Il ruolo geopolitico della politica commerciale europea nella ripresa economica

    Francesca Scalpelli

    La pandemia da coronavirus ha rappresentato un acceleratore di alcune tendenze preesistenti ed ha esacerbato delle dinamiche, portandole alle estreme conseguenze ed all’ennesima potenza. In tale ottica, l’attuale crisi sanitaria ed economica si pone come il raggiungimento dell’apice di un trend alimentato da anni, caratterizzato dalla critica all’apertura, alla globalizzazione e all’interdipendenza. Si assiste alla messa in discussione di tutto ciò che nella cultura europea ed occidentale è stato storicamente connesso al raggiungimento della pace, della prosperità e della sicurezza. Negli ultimi anni si è, infatti, fatta avanti in maniera piuttosto prepotente la critica all’ordine liberale internazionale, in Europa come negli Stati Uniti. Nell’ambito del commercio internazionale l’estrema conseguenza è stata il ritorno alle misure protezionistiche e dunque alle guerre dei dazi, in virtù della pretesa autarchica di bastare a sé stessi. La globalizzazione, l’integrazione europea e le liberaldemocrazie dopo questa crisi potrebbero non essere più le stesse: non perché il virus rappresenti un unicum, ma proprio in virtù della sua stretta correlazione con una serie di dinamiche preesistenti. Al tempo stesso, l’attuale crisi potrebbe condurre ad uno scenario diametralmente opposto, concependo il virus come la conferma che i confini in quanto tali non rappresentano la soluzione alla pandemia. La soluzione auspicabile sarebbe, pertanto, quella del rilancio della cooperazione internazionale, del multilateralismo ed in Europa dell’integrazione europea e dell’approfondimento dell’Unione tra gli Stati membri. Si tratta di due scenari completamente opposti ed ancora non sappiamo quale sarà a prevalere nel lungo periodo. La diffusione del Covid-19 ha comportato la chiusura delle frontiere dell’Unione europea e di tutto il mondo, giocoforza il commercio internazionale si è interrotto, fatta eccezione per i beni essenziali. La globalizzazione come la conoscevamo sembra di fatto estinguersi e rinnovarsi: la globalizzazione di ieri sarà diversa da quella di domani e quest’ultima sarà presumibilmente più attenta ai fenomeni regionali. L’Unione europea è dunque chiamata a cambiare approccio e comprendere il ruolo geopolitico di una politica commerciale efficace ed inclusiva. Rispondere alle sfide globali poste dalla crisi dovuta alla diffusione del coronavirus implica coagulare un consenso intorno ad una strategia a medio e lungo termine che includa la riforma della politica commerciale europea.

    La politica commerciale dell’UE

    L’articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) identifica la politica commerciale comune quale competenza esclusiva dell’Unione europea. L’apertura economica, connessa alla libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali, ha portato, e continuerà a portare, vantaggi non quantificabili per l’UE. L’Unione europea è la più grande economia del mondo, rappresentando oltre il 20% del prodotto interno lordo (PIL) globale. Si tratta del più grande esportatore al mondo di beni e servizi e, a sua volta, del più grande mercato di esportazione per circa 80 paesi. Grazie al suo PIL di circa 15 000 miliardi di euro ed all’apertura del suo mercato – pari a 2 791 miliardi di euro in esportazioni e 2 578 miliardi di euro in importazioni di beni e servizi – l’UE ha storicamente svolto un ruolo centrale nella definizione del sistema commerciale globale, innanzitutto sostenendo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. I nuovi attori economici e le nuove tecnologie hanno modificato in modo sostanziale la struttura ed i modelli del commercio internazionale. In particolare, l’utilizzo diffuso delle tecnologie dell’informazione ha reso possibile lo scambio di beni e servizi su larga scala e gli scambi esteri sono cresciuti enormemente, raggiungendo livelli senza precedenti.  In tale contesto, l’obiettivo della politica commerciale dell’UE è quello di aumentare le opportunità di crescita per le aziende europee rimuovendo le barriere commerciali, come dazi e quote, garantendo una competizione leale. Un’Unione europea forte ed alla ricerca di un ruolo geopolitico nelle grandi dinamiche globali necessita di una forte politica commerciale e di investimento.

    Il nuovo approccio

    Perseguendo tale obiettivo si sono moltiplicati i segnali di inasprimento delle contromisure nei confronti delle attività commerciali anticoncorrenziali da parte cinese, in particolare mediante l’introduzione di nuovi strumenti di difesa commerciale. La conferma del cambiamento dell’approccio è fornita dalla storica decisione del 15 giugno da parte della Commissione europea di introdurre contromisure tariffarie nei confronti di sussidi concessi dalla Cina a un proprio esportatore residente in un Paese terzo, nel caso specifico l’Egitto. Tali dazi europei erano, infatti, precedentemente concentrati solo sui sussidi erogati dal Paese in cui hanno sede gli esportatori. La Commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, il 17 giugno ha poi varato un Libro bianco relativo ad un nuovo level playing field in materia di sussidi esteri. Il fine ultimo è chiaramente proteggere l’industria europea da acquisizioni ostili da parte di imprese di stato straniere che beneficiano di sussidi pubblici. Per far fronte all’obiettivo di rilancio del ruolo geopolitico della politica commerciale, il 16 giugno, la Commissione europea ha altresì avviato un’importante revisione della politica in questione, nel tentativo di costruire un consenso sulla nuova direzione e di rispondere ad una varietà di nuove sfide globali tenendo conto degli insegnamenti tratti dalla crisi economica e sanitaria in atto. La Commissione ha così avviato una consultazione pubblica in cerca di contributi da parte del Parlamento europeo, degli Stati membri, delle parti interessate e della società civile, i cui risultati saranno disponibili alla fine dell’anno. L’approccio strategico è stato ulteriormente confermato dall’avvio, il 16 giugno, della EU Trade Policy Review, in cui si riconosce il ruolo geopolitico della politica commerciale nella tutela degli interessi essenziali dell’Unione, con l’intento di proteggere le aziende europee da pratiche anticoncorrenziali, di stimolare un’occupazione di qualità e di assicurare la coerenza degli accordi commerciali con le priorità dell’UE nei campi della sostenibilità, del cambiamento climatico, dell’economia digitale e della sicurezza.