Il poligono di Semipalatinsk e il disarmo del Kazakhstan

    Chiara Ginesti

    Il poligono di Semipalatinsk e il disarmo del Kazakhstan*

    Il primo Presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, è stato insignito dello status di “Leader per un mondo senza test nucleari”. Lo ha annunciato la sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, organizzata in occasione della “Giornata internazionale contro i test nucleari” il 29 agosto 2020.

    Lassina Zerbo, Segretario esecutivo dell’Organizzazione del trattato per la messa al bando totale dei test nucleari (CTBTO), ha spiegato che il premio è stato concesso a Nazarbayev quale riconoscimento dello speciale contributo storico del Kazakhstan durante la sua leadership e agli sforzi fatti per costruire un mondo libero dal nucleare. La decisione senza precedenti di Nazarbayev di chiudere il sito di test nucleari di Semipalatinsk il 29 agosto 1991, uno dei più grandi al mondo, è stata riconosciuta non solo come il primo divieto legale sui test nucleari nella storia dell’umanità, ma è anche diventata la base sostanziale per istituzionalizzare la Giornata Internazionale. I “Leaders” condurranno attività di sensibilizzazione mirate agli Stati che non hanno ancora firmato il CTBT per migliorare la comprensione dei vantaggi della cooperazione con il CTBTO, nonché per condividere le migliori pratiche.

    Quest’anno, l’UNGA (United Nation General Assembly) si è tenuto online a causa della pandemia COVID-19. Aprendo l’incontro, il presidente della 74a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Tijjani Muhammad-Bande, ha sottolineato il ruolo guida del Kazakhstan nell’avanzare la strada verso il divieto dei test nucleari. Ha sottolineato che dal 1945 nel mondo sono stati effettuati più di 2000 test nucleari con conseguenze devastanti per il pianeta e gli individui. Così come, 75 anni dopo la creazione delle Nazioni Unite, la minaccia nucleare esiste ancora, migliaia di armi sono ancora nei magazzini e sono pronte per l’uso.

    L’Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per il disarm, Izumi Nakamitsu, ha letto la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, il quale ha affermato che non ci sono scuse per ulteriori ritardi nel raggiungimento del nobile obiettivo di un divieto globale dei test nucleari, e ha invitato le nazioni del mondo firmare e ratificare il Trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari. Izumi Nakamitsu ha anche aggiunto che nell’attuale difficile ambiente geostrategico, la comunità internazionale deve raddoppiare i suoi sforzi in questo senso. I partecipanti, esprimendo gratitudine al Kazakhstan per il suo ruolo di primo piano nella non proliferazione delle armi nucleari, hanno sottolineato l’importanza fondamentale di mantenere costantemente la questione al centro dell’attenzione della comunità internazionale. A tal proposito, molti partecipanti hanno ricordato la grande importanza dell’annuale Giornata internazionale contro i test nucleari, introdotta proprio dal Kazakhstan. Il 29 agosto il Kazakhstan ricorda il giorno in cui l’Unione Sovietica condusse il suo primo test nucleare nel poligono di Semipalatinsk[1]. Con la chiusura di Semipalatinsk, il Kazakhstan è stato il primo Paese al mondo a rinunciare volontariamente al proprio arsenale nucleare. Subito dopo l’indipendenza, la prima decisione presa dal suo Presidente fu quella di chiudere il sito di Semipalatinsk e aiutare i sopravvissuti e i loro figli con un forte sostegno finanziario e centri medici di eccellenza allestiti grazie anche alla cooperazione internazionale. Gli effetti sulla salute, causati da tali livelli di sovraesposizione radioattiva, affliggono ancora centinaia di migliaia di abitanti della Regione con enorme ripercussione sul territorio. Ad oggi, il territorio immediatamente limitrofo conta ancora una incidenza del circa 15% superiore per le forme di patologia tumorale rispetto all’intero territorio kazakho sebbene, come è stato dichiarato, risulta assai difficile poter operare una corretta equiparazione a causa della mancanza dei primi dati poichè raccolti ma secretati dai sovietici.

    Al contempo, con riferimento alla Comunità internazionale, sin dall’inizio il Primo presidente Nazarbayev si è reso paladino di un mondo privo di armi nucleari, organizzando numerosi eventi tra cui il forum del 2011 al quale hanno partecipato delegati da più di 400 Paesi. Un incontro che ha sancito il trionfo politico di Nazarbayev sulla scena internazionale[2]; infatti, proprio in occasione dell’evento del 2011 ad Astana, capitale del Kazakhstan e rinominata oggi Nur-Sultan, il Presidente degli Stati Uniti si è espresso nei suoi confronti con parole di lode: “Un uomo che rappresenta un esempio morale da seguire”.

    In precedenza, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tragedie umane e ambientali provocate dai test nucleari, il 2 dicembre 2009 i partecipanti alla 64esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno approvato l’istituzione della Giornata Internazionale  contro  i  test  nucleari,  adottando  all’unanimità  la  risoluzione  64/35. L risoluzione nasceva per iniziativa della Repubblica del Kazakistan con lo scopo di commemorare la chiusura del Poligono Nucleare di Semipalatinsk avvenuta il 29 agosto 1991. Non è quindi una data casuale: il 29 agosto del 1949 iniziavano le esplosioni a Semipalatinsk e lo stesso giorno del 1991 si è svolta la cerimonia ufficiale di chiusura del sito.

    Con una superficie di 2724 900 kmq, il Kazakhstan è il nono Paese più grande del mondo. Si conta una popolazione di ben oltre 18milioni di abitanti[3] mentre il suo territorio supera quello dell’Europa occidentale arrivando fino alle steppe della Mongolia e alle foreste della Siberia. Il sottosuolo è ricchissimo di risorse energetiche – soprattutto di petrolio- senza considerare il giacimento offshore di Kashagan (Mar Caspio), uno dei maggiori del mondo, entrato in produzione nel 2013[4]. Inoltre il Paese è ricco di gas naturali, carbone e uranio, di cui è il principale produttore mondiale. Quale membro del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), del Trattato di messa a bando degli esperimenti nucleari (CTBT) e del trattato START I con Russia e Stati Uniti, oggi, il Kazakhstan è uno dei Paesi che maggiormente si impegna per sensibilizzare l’opinione pubblica, anche sul piano internazionale, verso il raggiungimento di un mondo libero dalle armi nucleari. Il contributo kazako al disarmo ed alla diffusione delle politiche di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, a seguito della dichiarazione di indipendenza, infatti, è iniziato molto presto si dal 1994 con la decisione di smantellare l’arsenale nucleare russo ancora presente sul territorio della nuova Repubblica[5].

    Grazie alla cooperazione con gli esperti dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) si sta tutt’ora proseguendo verso l’implementazione di nuovi progetti d’impoverimento dell’uranio altamente arricchito e della messa in sicurezza del materiale e delle strutture nucleari presenti sul territorio4. Nel novembre 2010, il Kazakhstan ha portato a termine un progetto annuale per la messa in sicurezza di oltre 10 tonnellate metriche di uranio altamente arricchito e di 3 tonnellate metriche di armi al plutonio, provenienti dal reattore BN- 350 di Aktau ed utilizzabili per la costruzione di oltre 800 ordigni atomici[6]. Il Presidente Nazarbayev ha proposto infatti alla Comunità internazionale di ospitare permanentemente, sul territorio kazako, la banca internazionale del combustibile nucleare, posta al vaglio dell’AIEA. La realizzazione di tale proggetto è stata ufficialmente annunciata nel settembre 2017 durante la conferenza internazionale Confronting New  Nuclear  Dangers,  nel  corso  della   62a   edizione   dalle Pugwash Conferences on Science and World Affairs. Durante l’evento, la principale novità annunciata è stata l’apertura della Low Enrichment Uraniam (LEU) Bank. Si tratta appunto di una “banca dell’uranio”, ovvero di una riserva di uranio a basso arricchimento di proprietà dell’AIEA, finanziata con circa 150 milioni di dollari da diversi soggetti internazionali (tra gli altri, USA e UE) e con sede proprio in Kazakhstan. La banca conserverà una riserva di uranio con livello di arricchimento del 4,95% (necessario per garantire la produzione di combustibile nucleare per la maggioranza dei reattori) e con lo scopo di vendere uranio a basso arricchimento agli Stati membri dell’AIEA in caso di difficoltà con i fornitori tradizionali. L’auspicio dell’iniziativa  è  che  questo  sistema  possa disincentivare i Paesi a sviluppare autonomamente tecnologie atomiche atte anche all’uso militare, senza tuttavia rinunciare all’energia nucleare a scopo civile[7]. Il programma nazionale che si propone di sviluppare l’industria nucleare kazaka è posto sotto la guida e la direzione del Centro Nazionale per l’energia nucleare con sede nel poligono di Semipalatinsk ma i suoi centri operativi sono collocati in diverse città del Paese.

    Il poligono di Semipalatinsk

    Con uno sguardo al passato, la storia racconta che, a breve distanza dagli Stati Uniti[8],i quali, prima dell’impiego sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki avevano testato la bomba atomica ad Alagomordo, nel Nuovo Messico, il 29 agosto del 1949 l’Unione Sovietica effettuò il suo primo test atomico a Semipalatinsk dove sarebbe stato allestito un “poligono nucleare” operativo sostanzialmente fino al dissolvimento dell’URSS.

    I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945 avevano spinto Stalin (il quale era consapevole dell’esistenza della bomba sin dalla conferenza di Potsdam del 24 luglio del ’45) a ordinare lo sviluppo di armi nucleari entro cinque anni.

    Nei fatti, il Programma nucleare militare sovietico per lo sviluppo della bomba atomica iniziò nel 1943 come progetto di ricerca top secret e il giovane fisico nucleare Igor Kurchatov fu incaricato di guidare il progetto[9] mentre gli sforzi logistici e di intelligence militari furono intrapresi e gestiti dal direttore del Commissariato del popolo per gli affari interni, Lavrentiy Beria[10]. Gli effetti del test nucleare furono avvertiti fino alla regione di Altai Krai e tracce furono rilevate anche dagli Stati Uniti. Così, il 23 settembre 1949, il presidente Truman fu costretto ad affermare che il monopolio sulle armi nucleari da parte degli Stati Uniti era stato rotto e, un giorno dopo, fu l’Unione Sovietica a confermare la notizia. Era l’inizio della corsa agli armamenti che si protrarrà per tutta la Guerra Fredda. Tuttavia, nel corso della Seconda Guerra mondiale, non fu possibile implementare le ricerche, che ripresero solo dopo i bombardamenti atomici americani di Hiroshima e Nagasaki.

    Al termine della Guerra, l’Unione Sovietica ampliò il numero e la capacità delle sue strutture di ricerca, dei reattori militari e degli scienziati impiegati nei programmi di sviluppo degli ordigni. Fu così che, poco dopo la fine del conflitto mondiale, le steppe del Kazakhstan divennero teatro di sperimentazione delle armi nucleari. Grazie alle informazioni ottenute attraverso il Soviet Alsos (un’operazione che ha avuto luogo all’inizio del 1945 in Germania, Austria e Cecoslovacchia ed i cui obiettivi riguardavano lo sfruttamento delle strutture atomiche tedesche ed i materiali ad esse associate, oltre che degli esperti scientifici, a favore del progetto di bomba atomica sovietica) e l’Atomic Spy Ring (una rete di agenti segreti, esperti di nucleare, stanziati negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Canada), l’Unione Sovietica condusse il suo primo test di implosione di un ordigno nucleare, nome in codice First Lightining (per gli occidentali, Joe-1), il 29 agosto 1949 nella Repubblica socialista sovietica del Kazakhstan, presso  la  base  di  Semipalatinsk. Successivamente, il primo test di esplosione di una bomba termonucleare (RDS-6) con progettazione di fissione per strati e con potenza pari a 400 kilotoni, ebbe luogo il 12 agosto 1953 nella medesima base16. E ancora, sempre nello stesso sito, il 22 novembre 1955 fu testata la prima bomba all’idrogeno[11]. Indicata con il codice RDS-37 dai sovietici, la bomba faceva parte della tipologia ad implosione termonucleare plurifase, denominata “Terza Idea” da Andrei Sacharov, fisico nucleare russo, e conosciuta con il nome di Teller-Ulam negli Stati Uniti. Il centro logistico, amministrativo, scientifico e operativo del sito di test di Semipalatinsk  fu per quaranta anni la cittadina di Kurchatov che prese il nome dal fisico nucleare sovietico Igor. Con la fine dei test nucleari e la chiusura del sito, la popolazione di Kurchatov è notevolmente diminuita[12]. Kurchatov – o anche nota con il suo codice postale Semipalatinsk-21- era una cittadella militare chiusa, uno dei luoghi più segreti e riservati nell’Unione Sovietica. Per stessa ammissione dei funzionari e governatori locali, non era conosciuta, non riportata nelle carte e nelle mappe di allora, oppure diversamente localizzata anche sotto altra denominazione e per questo motivo, tra omissioni, segreti e cambi frequenti di denominazione è molto probabile che un interlocutore non particolarmente esperto si perda nella narrazione dei fatti.

    Ad oggi è possibile visitare le sue infrastrutture sebbene solo previo accordo governativo, queste infatti sono gestite dall’Istituto di energia atomica del Kazakhstan, una divisione del National Nuclear Center[13] del Paese.

    il Kazakhstan e il sito nucleare di Semipalatinsk – Fonte: D. E. Hoffman, E. Harrell, Kazakhstan: saving the world at plutonium mountain

    Con la scomparsa della sua base economica, la città ha assunto l’aspetto di una città fantasma . Tuttavia, la gente qui vive ancora in villaggi limitrofi – alcuni di questi anche prossimi ai test site- e l’economia ruota attorno alle tecnologie nucleari, sebbene sembrerebbero essere non più di natura militare.

    Nel 1963 con la ratifica del trattato di messa a bando parziale dei test nucleari (PTBT), i sovietici trasferirono i propri esperimenti in basi sotterranee, tra le quali il complesso di Chagan, di Murzhik e di Degelen Mountain, in territorio kazako, ora ricoperto di fori e di depressioni delterreno[14]. Il 15 gennaio 1965 ci fu il primo esperimento nucleare a Chagan con la conseguente detonazione sotterranea di un ordigno atomico. Il luogo identificato coincideva con l’antico letto del fiume Chagan, al limitare della base di Semipalatinsk, e fu scelto in modo che il bordo del cratere, generato dall’esplosione nucleare, fungesse da diga per arginare il fiume in primavera[15].

    Con la dissoluzione dell’URSS nel dicembre 1991, il Kazakhstan ereditò, de facto, il quarto arsenale nucleare al mondo, dopo quello della Russia, degli Stati Uniti e dell’Ucraina. Includeva 104 missili balistici intercontinentali di tipo SS-18, 40 bombardieri strategici di tipo Tu-95M, equipaggiati con 390 missili cruise, oltre che un totale di circa 1.410 testate nucleari[16]. Nel 2013, i giornalisti Hoffman e Harrel, nell’ambito del Project on Managing the Atom in the Belfer Center for Science and International Affairs at Harvard Kennedy School pubblicarono un report molto dettagliato nel quale riferivano che, con la caduta dell’Unione Sovietica, esperti e funzionari russi abbandonarono gradualmente Semipalatinsk. Contestualmente Semey, la città più vicina alla base, viveva un periodo di forte crisi e gli abitanti del luogo iniziarono a cercare nei tunnel del sito metallo da vendere: impiegavano attrezzature minerarie per rubare il rame dai cavi elettrici e dalle rotaie che  una volta portavano i dispositivi nucleari nelle aree sotterranee per i test esplosivi. A seguito di ciò, è noto che nel corso del 1990 gli Stati Uniti finanziarono un programma per chiudere gli ingressi ai tunnel di Semipalatinsk in modo che la base non potesse mai più essere utilizzata per i test nucleari. I tunnel furono sigillati ma non esplorati ed i giacimenti di plutonio localizzati nelle profondità delle miniere vennero lasciati intatti[17]. Solamente il 29 agosto 1991, come già detto, per iniziativa del presidente Nazarbayev, il sito nucleare di Semipalatinsk venne ufficialmente chiuso.

    Gli effetti dell’esposizione alle radiazioni sulla popolazione e l’ambiente circostante alla base nucleare furono tenuti nascosti per molti anni dalle autorità sovietiche. Oltre a ciò i risultati degli studi scientifici condotti presso Semipalatinsk, dopo la sua chiusura, hanno messo in luce che la dispersione della radioattività nell’ambiente circostante il sito ha determinato un impatto diretto sulla salute dei residenti locali. In particolare, è stato rilevato l’elevato tasso di malattie tumorali tra la popolazione della regione e alcuni studi hanno esplorato la correlazione tra l’esposizione alle radiazioni e le anomalie alla tiroide e  al sistema cardiovascolare[18].

    Il governo Nazarbayev ha lanciato diverse iniziative per supportare il processo di disarmo nucleare in atto e aiutare la popolazione stanziata nelle zone altamente radioattive del Kazakhstan. In particolare, l’Istituto di Radioprotezione e di ecologia, struttura segreta ai tempi degli esperimenti sovietici sul territorio, dal 1992 si occupa di assistere i cittadini kazaki che vivono nell’area di Semipalatinsk, offrendo loro esami e trattamenti medici per limitare i danni della costante esposizione alle radiazioni dell’area.

    Diverse attività di ricerca vengono tutt’ora condotte per analizzare anche le conseguenze della bassa radioattività sulle persone e sull’ecosistema contaminato dai test di Semipalatinsk[19]. L’Istituto di Radioprotezione e di ecologia, di proprietà dello Stato, è una filiale del Centro Nucleare Nazionale della Repubblica del Kazakhstan nella sede di Kurchatov, in un’area che comprende più di 21 ettari. L’idea alla base della creazione di una simile struttura di ricerca è sorta poco dopo la chiusura dell’impianto di Semipalatinsk e, originariamente, era stata organizzata sulla base dell’Unità Militare 52605, costituita nel giugno 1948 a Zvenigorod (nella regione di Mosca), in Russia, esclusivamente adibita per l’analisi della corretta esecuzione dei test nucleari a Semipalatinsk[20]. L’organizzazione e la struttura del centro di ricerca sono state in relazione alla realtà locale: in particolare, i compiti base di ricerca scientifica dell’istituto interessano l’attuale status del sito di Semipalatinsk e delle strutture ad esso collegate insieme alla stabilizzazione della situazione radioecologica del territorio. Il centro, inoltre, si occupa di: gestire ed effettuare verifiche sulle sorgenti di radiazioni ionizzanti (IRS), compreso lo stoccaggio degli agenti radioattivi e la loro catalogazione; gestire i rifiuti radioattivi, compresa la decontaminazione dei locali e delle attrezzature, oltre che la raccolta dei rifiuti ed il loro smistamento; erogare servizi nel campo dell’ingegneria nucleare, compreso il monitoraggio della radioattività dei territori, la conduzione di esami, analisi e valutazioni delle tecniche di radioprotezione in uso, oltre che la bonifica dei territory; svolgere attività di controllo e di riabilitazione dei territori degli ex siti di test nucleari e di quelli adiacenti, contaminati a causa delle esplosioni nucleari[21].

    La politica di disarmo

    L’attuale politica di disarmo nucleare del Kazakhstan poggia, in sostanza, sui principi espressi dal Presidente Nazarbayev nel suo messaggio per  la  giornata  internazionale contro i test nucleari il 29 maggio 2011: “a nuclear weapons-free world may become a reality only through united efforts of all countries and people, regardless of whether they possess nuclear technologies or not. Kazakhstan having voluntarly renounced to the world’s fourth largest nuclear arsenal, has been and continues to be a reliable partner for the international community on issues of non-proliferation, disarmament and peaceful use of nuclear energy. Our policy remains balanced, predictable and responsible. Our country has a historical and moral right to act for the world’s anti-nuclear movement[22].

    Il Kazakhstan ha svolto, altresì, un ruolo di primo piano nella costituzione di una zona denuclearizzata dell’Asia Centrale, concretizzatosi l’8 settembre 2006, con la firma di un accordo tra i governi del Kazakhstan, del Kirghizistan, del Tagikistan, del Turkmenistan e dell’Uzbekistan in grado di vietare la produzione, l’acquisto, la sperimentazione ed il possesso di armi nucleari agli Stati dell’area. Il trattato, anche conosciuto con il nome di Trattato di Semipalatinsk, è stato ratificato dagli Stati parte ed è entrato in vigore il 21 marzo 2009[23]. Ognuno dei cinque Stati firmatari, infatti, ha in passato ospitato le infrastrutture sovietiche per la ricerca e per la produzione di armi nucleari e, ad oggi si trova a dover affrontare i problemi connessi al risanamento ambientale derivanti dalla produzione e dalla sperimentazione delle armi nucleari sovietiche.

    Cerimonia “Premio Nazarbayev per il mondo libero dalle armi nucleari e la sicurezza globale”, agosto 2019 – Crediti: akorda.kz.

    Auspicando nuovi intenti, nell’aprile 2010, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in una storica visita ufficiale a Semipalatinsk, ha sottolineato il ruolo guida del Kazakhstan nella non-proliferazione nucleare, indicando la Repubblica come simbolo del disarmo e speranza per il futuro[24]. Kazakhstan e Stati Uniti, insieme ad i loro partner internazionali, stanno inoltre lavorando per la messa in sicurezza del materiale nucleare vulnerabile soprattutto per evitare la possibilità di una loro acquisizione da parte di gruppi terroristici, così come è stato anche sottolineato dal primo Presidente durante la consegna del “Premio Nazarbayev per il mondo libero dalle armi nucleari e la sicurezza globale” nell’agosto 2019[25]. Nursultan Nazarbayev ha precisato che, nonostante le lezioni che provengono dalla storia, si registrano sovente tensioni e una crisi di fiducia tra le potenze nucleari nel mondo. La crisi geopolitica nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, che rappresentano oltre il 90% dell’arsenale nucleare globale, ha causato gravi scosse di assestamento. La corsa agli armamenti tecnologici, anche nel settore spaziale che coinvolge entrambe le parti è di grande preoccupazione. Il primo presidente del Kazakhstan ha lanciato quindi un messaggio: il mondo rimane in pericolo poiché le armi nucleari potrebbero cadere nelle mani di organizzazioni terroristiche. I materiali nucleari potenzialmente pericolosi sono nella disponibilità di oltre 20 paesi del mondo, ognuno dei quali può diventare un bersaglio di forze distruttive ed inoltre nessuno dei nove paesi in possesso di armi nucleari sta prendendo in considerazione la riduzione dei programmi militari.In altre parole, l’umanità sta vivendo una fase difficile del suo sviluppo, finora senza precedenti. Nel contesto della crescente aggressività e della diminuzione della fiducia reciproca a livello globale, basterebbe poco per far precipitare la comunità mondiale nel caos incontrollato[26].

    Oggi, l’eredità e l’ambizione di posizionarsi come lo Stato modello della non proliferazione nucleare rimangono al centro della politica estera del Paese. Allo stesso tempo, una parte della attuale forza del Kazakhstan, nel campo dell’energia nucleare e nella sua capacità di contribuire a progetti sulla non-proliferazione, è dovuta alle infrastrutture ed alle competenze maturate nel periodo della dominazione sovietica, oltre che alla presenza di ingenti risorse di uranio sul territorio.

    L’attuale politica di disarmo nucleare prosegue quindi incessante nell’ottica di una spiccata sensibilizzazione della comunità internazionale nei confronti di un mondo libero dalla proliferazione nucleare. In questa scia si inserisce anche il progetto ATOM, di cui la nazione è promotrice: si tratta una campagna sociale internazionale che mira a creare un supporto globale sulla questione dell’abolizione definitiva degli esperimenti nucleari e della totale liquidazione delle armi nucleari in tutto il mondo.

    Tra i progetti per il futuro e le iniziative presidenziali, incluse nella strategia politica 2050, si ricordano le attività che annualmente lo Stato organizza al fine di sensibilizzare la Comunità internazionale. Dal 2012, inoltre, il Kazakhstan è parte del Gruppo degli Otto (G8), una partnership tra otto Paesi (tra cui Stati Uniti, Russia e Messico) contrari alla proliferazione delle armi di distruzione di massa[27].

    L’iniziativa porta in primo piano la sofferenza dei singoli che in tutto il mondo sono vittime degli esperimenti nucleari: gli autori del progetto intendono richiamare l’attenzione sulla situazione disastrosa di quasi 15 milioni di vittime dalle radiazioni, nei paesi come il Kazakhstan, le Isole Marshall, il Giappone e l’Algeria. Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è proprio quello di organizzare un movimento sociale per svolgere un referendum globale che consentirà alle persone di tutto il mondo di esercitare il loro sovrano diritto di espressione della propria posizione sulla questione del disarmo nucleare[28]. Come già ricordato, il Kazakhstan ha inoltre accolto con favore la proposta dell’ex senatore statunitense Sam Nunn (per conto della Nuclear Threat Initiative) di facilitare la creazione di una banca di combustibile nucleare ad uso degli Stati membri  dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, impossibilitati ad acquistare forniture di combustibile nucleare dal mercato internazionale, a causa di ragioni politiche (perché parte di trattati che ne vietano l’acquisizione o perché capeggiati da governi ostili alla politica energetica nucleare). Già nel 2009, il Presidente Nazarbayev ha dato la disponibilità del Paese a ospitare tale istituzione in territorio kazako, dal momento che il Kazakhstan è un importante produttore di uranio. Ulteriore esempio è il partenariato del Kazakhstan con la Russia nella fondazione del Centro Internazionale di arricchimento dell’uranio (IUEC), situato presso la struttura dell’Angarsk Electolysis Chemical Combine, in Siberia.

    Tale partecipazione mira ad agevolare l’uso pacifico dell’energia nucleare, mettendo a disposizione l’uranio estratto dal territorio nazionale per consentirne l’uso in reattori di potenza. Inoltre, anche in seguito all’iniziativa del Direttore Generale dell’AIEA, Mohamed El Baradei, per sviluppare un nuovo quadro per l’utilizzazione dell’energia nucleare sulla base di approcci multilaterali al ciclo del combustibile nucleare, il Kazakhstan sostiene lo sviluppo di opzioni di energia nucleare che garantiscano il pieno accesso ai benefici della tecnologia nucleare pacifica, riducendo i potenziali rischi dell’ulteriore diffusione di tecnologie sensibili del ciclo del combustibile[29].

    Il decreto di Elbasy Nursultan Nazarbayev per la chiusura del sito di test nucleari di Semipalatinsk ha certamente conseguito un significato storico. Presa contro la resistenza dell’élite militare sovietica e dei singoli politici, la decisione del Primo Presidente di chiudere il sito dei test nucleari è stata un catalizzatore per l’intero movimento antinucleare.

    Ulteriori iniziative intraprese hanno rivestito un ruolo importante nel garantire la sicurezza internazionale ma i leader del Paese ritengono che la minaccia nucleare continua a persistere in alcune regioni del mondo. Secondo le Nazioni Unite, al giorno d’oggi ci sono 15.000 armi nucleari nel mondo e centinaia di esse possono essere attivate in pochi minuti. La situazione è aggravata dall’aumento del potenziale di conflitto nelle relazioni internazionali e dall’escalation delle contraddizioni finanziarie ed economiche   nonostante le lezioni che provengono dalla storia.

    Come ha affermato il primo Presidente del Kazakistan, la ricerca di un mondo privo di armi nucleari è diventata una componente essenziale dell’identità nazionale del Paese ne consegue il diritto morale di fare appello oggi alla comunità globale affinché l’esperienza del Kazakistan sia da esempio per la Comunità internazionale. L’invito a tutte le potenze nucleari mira a compiere passi decisivi a favore del dialogo sul futuro del pianeta e necessita la revisione del concetto di stabilità strategica basato sulle armi nucleari. In misura dell’esempio kazakho, l’auspicio verso cui tendere dovrebbe essere quello che punta alla creazione di un nuovo sistema di controllo degli armamenti nucleari, la negoziazione di un trattato universale sulla riduzione delle armi nucleari e dell’introduzione di un sistema efficace di garanzie di sicurezza legalmente vincolanti per le potenze nucleari. Sintetizzando il pensiero di Nursultan Nazarbayev, “il mondo ha bisogno di un meccanismo veramente funzionante e di misure severe contro il possesso e la proliferazione di armi nucleari. E questo duro meccanismo dovrebbe essere supportato dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

    * Si ringrazia l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia e il Ministero degli affair esteri kazakho per il materiale fornito all’Istituto di ricerche IsAG e per la visita press il poligono e la città di Semey del 29 agosto 2019

    [1] definito First Lightining o Joe-1 per il mondo occidentale

    [2]https://www.panorama.it/news/esteri/kazakhstan-nursultan-nazarbaev-petrolio-kashagan-shalabayeva-eni-obama/

    [3]Stime al 2018. http://www.deagostinigeografia.it/wing/schedapaese.jsp?idpaese=091

    [4]Il giacimento è stato individuato nel 2000. Da fonti aperte si stima che possa contenere riserve commerciali tra i 9 e i 16 miliardi di barili di petrolio. Il progetto del campo petrolifero è stato sviluppato da un consorzio internazionale, il North Caspian Sea Production Sharing Agreement, formata da 7 compagnie: l’italiana Eni (16,81%), la Shell (16,81%), la Total (16,81%), ExxonMobil (16,81%), KazMunayGas (16,81%), ConocoPhillips  (8,4%)  e  Inpex  (7,56%).  Ai  primi  di  luglio  gli   americani   della   ConocoPhillips hanno venduto la maggioranza delle loro quote al governo kazako per un “obolo” di 5 miliardi di dollari,  dopo avere illuso gli indiani di poter mettere le mani su una risorsa energetica così preziosa per Delhi.

    [5]Y. Kazykhanov, Building a nuclear safe world: the Kazakhstan way, in “Building a nuclear safe world: the Kazakhstan way”, Committee for international information – Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Kazakhstan, 2011, p.7

    [6]Ibidem.

    [7]Dario Citati, giornalista accreditato, in https://www.interris.it/intervento/kazakhstan-una-banca-delluranio- per-impedire-un-conflitto-nucleare. Con riferimento allo sfruttamento dell’energia nucleare per scopi civili, il Kazakistan non ha attiva alcuna centrale con capacità di generazione di energia poichèl ’unica centrale nucleare è inattiva dal 1999. Il primo Centro Nazionale per l’energia nucleare del Kazakhstan è stato reso operativo nel maggio 2012 ma ad oggi, ufficialmente, i principali obiettivi del centro restano quelli della bonifica nucleare conseguente allo svolgimento dei test ed alla presenza delle armi sovietiche a Semipalatinsk, e di posizionare la nazione tra i più importanti produttori di energia nucleare al mondo.

    [8]Cinque anni dopo

    [9]E non era un caso il fatto che il dispositivo RDS-1 assomigliasse molto  alla  bomba  americana  “Fat Man” lanciata su Nagasaki, poiché lo spionaggio sovietico era riuscito a ottenere dettagli sul Progetto Manhattan degli Stati Uniti e sul test “Trinity” svoltosi il 16 luglio 1945. Anche l’atomica sovietica era quindi un dispositivo a implosione a base di plutonio. https://conoscerelastoria.it/29-agosto-1949-primo-test- nucleare-in-unione-sovietica/

    [10]Cfr. http://nuclearweaponarchive.org/Russia/Sovwpnprog.html

    [11]Indicata con il codice RDS-37 dai sovietici, la bomba faceva parte della tipologia ad implosione termonucleare plurifase, denominata “Terza Idea” da Andrei Sacharov, fisico nucleare russo, e conosciuta con il nome di Teller-Ulam negli Stati Uniti.Cfr. R.        Johnston,              RDS-37                     nuclear                  test, 1955,                    disponibile al seguente           link: http://www.johnstonsarchive.net/nuclear/tests/1955USSR-1.html

    [12]Da 20000 a 8000. Fonte Wikipedia.it

    [13]Il centro è composto da: l’Istituto di Fisica Nucleare (INP), che ha sedi ad Alma Ata, a Kurchatov ed a Aksay Village, nella parte est del Kazakhstan; Istituto per l’energia atomica (IAE), che ha sede a Kurchatov; Istituto di Ricerca Geofisica (IGR), che ha sedi a Kurchatov, a Borovoe, ad Alma Ata, a Kaskelen, ad Aktobe e ad Makanchi; Istituto di Radioprotezione e di Ecologia, che ha sede a Kurchatov; Baikal Enterprise, che ha sede a Kurchatov; Centro statale di ricerca e di produzione di esplosivi, che ha sede ad Alma Ata.

    [14]Republic of Kazakhstan, Kazakhstan and non-proliferation, p. 4, 29 agosto 2011, International day against nuclear tests.

    [15]Il lago che si venne a creare artificialmente è noto come Lago Chagan o Lago Balapan. Rif. US Department of Energy, The soviet program for peaceful uses of Nuclear Energy, disponibile al seguente link: https://e-reports-ext.llnl.gov/pdf/238468.pdf

    [16]P. Podvig,  Russian Strategic Nuclear Forces, Massachusetts MIT Press, 2004, pp. 150 – 167.

    [17]D. E. Hoffman, E. Harrell, Kazakhstan: saving the world at plutonium mountain, 17 agosto 2013, in “Pulitzer center on crisis reporting”, Cfr.https://pulitzercenter.org/reporting/kazakhstan-properly-addressing- cold-war-legacy e https://www.belfercenter.org/sites/default/files/legacy/files/Plutonium%20Mountain- Web.pdf

    [18]Republic of Kazakhstan, Kazakhstan and non-proliferation, cit., p. 4 e T. Kassenova, The lasting toll of Semipalatinsk’s nuclear testing, in “Bulletin of the Atomic Scientists”, 28 settembre 2009

    [19]All’agosto 2011, circa 350.000 persone che hanno subito danni permanenti per la radioattività dell’area ed i loro familiari hanno usufruito dei trattamenti gratuiti dell’Istituto. Republic of Kazakhstan, Kazakhstan and non- proliferation, cit., p. 9

    [20]L’Unità Militare 52605 consisteva in due sub- unità strutturali di base: l’unità dell’amministrazione ed il dipartimento di ricerca (unità scientifica e sperimentale), di cui l’Istituto kazako ha seguito il modello operativo. Ivi, p. 13.

    [21]Cfr. https://www.theatomproject.org/en/about/what-is-the-atom-project/

    [22]N. Nazarbayev, Global Peace and nuclear security, in “Building a nuclear safe world: the Kazakhstan way”, Committee for international information – Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Kazakhstan, 2011, p. 17

    [23]Il trattato contiene anche una clausola per la salvaguardia della componente ambientale, che tiene conto della particolare situazione e della storia della Regione

    [24]Republic of Kazakhstan, Kazakhstan and non-proliferation, cit, p. 8-9

    [25]Durante la cerimonia, il primo presidente della Repubblica – Elbasy Nursultan Nazarbayev- a cui il premio è intitolato, ha consegnato i riconoscimenti ai parenti dell’ex direttore generale dell’AIEA Yukiya Amano, che è diventato vincitore di questo premio postumo e a Lassina Zerbo, Segretario esecutivo del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization – CTBTO.In considerazione del fatto che i criteri di assegnazione del premio siano particolarmente severi, basati su curriculum vitae e sulle attività svolte a favore della causa.

    [26]Cfr. https://isagitalia.org/29-agosto-1949-29-agosto-2019-il-kazakhstan-a-40-anni-dal-test-sovietico-a-semipalatinsk/wp_8846263/

    [27]Per maggiori informazioni e per consultare la dichiarazione 2012 del Gruppo degli Otto sulla non proliferazione ed il disarmo, visita la pagina http://www.mofa.go.jp/policy/economy/summit/2012/pdfs/npt_en.pdf

    [28]Repubblica del Kazakhstan, Il progetto ATOM – una nuova iniziativa del Kazakhstan per il conseguimento della pace, libero da armi nucleari, 2013.

    [29]Republic of Kazakhstan, Kazakhstan and non-proliferation, cit., p. 16