organizzazioni internazionali e dei movimenti per il disarmo di tutto il mondo. Il tasto dolente delle negoziazioni è stato l’assenza di ben 66 Paesi su 195, tra i quali proprio i detentori delle armi nucleari come Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Regno Unito, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord. Sono rimasti fuori dai negoziati anche la maggior parte dei membri della NATO ma, nonostante ciò, il testo del Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN) è stato approvato con una maggioranza schiacciante.

    Tra il 20 e il 22 settembre 2017 è stato firmato da 53 Stati e nel 2019 si sono aggiunti nove Paesi e cinque ratifiche. A fare la storia però è stata la recente ratifica dell’Honduras, che ha portato il numero di Paesi firmatari a 84 e quello delle ratifiche a quota 50 (la soglia minima fissata per l’entrata in vigore). Così, dal 22 gennaio 2021 il Trattato entrerà in vigore per i primi 50 Paesi che hanno depositato la ratifica. Le armi nucleari, dopo quasi ottant’anni di vita, saranno messe al bando in quanto armi di distruzione di massa, completando così l’opera dei trattati contro le armi biologiche e chimiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo stipulati tra il 1972 e il 2008.

    Mappa del nucleare: si rischia una guerra atomica?

    Il TPAN non è vincolante per gli Stati che non hanno voluto prenderne parte e molti di questi, purtroppo, sono detentori di testate nucleari, che nel bene e nel male giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni con il vicinato. Se durante la guerra fredda il mondo era bilaterale, oggi abbiamo un mondo multilaterale e asimmetrico: i “protagonisti” di questo secolo sono la Cina, la Russia e gli USA assieme all’Unione europea, che pur entrando spesso in “conflitto” fra di loro riescono ad evitare un collasso totale delle relazioni internazionali attraverso la diplomazia. A preoccupare però è il Pakistan in perenne conflitto con l’India, Israele -che grazie al nucleare riesce a mantenere un ruolo di forza nel mondo arabo-, la Corea del Nord e l’Iran.

    Interessante la posizione dell’Africa dove, nonostante solo 6 Stati abbiano firmato il Trattato, esiste una linea condivisa contro il nucleare che viene visto come un problema per lo più occidentale. Spesso le armi nucleari sono associate all’imperialismo e al razzismo in quanto l’Africa è stata oggetto di diversi esperimenti nucleari nel deserto del Sahara.

    E’ il Medioriente e l’area indopakistana a preoccupare maggiormente gli esperti: nel primo caso il possesso dell’atomica ha portato altri Paesi a cominciare un silente armamento per potenziare il loro ruolo nelle relazioni regionali, mentre nel secondo c’è il timore di un’escalation di un conflitto che potenzialmente coinvolgerebbe 1,5 miliardi di persone, sconvolgendo gli equilibri del “micro-continente” indiano.

    Dal momento che coinvolgerà solo alcuni Stati, il TPAN deve essere considerato come un passo in avanti verso la denuclearizzazione e non come un punto di arrivo. Il prossimo e più importante passo sarà quindi coinvolgere tutte le potenze nucleari.