Il continente bianco: le rivendicazioni di Argentina e Cile e l’interesse crescente delle nazioni sudamericane per le questioni antartiche

    Sergio Caplan

    Il continente antartico oggi si presenta come uno scacchiere che consente di analizzare le dinamiche presenti e future delle relazioni internazionali. Il Trattato Antartico invece si propone di salvaguardare il territorio come “zona di pace” incoraggiando la ricerca scientifica, promovendo la cooperazione internazionale e congelando, almeno per il momento, la corsa all’appropriazione territoriale. A più di mezzo secolo dall’istituzione del “Sistema Antartico” esso appare notevolmente ampliato e rafforzato sia dagli accordi bilaterali – che si sono conclusi prima della sua stipulazione – che dai trattati multilaterali successivi alla sua entrata in vigore. Questa promettente situazione non ha però raffreddato gli interessi geostrategici degli Stati. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe facilitare lo sfruttamento delle risorse naturali mettendo in serio pericolo la continuità del sistema attuale, così come la possibilità di osservare con chiarezza i cambiamenti climatici potrebbe incrementare le aspettative – e gli appetiti – dei governi di turno.

    Il futuro del continente bianco, in una o nell’altra direzione, sarà cruciale per i paesi sudamericani. Ciò per due motivi fondamentali: il primo perché la questione antartica non coinvolge una o più nazioni sudamericane, ma l’intera regione. Il secondo motivo perché questi paesi considerano l’Antartide come se fosse la naturale proiezione geografica – nonché continuità geologica – del Sudamerica. Circostanza peraltro rinforzata dalle continue rivendicazioni giuridiche avanzate sia dall’Argentina che dal Cile. Infatti questi due paesi rappresentano e difendono non solo interessi nazionali ma anche e soprattutto interessi regionali in virtù del trattato argentino-cileno del 1948 relativo al reciproco riconoscimento della sovranità sui rispettivi settori. Non a caso, il predetto accordo, definisce il territorio rivendicato da entrambi i paesi come “Antartide Sudamericano” con l’intenzione di impegnare i governi ad agire sempre di comune accordo. E doveroso ricordare che il trattato bilaterale in esame è antecedente rispetto al Trattato Antartico e rispecchiava, per certi versi, il contesto internazionale che allora si respirava.

    Con il nuovo ordine continentale, stabilito subito dopo il secondo dopoguerra, si è venuto a creare un sistema di sicurezza collettiva emisferico basato sul Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) valido per l’intero emisfero occidentale “de polo a polo”. Il TIAR, sostanzialmente, escludeva qualsiasi tentativo di controllo territoriale sul continente da parte di una potenza straniera e fu perfezionato con l’intenzione di combattere l’influenza del comunismo sovietico. Tuttavia, sia l’Argentina che il Cile, cercarono – invano – di strumentalizzare il trattato con l’intento di respingere le pressioni britanniche sull’“Antartide Sudamericano”. Nonostante le diffidenze e le rivalità storiche fra le nazioni del Cono Sud, l’odierna relazione ha superato le divergenze consolidando un clima di concordia. A prova di ciò le dichiarazioni sottoscritte dai governi durante gli anni ‘90[1] che hanno allentato le tensioni territoriali scongiurando per sempre il fantasma del conflitto armato. La volontà di cooperazione fra i paesi è parimenti dimostrata dall’istituzione del corpo militare combinato Cruz del Sur impiegato soprattutto nelle missioni di pace delle Nazioni Unite, così come nella creazione della pattuglia navale combinata antartica per le operazioni di ricerca e salvataggio nonché dall’appoggio cileno alla posizione argentina sulle questione delle Isole Malvine.

    Restano ancora alcuni nodi da sciogliere, come ad esempio la concorrenza commerciale dei porti australi, soprattutto di Ushuaia (Argentina) e Punta Arenas (Cile), due città che si autodefiniscono «ponti verso l’Antartide». Una vicenda tutt’altro che marginale a causa della sempre più intensa attività turistica nella Penisola Antartica[2]. Nonostante la rivalità portuale, le due città potrebbero promuovere spazi o ambiti di collaborazione ma anche complementarsi a vicenda. Infatti secondo la studiosa Sylvaine Guyot, Ushuaia e Punta Arenas non si limiterebbero ad essere semplici porte d’ingresso marittimo in Antartide, bensì concorrerebbero al controllo politico, economico e militare della regione mediante un processo di identificazione territoriale con il continente bianco. La studiosa spiega altresì che si è di fronte ad una sorta di «specializzazione» oltreché di «complementarietà» dei due porti, allorché la città di Ushuaia si è indirizzata verso le crociere antartiche, mentre la città di Punta Arenas si è concentra maggiormente sugli aspetti connessi alla logistica.

    Vale la pena ricordare che la penisola Antartica è diventata una zona di grande importanza geostrategica. Oltre ad essere la porta d’ingresso al continente bianco, possiede il maggior numero di risorse naturali e un clima mite che la rende meta ideale per le spedizioni scientifiche. Non a caso la maggior parte delle basi del continente è concentrata proprio in questa zona. Lo sbocco diretto che Argentina e Cile hanno sulla penisola consente di controllare non solo le rotte di navigazione ma anche le imbarcazioni che attraversano il passaggio interoceanico. Dobbiamo considerare anche il ruolo prominente del Brasile, diventato in quest’ultimo decennio un importante protagonista dello scacchiere mondiale. L’Atlantico Sud, per motivi strategici, fa parte del suo spazio di proiezione e, per derivazione, lo è anche l’Antartide. In effetti il continuo rafforzamento della identità sudamericana – in seno all’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) – ben presto potrebbe suggerire al Brasile di assumere un ruolo di guida, facendosi promotore del «progetto comune sudamericano » approfittando dell’esperienza di Argentina e Cile.

    Una considerazione davvero emblematica se si considera che il Brasile, Uruguay, Ecuador, Perù, Argentina e Cile sono parti consultive del Trattato Antartico e, come tali, partecipano e concorrono nei processi decisionali durante le riunioni consultive che si tengono a vario livello. Non solo. Fanno anche parte del Comitato Scientifico per la Ricerca Antartica e, attraverso i loro rispettivi istituti antartici d’appartenenza, integrano anche il Consiglio dei Responsabili dei Programmi Antartici Nazionali. In seno a quest’ultimo consiglio nacque l’idea, dietro iniziativa della Repubblica Argentina, di creare nel 1990 la Riunione dei Responsabili dei Programmi Antartici Latinoamericani, nota con l’acronimo RAPAL. Si tratta, sostanzialmente, di un foro di riflessione e di cooperazione per coordinare e ottimizzare le risorse a disposizione dei paesi latino americani nell’Antartide. Del foro partecipano:

    L’Istituto Antartico Argentino;

    L’Istituto Antartico Cileno;

    L’Istituto Antartico Ecuadoregno;

    L’Istituto Antartico Peruviano;

    L’l’Istituto Antartico Brasiliano;

    L’Istituto Antartico Uruguayano.

    Ognuno dei membri della RAPAL conta sulle proprie istallazioni. L’Argentina possiede il maggior numero di basi permanenti – sei, al pari della Russia – ma se ne aggiungono altre durante il periodo estivo, totalizzando tredici basi attive. Il Cile possiede quattro basi permanenti e otto temporanee. Ecuador conta soltanto una stazione intitolata a Pedro Vicente Maldonado. Anche il Perù possiede una sola Base denominata Machu Pichu. Il Brasile conserva la sua base Comandante Ferraz la quale è stata recentemente danneggiata. Infine vi è l’Uruguay con due istallazioni: la base Artigas e la stazione scientifica antartica Ruperto Elichiribehety.

    Sebbene non possiedano basi proprie, Colombia e Venezuela si stanno interessando sempre più alle questioni antartiche. Entrambi i paesi fanno parte della RAPAL come membri osservatori e hanno manifestato la volontà di ottenere, in futuro, lo status di parti consultive all’interno del “Sistema Antartico”. Va ricordato che l’Istituto Venezuelano di Ricerca Scientifica (IVIC) ha già realizzato sei spedizioni scientifiche in Antartide grazie alla collaborazione della Repubblica Orientale dell’Uruguay nelle prime due occasioni e della Repubblica dell’Ecuador nelle restanti quattro. E che anche la Colombia, da parte sua, dimostra un crescente interesse scientifico per l’Antartide: nel 2011, infatti, prese parte alla XV Spedizione Scientifica Antartica organizzata dal Governo dell’Ecuador.

    In conclusione, sarebbe auspicabile che le nazioni sudamericane possano integrare e rafforzare i loro programmi di cooperazione al fine di incrementare la presenza all’interno della RAPAL ma anche all’interno del “Sistema Antartico”. L’UNASUR, da questa prospettiva, dovrebbe incoraggiare l’implementazione di ambiziosi programmi regionali come ad esempio lo scambio continuo di scienziati  nonché favorire la ricerca congiunta. Ciò sarà possibile soltanto attraverso il dialogo politico e gli accordi di integrazione logistica con un solo obiettivo: difendere i  diritti e gli interessi latino americani nel continente bianco.

    Note

    [1] La politica argentina sulle questioni antartiche, in vigore dal 1990, prevede la cooperazione latinoamericana nelle attività del continente bianco, e sostiene che bisogna “promuovere la cooperazione con i Paesi della regione, considerando la realizzazione di quelle attività congiunte mediante le quali si rafforzano gli interessi comuni”, tenendo conto anche della “creazione di istallazioni congiunte con i membri latinoamericani del Trattato Antartico – così come degli altri Paesi parti dello stesso – e utilizzare le basi argentine inattive per progetti condivisi, mantenendo il diritto argentino originario”.
    [2]    GUYOT Sylvain “La construction territoriale de têtes de ponts antarctiques rivales: Ushuaia (Argentine) et Punta Arenas (Chili)”, L’Espace Politique [on line], Consultato il 14.04.2014.