La conferenza stampa di fine anno di Putin tra la pandemia, il caso di Naval’nyj e la possibile ricandidatura

    Carlo Comensoli

    Il 17 dicembre Vladimir Putin ha concesso a distanza la consueta conferenza stampa di fine anno. È difficile dire quale sia la posizione del Presidente russo alla fine del 2020, un anno che a livello istituzionale ha visto un rafforzamento dei poteri del Capo di Stato con un’ulteriore stretta sullo stato di diritto in seguito al referendum-plebiscito dello scorso giugno. Contemporaneamente, se da un lato è importante capire quali effetti abbia avuto la pandemia di Covid-19 sulla posizione di Putin, gli eventi degli ultimi mesi hanno inevitabilmente portato a un clima di incertezza che di certo non gioca a favore del Cremlino, sia per quanto riguarda la politica interna che dal punto di vista della sua posizione geopolitica.

    Prima di entrare nel merito dei contenuti della conferenza stampa, è opportuno sottolineare che l’8 dicembre, appena una settimana prima, Putin ha firmato un pacchetto di leggi ordinarie che danno attuazione a parte degli emendamenti approvati dal referendum di quest’estate. A fine giugno, infatti, i cittadini russi sono stati chiamati alle urne non solo per decidere sulla rieleggibilità del Presidente, ma anche su altri punti. Tra le nuove misure adottate spicca il riconoscimento formale della superiorità della Costituzione russa sul diritto internazionale pattizio. Concretamente, la legge ha delle importanti ripercussioni anche sui fragili rapporti tra la Russia e il Consiglio d’Europa: il provvedimento, infatti, rappresenta un altro ostacolo alla già compromessa stabilità delle istituzioni democratiche e dello stato di diritto, nonché alla difesa dei diritti umani. Se già in passato le sentenze della Corte europea dei Diritti dell’Uomo non trovavano grande applicazione in Russia(come del resto nel caso della decisione di tre anni fa che condannava la controversa legge contro la “propaganda LGBT” del 2013), con questa nuova legge non saranno ufficialmente e formalmente considerate applicabili se ritenute in contrasto con i principi della Costituzione federale. Dal punto di vista della politica interna, quindi, Putin la settimana scorsa ha potuto presentarsi all’annuale conferenza stampa con una posizione diversa rispetto a un anno fa, forte dell’approvazione di una serie di cambiamenti che giocano a favore del consolidamento dei suoi poteri e anche di un’eventuale ricandidatura nel 2024, che tuttavia ufficialmente il Presidente dà ancora per ipotetica.

    Ancora l’ombra del caso Naval’nyj

    In questo quadro però si profila l’ombra del caso di avvelenamento dell’oppositore politico Aleksej Naval’nyj, che proprio questa settimana, pochi giorni dopo la conferenza stampa di Putin, con un video pubblicato sul suo canale YouTube ha dimostrato la responsabilità di un agente russo nel suo tentato omicidio. Durante l’incontro con i giornalisti della settimana scorsa, il leader del Cremlino aveva nuovamente negato qualsiasi coinvolgimento nel caso, chiamando piuttosto in causa l’intelligence americana come responsabile della risonanza del caso a livello internazionale. Per quanto Putin abbia cercato in questi mesi di smarcarsi dal caso, rimane comunque il fatto che l’avvelenamento di Naval’nyj e l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale che il caso ha suscitato non giocano certamente a suo favore: se da un lato l’episodio denota una deriva autoritaria in Russia, dall’altro a lungo andare rischia di mettere in luce una serie di problematiche all’interno dei servizi segreti russi.

    Il nodo della gestione della pandemia

    La conferenza stampa ha poi ovviamente toccato la gestione della pandemia di Covid-19 da parte del governo centrale e la questione del vaccino russo Sputnik V. Putin ha ammesso che la Russia è stata particolarmente colpita dalla diffusione del virus, insistendo comunque sul fatto che l’impatto sia stato inferiore che in altri paesi (le statistiche ufficiali russe parlano di circa 50mila vittime, anche se molto probabilmente il numero è stato ridimensionato) Nel frattempo, la questione dell’efficacia del vaccino ideato in Russia rimane abbastanza rilevante anche a livello internazionale. Le autorità sanitarie, inoltre, dovranno affrontare lo scetticismo e la diffidenza di una parte dei cittadini. Questo fattore, unito a problemi organizzativi e burocratici, sta già notevolmente rallentando la campagna vaccinale.

    Rapporti USA-Russia

    Un altro caso emerso in questi giorni è l’intrusione di hacker russi nei sistemi informatici di alcuni Dipartimenti chiave degli Stati Uniti che ha alimentato la tensione tra le due superpotenze proprio durante la transizione presidenziale. I rapporti con la Russia potrebbero essere tra i primi punti della politica estera nell’agenda Biden-Harris. Putin ha già preso le distanze dalla politica americana sostenendo che le relazioni tra i due Paesi siano “ostaggio” del criticismo dei Democratici nei confronti di Donald Trump. Ma a dicembre sono arrivate le congratulazione del leader russo nei confronti del Presidente eletto in seguito alla conferma ufficiale della nomina da parte dei grandi elettori: durante la conferenza stampa in effetti ha parlato di Biden come di un “esperto sia in politica interna che in politica estera”, auspicando che possa in qualche modo smarcarsi dall’ostilità del Partito Democratico verso il Cremlino.