Il futuro delle relazioni transatlantiche

    Francesca Scalpelli

    Negli ultimi anni le relazioni transatlantiche sono state compromesse dai cambiamenti di potere di natura geopolitica, tensioni bilaterali e tendenze unilaterali. Il risultato delle elezioni statunitensi dello scorso novembre potrebbe, ora, rilanciare il partenariato strategico UE-USA. La vittoria del Presidente eletto Joe Biden e della Vicepresidente eletta Kamala Harris, unitamente a un’Unione europea più assertiva e capace, nonché ad una nuova realtà geopolitica ed economica, offrono, invero, un’opportunità unica per elaborare una nuova agenda transatlantica per una rinnovata cooperazione globale basata su valori, interessi e un’influenza globale comuni.

    Le relazioni transatlantiche

    Il legame storico, geopolitico ed economico tra l’Unione europea e gli Stati Uniti è tradizionalmente un unicum e trae origine da storia, valori ed interessi condivisi. Il partenariato transatlantico è nato come promessa di pace, progresso e prosperità collettivi: dopo la Seconda guerra mondiale, il Piano Marshall ha contribuito a ricostruire le comunità e le economie europee; l’Alleanza Atlantica ha garantito, invece, la sicurezza collettiva. Insieme, Europa e Stati Uniti hanno contribuito, così, a progettare e costruire un sistema multilaterale fondato su norme internazionali per fronteggiare le sfide globali. I legami transatlantici sono, dunque, un elemento vitale nelle società, nelle identità e nelle economie di entrambe le sponde dell’Atlantico. Si tratta di quasi un miliardo di persone e dei due più grandi blocchi democratici avanzati al mondo.

    Possibili scenari futuri

    Gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da tensioni crescenti tra Stati Uniti ed Unione europea: per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale un Presidente degli Stati Uniti ha messo in dubbio il sistema di difesa collettiva a guida statunitense che ruota attorno alla NATO trattando l’Unione europea come un avversario in ambito commerciale nel nome del protezionismo. Il risultato di questa posizione americana è stato l’indebolimento delle istituzioni  e degli accordi multilaterali, fino alla decisione USA di tirarsi indietro dagli Accordi di Parigi sul clima e alla revoca del sostegno all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    Le elezioni presidenziali dello scorso novembre e la conseguente vittoria alle urne del Presidente eletto Joe Biden e della Vicepresidente eletta Kamala Harris, rappresentano, dunque, per l’Europa, un segnale positivo per il rilancio del partenariato strategico, nonché una possibilità di invertire la rotta tenuta fino ad oggi.  Sono molteplici i fattori, geopolitici e non, coinvolti. In primis, i vertici europei auspicano che la nuova amministrazione statunitense condivida i valori dell’UE e gli impegni presi in nome del multilateralismo, primi fra tutti la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. La vittoria di Joe Biden rappresenta, inoltre, una sconfitta per i populisti nazionalisti europei, specie nell’Europa Orientale, che trovavano in Donald Trump un leader e un modello da seguire.

    Oltre alla possibilità di rilancio delle relazioni transatlantiche, vi sono poi altri fattori che l’UE sarà chiamata a gestire. Quanto al protezionismo, in primo luogo, questo è destinato a restare in qualche forma: risulta improbabile che Biden sarà l’artefice di una nuova inversione, tornando al modus operandi dell’amministrazione Obama. In secondo luogo, con riguardo alla contrapposizione cruciale tra Stati Uniti e Cina, Biden coordinerà probabilmente la sua politica nei confronti di Pechino con quella europea, mettendo l’UE in una posizione difficile: per gli europei sarà, infatti, infinitamente più difficile prendere le distanze da Joe Biden che da Donald Trump in merito ad esempio alla politica di decoupling. In terzo luogo, emerge la tensione esistente tra la necessità degli Stati Uniti di riaffermare la propria posizione e la propria credibilità su scala globale e quella di contrastare, sul piano interno, la pandemia da Covid-19 e la crisi economica. Di conseguenza, al rilancio del partenariato strategico non corrisponderà necessariamente una più attiva presenza statunitense in Europa.  Infine, sarebbe un grave errore per gli europei sottovalutare il fatto che, nonostante Donald Trump abbia perso le elezioni, il trumpismo sia ancora presente: Trump ha ricevuto oltre 70 milioni di voti e gli europei non possono permettersi di ignorarlo, poiché espressione della volontà politica di un segmento importante della società statunitense.

    La nuova agenda transatlantica

    Nonostante vi siano delle dinamiche che l’UE sarà chiamata a gestire in modo strategico nel rilancio delle relazioni transatlantiche, dalla risposta al Covid-19 al commercio, alla sicurezza e al clima, gli europei e gli statunitensi torneranno a essere partners. In tale prospettiva, il 2 dicembre, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno presentato una proposta per una nuova agenda transatlantica lungimirante e per una rinnovata cooperazione globale. Azioni ed istituzioni multilaterali rafforzate, perseguimento di interessi comuni, sfruttamento della forza collettiva e ricerca di soluzioni che rispettino i valori comuni: questi i principi su cui si fonda la proposta dell’UE. Nel dettaglio, la nuova agenda riguarda principalmente gli ambiti della sanità, della tutela dell’ambiente, della leadership tecnologica e commerciale nonché dell’azione globale e della sicurezza. L’UE ha delineato i primi passi da compiere per un’azione congiunta che funga da prima tabella di marcia transatlantica nel fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità che si presenteranno ai due partners. Durante una conferenza stampa, l’Alto Rappresentante Josep Borrell ha dichiarato “Con le nostre proposte concrete di cooperazione con la futura amministrazione Biden inviamo messaggi forti ai nostri amici e alleati statunitensi. Guardiamo avanti, non indietro. Rinvigoriamo le nostre relazioni. Costruiamo un partenariato che garantisca prosperità, stabilità, pace e sicurezza ai cittadini dei nostri continenti e del mondo intero. Non c’è tempo da perdere – mettiamoci al lavoro.”

    Il Consiglio è ora invitato ad approvare questa proposta prima del lancio della nuova agenda transatlantica in seno ad un vertice UE-USA che si terrà nella prima metà del 2021, occasione in cui i caratteri della rinnovata alleanza strategica inizieranno ad essere delineati, permettendo un’analisi più accurata dei riflessi della vittoria di Biden sui rapporti transatlantici.