I fragili equilibri della Transnistria

    Marta Trevisiol

    La Transnistria, in realtà ufficialmente Repubblica Moldava di Pridniestrov, è una lingua di terra ad est del fiume Nistru/Dnestr, definibile tranquillamente come la risultante di un esperimento geopolitico sovietico -uno degli ultimi- al fine di non dotare la nuova Repubblica di Moldavia di uno sbocco sul Mar Nero. I confini vennero scientemente designati di modo tale che la Transnistria fosse de jure parte integrante della Repubblica di Moldavia, mentre de facto si autoproclamò repubblica indipendente dalla Moldavia il 2 settembre 1990, in seguito ad un referendum. Effettivamente, al tempo, più del 90% della popolazione ivi residente si sentiva russa e l’ondata nazionalista moldava risultava a loro dire minacciosa nei confronti della propria identità. La Transnistria nulla poté contro la disgregazione della sua potenza protettrice, l’URSS, e allora l’Armata Rossa dovette ritirarsi dalla neonata Moldavia, ma questo non modificò sostanzialmente le sorti poco gaudiose della neonata repubblica. Di fatto, sul territorio intorno al fiume Nistru/Dnestr, la Moldavia non riusciva ad esercitare un reale potere, nonostante la contestuale costituzione di un proprio esercito. Le tensioni sfociarono allora in un vero e proprio contezioso bellico tra il regolare esercito moldavo, sostenuto dalle forze romene che tentava l’espugnazione dei territori a maggioranza slava, e la “Guardia Repubblicana” sostenuta da “volontari” russi e ucraini. Si dimostrarono vincenti la guida del generale russo Aleksandr Ivanovič Lebed’ e la superiorità numerica dei combattenti contro il potere costituito. Alla fine un accordo venne raggiunto soltanto due anni dopo, nel luglio 1992, tra Eltsin e Snegur, primo Presidente della Moldavia. I due accettarono la creazione di una buffer zone presidiata da una forza di pace congiunta e il mantenimento dei contatti per via telefonica. Tuttavia anche dopo questo cessate il fuoco, la Federazione Russa continuò a sostenere in maniera nemmeno troppo latente il governo della Repubblica Moldava di Transnistria.

    La situazione oggi

    In realtà ad oggi la situazione è sotto il controllo dell’OSCE che mira alla costruzione di un dialogo tra Chisinau e Tiraspol, la capitale pridniestrova. Nonostante questo tentativo di buoni uffici, l’attrito tra i due Stati non è destinato ad affievolirsi. Di recente infatti, il Presidente della Repubblica di Moldavia, Igor Dodon, ha fatto sapere che Tiraspol avrebbe dispiegato nuovi contingenti presso checkpoint illegali sul confine allo scopo di meglio vigilare l’ingresso e l’uscita dal Paese vista la pandemia in corso. Ha poi aggiunto che il 28 luglio ci sarà un incontro con il leader della Transnistria Vadim Krasnoselsky, il quale ha già annunciato che non si piegherà ad accettare la decisione di Dodon. In realtà questa mossa da parte transnistriana appare solo come l’ultima provocazione a danno moldavo. Le spalle di Krasnoselsky sono ovviamente guardate da Putin, per il quale il fiume Nistru non è altro che l’avamposto dei propri interessi strategici sul Mar Nero. A tal proposito l’ambasciatore russo a Chisinau è stato piuttosto chiaro quando affermò che dinnanzi agli avvenimenti degli ultimi tempi non ci sono le condizioni per il ritiro del gruppo operativo di truppe russe dalla zona che si vorrebbe neutrale. Questo orientamento peraltro venne riferito dal Presidente Krasnoselsky in persona all’ambasciatore americano in Moldavia in tempi record. L’impressione che se ne ricava allora è quella certamente di un nuovo gioco geopolitico, attinente alla costruzione e alla resa di nuove zone di influenza: anzi, si può affermare che il Nistru stia diventando una nuova cortina di ferro. La divisione tra le sfere di influenza russa e occidentale si è spostata dalla linea Stettino-Trieste verso questi confini porosi e allo stesso tempo pericolosi dell’Europa orientale. In pratica, dopo la Crimea, appare tutto sommato lampante che il prossimo passo di Mosca sarà quello dell’accertamento del proprio potere esattamente in Transnistria. Ciò che va ricordato, in aggiunta, è che la Transnistria vive di un ricordo sovietico indelebile: sono assai frequenti dinnanzi ai palazzi istituzionali del Paese i busti di Lenin; la stessa bandiera presenta la falce e il martello in alto a sinistra; Federazione Russa e Transnistria intrattengono persino relazioni diplomatiche ufficiali tra loro, fermo restando che il Ministero degli affari esteri russo ha dichiarato che questo non compromette la propria volontà di porre rimedio alla storica diatriba moldava. In ogni caso, quello che conta è tenere gli occhi ben puntati su questo scenario: la partizione del mondo in est e ovest è ad oggi evidente che si giochi su questi territori, peraltro molto ricchi di materie prime. Una modifica dello statuto frontaliero di uno solo di questi Paesi avrebbe conseguenze geopolitiche notevoli anche sulla stessa Unione europea: non va dimenticato infatti che la Romania, partner della Moldavia e per molti parte di una futura federazione moldavo-rumena, è uno Stato UE; per non parlare degli equilibri giocati sul Mar Nero, all’interno del quale è incastonata una penisola, quella della Crimea, a dominio russo. Ciò significa che quanto succede tra questi confini non resta inter eos ma si ripercuote anche sulle nostre economie e vite, come ha già dimostrato la crisi ucraina.