La 75° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: l’attuale stato del multilateralismo

    Francesca Scalpelli

    È un’inedita diplomazia digitale quella che è emersa dalla 75° sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: messaggi registrati precedentemente da parte dei leader e nessun dibattito sono lo sfondo dell’attuale stato del multilateralismo. In un contesto caratterizzato da un multilateralismo già indebolito è intervenuto il Covid-19, un’emergenza triplice – sanitaria, economica e sociale – che ha avuto un impatto anche sul funzionamento del sistema delle Nazioni Unite e del complesso delle relazioni internazionali. La governance globale deve essere reinventata per far fronte alle nuove sfide su scala internazionale. Si tratta di un momento decisivo per la cooperazione internazionale e sarà probabilmente un punto di svolta che plasmerà l’emergente nuovo ordine globale.

    L’unicum della 75° Assemblea generale ONU

    “Avremmo dovuto celebrare il 75esimo compleanno. Ma le cose si sono evolute diversamente” ha commentato il Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Volkan Bozkir, il quale ha presieduto una sessione che si presenta come un unicum nella storia dell’ONU. La pandemia ha, infatti, sconvolto anche i piani alti della diplomazia e del multilateralismo, segnando un primato: tenutasi dal 21 settembre al 5 ottobre, la 75° sessione dell’Assemblea generale è stata la più partecipata, con ben 170 oratori, ma anche quella in cui non vi è stato alcun confronto. I Capi di Stato e di governo avevano precedentemente inviato le registrazioni dei rispettivi discorsi su Zoom e queste sono state proiettate nell’ambito della sessione. Tutti i rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno tenuto un discorso, incluso il Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, che non è solito parlare al Palazzo di Vetro. Ovviamente i riflettori sono stati concentrati sul discorso di Donald Trump: “Ho un forte messaggio sulla Cina” aveva anticipato poco dopo aver inviato la propria registrazione, e così è stato, nel suo breve messaggio ha, infatti, puntato il dito contro Pechino per la diffusione della pandemia, lasciando intendere che lo scontro con la Cina è ancora aperto. A questa Assemblea generale è mancata la diplomazia da “speed-dating”, caratterizzata da strette di mano e rinfreschi a margine di incontri e visite ufficiali. La 75° Assemblea generale delle Nazioni Unite si è concretizzata, invero, in una serie di interventi che i leader hanno di fatto indirizzato ai relativi audience nazionali, trattando anche temi che esulano dal campo delle relazioni internazionali. La sequenza inziale è stata: Jair Bolsonaro, Donald Trump, Recep Tayyp Erdogan, Xi Jinping. Una carrellata che ha unito, senza possibilità di replica o di dibattito, i principali esponenti mondiali del populismo e dell’autoritarismo. Una scaletta arricchita da un insito sessismo del protocollo: la prima donna a prendere la parola è stata, infatti, la Presidente della Slovacchia, Zuzana Caputova, che ha parlato solo dopo 50 uomini.

    La crisi del multilateralismo

    “Quest’anno sarà fondamentale nella vita della nostra organizzazione” ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, all’apertura della 75° sessione dell’Assemblea generale. L’obiettivo è quello di dar vita ad un nuovo multilateralismo: un multilateralismo per il XXI secolo, più efficace e più inclusivo. Le regole condivise di funzionamento del sistema internazionale, fondato da istituzioni internazionali ugualmente riconosciute come legittime ed incaricate di far rispettare queste regole, è ormai in crisi. Tra le cause vi è sicuramente la più generale crisi della globalizzazione, ma anche l’affermarsi di tendenze nazionaliste, autocratiche accompagnate da una crisi di legittimità, nonché da crescenti critiche al funzionamento delle istituzioni internazionali.

    Ad interrogarsi sull’attuale ruolo delle organizzazioni internazionali ed in particolare dell’ONU è anche Sherine Tadros, capo dell’ufficio di Amnesty International presso le Nazioni Unite, che ha optato per un’analogia con la pandemia in corso: “Bisognerà vedere se ci sono troppe patologie pregresse per poter superare questo periodo” ha dichiarato. Le patologie preesistenti della politica internazionale in questione sono diverse e, in molti casi, destinate a diventare croniche, aventi un impatto geopolitico rilevante: tra queste, l’instabilità in Medio Oriente e nord Africa, l’impossibilità di raggiungere un accordo globale sulla drastica riduzione delle emissioni di CO2 e le disuguaglianze persistenti a livello mondiale, che la pandemia ha contribuito ad aggravare. L’attuale crisi dovuta all’emergenza da Covid-19 ha, invero, accentuato le sfide globali e ne ha aggiunta una nuova, rapidamente percepita come una crisi globale senza precedenti.

    L’esigenza di un processo di riforma

    La risposta a tale sfida globale implica non solo una cooperazione globale, ma anche una solidarietà su scala internazionale e diventerà una grande prova per l’attuale sistema multilaterale, nonché una grande opportunità per rinnovarlo. A partire dal 2017 António Guterres ha lanciato un’imponente opera di riforma delle Nazioni Unite, che ha come pilastri il sistema di sviluppo dell’ONU, la gestione della macchina organizzativa e il pilastro pace e sicurezza, L’obiettivo è quello di equipaggiare le Nazioni Unite per renderle in grado di mettere in campo nuovi strumenti e nuove procedure per il nuovo multilateralismo, che sia in grado di affrontare le sfide alla sicurezza e gli squilibri globali, ma soprattutto di migliorare le vite dei cittadini. Alcune delle riforme necessarie per le Nazioni Unite, tra cui quella relativa alla composizione e al metodo di lavoro del Consiglio di Sicurezza, dovrebbero essere oggetto di una riforma della Carta delle Nazioni Unite conformemente all’articolo 108, il quale prevede il raggiungimento di una maggioranza dei 2/3 dell’Assemblea generale, inclusi i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che hanno poco interesse nel cambiare lo status quo. Tuttavia, una serie di riforme possono essere portate avanti anche senza una riforma della Carta, e possono aiutare a migliorare il funzionamento delle Nazioni Unite, come la revisione del mandato e del metodo di lavoro delle agenzie specializzate, l’abbandono dell’attuale visione stato-centrica, la trasformazione delle Nazioni Unite in un’organizzazione maggiormente rappresentativa della complessità delle realtà internazionali esistenti, la creazione di un’Assemblea interparlamentare e l’istituzione di un’iniziativa mondiale dei cittadini. Si tratterebbe di passi concreti che potrebbero di fatto migliorare lo stato attuale del multilateralismo, principio cardine delle relazioni internazionali dal dopoguerra ad oggi.