Geografia o politica? Il potere della carta

    Giovan Battista Birotti

    Può una carta geografica essere uno strumento con cui esercitare o subire il potere? Dal ricordo della scuola e della maestra parrebbe proprio di no. A tutto una carta, colloquialmente una cartina, fa pensare eccetto a uno strumento di potere. Ogni oggetto può diventare di rilevanza politica in quanto può mettere in relazione l’individuo con il resto della società e la politica non è altro che l’arte di mettersi in relazione con la collettività al fine di tutelare, e talvolta far prevalere, i propri interessi.

    Da questa ipotesi si pensi quanto possa essere politicamente rilevante uno strumento che descrive il territorio su cui si vive amministrato dallo Stato, dalla politica, dai politici. Quel territorio appartenente a una democrazia, oppure a una dittatura. Le carte non servono solo per orientarsi o per sapere quanti fiumi scorrono in un paese. Ogni carta geografica, anche la più fedele al territorio che riproduce, è condizionata dalle intenzioni che il suo estensore voleva materializzare attraverso di essa. Ciò avviene tanto dal punto di vista dell’esattezza tecnica, quanto da quello del messaggio intrinseco che questa è destinata a veicolare.

    Non sfuggono a tali considerazioni neppure le carte ricavate dai rilevamenti satellitari, se non altro perché la sfericità della terra non può essere riportata in piano. Altra cosa sono le fotografie satellitari, ma anche lì si potrebbe discutere sull’esattezza e sulla veridicità della fotografia inoltrandosi però in un diverso settore scientifico e culturale. Se fino alla prima metà del Novecento la cartografiaha risentito dell’arretratezza tecnica, anche quando il progresso scientifico ha reso le carte altamente affidabili rimarranno comunque le peculiarità riguardanti il messaggio che ogni carta vuole o potrebbe veicolare.

    Dal punto di vista tecnico non essendo possibile riprodurre una superficie tonda sul piano può venir fuori un planisfero dove a causa di necessarie proiezioni l’Europa sembra più estesa del Sudamerica. E non lo è affatto. L’Europa misura 9,7 milioni di km2, a differenza dell’America Latina che ne conta ben 17,8 milioni km2. Sempre per le proiezioni l’emisfero boreale, dove guarda caso risiedono i continenti in cui si è sviluppata la cultura contemporanea, può apparire più evidenziato e con le terre più estese di quanto non siano realmente.

    Ma è il messaggio intrinseco è ciò che riconduce all’analisi geopolitica delle carte. Ci si è mai chiesti come mai in un atlante scolastico del nostro Paese, si dedichino molte pagine dettagliate alla descrizione dell’Italia regione per regione, a differenza di quanto possa accadere per la Cina, l’Australia o il Brasile? È una chiara finalità pedagogica e divulgativa derivata dal bisogno di far conoscere ai cittadini prima di tutto il loroterritorio.

    L’utilizzo delle carte come strumento politico si è verificato soprattutto in passato in particolare nei regimi dittatoriali. Se già l’Italia della Prima Guerra Mondiale ha conosciuto carte geografiche che sottolineavano le sue prerogative sulla Venezia-Giulia evidenziando parecchio la Slovenia e la Croazia, è con il fascismo che l’uso propagandistico della carta trova maggior successo.

    Nel 1928 il confine somalo-etiopico era ben demarcato dal diritto internazionale e l’Etiopia era una nazione sovrana tutelata dalla Società delle Nazioni, tuttavia già nel 1928 le carte geografiche italiane che riproducevano quel confine lo mostravano tratteggiato, incerto, quasi come a suggerire una sua instabilità e una certa legittimità dell’Italia a varcarlo. Come poi avvenne con la guerra del 1935.

    L’avvento della democrazia nel 1945 cambierà le cose?

    Non molto. Oltre al permanere di potenti regimi totalitari quali l’Unione Sovietica e la Cina, che faranno uso degli escamotages cartografici, il carattere di necessaria non oggettività della carta, nonché la sua strumentalità politica rimarranno intatti anche nell’Occidente democratico.

    La Guerra Fredda richiederà alle istituzioni occidentali di servirsi della cartografia per rafforzare la loro autorità e la loro sicurezza nel quadro politico interno e internazionale. In più i nuovi stati nati dopo la Seconda Guerra Mondiale dovranno legittimare la loro autorità di fronte ai cittadini, mettendoli nelle condizioni di ritrovare nella storia e nella cultura del luogo l’origine del nuovo corso.

    Nel secondo dopoguerra inItalia l’Atlante Storico Trevisini hapotuto sostituire il termine incerto signorie, con quello repubbliche; ciò non solo per consolidare l’Italia democratica, ma anche perché finalmente si poteva comunicare espressamente al lettore che già nel medioevo e nel rinascimento la forma di governo repubblicana era più che diffusa. Questo messaggio sarebbe stato indelicato se non improponibile nei periodi precedenti: prima per le turbolenze socialiste dell’Italia postunitaria, poi per quelle legate al consolidamento filomonarchico del regimefascista.

    Il fatto che il linguaggio della carta sia tutt’altro che dimenticato nell’Europa contemporanea lo dimostra anche una vecchia sciarpa recante tutte le principali regioni del calcio inglese al fine di ammorbidire i rapporti tra le varie tifoserie. Anche in un ambiente, che a prima vista non fa pensare alle raffinatezze geopolitiche, come quello calcistico la cartografia trova un’importante compito da svolgere e sottolinea come la geopolitica possa ritrovarsi in svariati ambiti della vita sociale. Come mostra la figura 1.

     

    fig. 1. Sciarpa recante una riproduzione delle principali regioni del calcio inglese

     

    Se la democratizzazione e il progresso scientifico hanno affievolito, ma non rimosso, la non oggettività della carta, magari indirizzandola verso ambiti anche meno politici come lo sport, ci si può chiedere cosa stia accadendo nei regimi non democratici. La Repubblica Popolare Cinese che ha stilato di recente delle nuove regole per disciplinare l’informazione cartografica di un paese che si avvia a divenire una superpotenza economica e nucleare.

    L’agenzia di stampa Xinhua afferma che regolare l’industria delle carte geografiche è cruciale per tutelare la sovranità, la sicurezza e l’interesse nazionale. Pechino richiederà, in sostanza, dei requisiti più stringenti a chi le produce.

    Il nuovo regolamento prevede inoltre una sezione ad hoc per i servizi di carte online: i suoi utenti dovranno avere una esplicita autorizzazione per raccogliere e utilizzare le informazioni. Nel caso in cui questi riscontrino contenuti di cui non è autorizzata la trasmissione dovranno riferire il problema alle autorità competenti. Il governo inoltre fornirà e aggiornerà periodicamente le carte da distribuire al pubblico per il libero utilizzo.

    Il Consiglio di Stato cinese ha detto che le carte geografiche hanno una grande importanza politica, scientifica e legale poiché delineano il territorio di un paese, descrivendone la sovranità nazionale e la visione politica. Questo commento mostra che Pechino ha capito molto bene il peso geopolitico delle carte e il loro ruolo nel consolidare la sovranità dello stato, in particolare nel Mar Cinese Meridionale, il cui controllo è conteso tra Cina, Filippine, Malaysia, Brunei, Vietnam e Taiwan.

    Circa un anno fa, la Hunan Map Press e l’Istituto per la misurazione e la mappatura del Hubei hanno pubblicato una versione verticale della carta dellaRepubblica Popolare Cinese, rispetto allamprecedente versione (figura 3) si evidenziano alcunedifferenze:

    1. La versione verticale (figura 3) mette in risalto le rivendicazioni marittime nel conteso Mar Cinese Meridionale ela grandezza geografica della Cina rispetto agli altri paesi del Sud Est Asiatico. Prima questo bacino d’acqua era collocato in un riquadro
    2. La linea che Pechino ha tracciato per definire i suoi confini nel Mar Cinese Meridionale ha dieci trattini invece che nove, come in quelle passate. In questo modo la linea abbraccia meglio Taiwan, che la Repubblica Popolare considera una provincia ribelle da riportare prima o poi sotto il suo
    3. Il Giappone, storico antagonista della Cina, non rientra nella carta, a differenza della versione orizzontale. Sembra quasi un modo per sminuirne l’importanza nello scacchiere orientale.
    fig. 2. Precedente carta della Repubblica Popolare Cinese
    fig.3. Nuova carta raffigurante la Repubblica Popolare Cinese

    Dunque la cartografia è qualcosa di più che una tecnica per disegnare un territorio, è una scienza, un’arte dotata delle proprie raffinatezze tecniche come di alcune irrinunciabili caratteristiche che la rendono portatrice di un messaggio.

    Il messaggio è più forte nelle carte dove non è presente soltanto l’intento di aiutare il lettore a orientarsi, ma anche quello di suggerirgli un’interpretazione del territorio. In ogni carta sono intrinsechi i caratteri derivati sia dalle necessità tecniche del produttore, che dall’interpretazione stessa del territorio.