La continua crescita della presenza cinese in America Latina e nei Caraibi (ALC): una nuova base spaziale di Pechino in Argentina

    Alessandro Fanetti

    Il gigante asiatico sta aumentando, di anno in anno, il suo peso specifico in gran parte delle aree del mondo. Massicci investimenti diretti all’estero, con sostegno nella costruzione di infrastrutture e aiuti economici e di altra natura a tutti quei Paesi che ne hanno bisogno, promozione della “Belt and road initiative”, salda e decisa gestione delle politiche del Dragone da parte del Presidente Xi Jinping e dei suoi collaboratori e folta presenza dei cittadini cinesi nelle altre nazioni fanno della RPC uno degli attori più significativi del panorama mondiale.

    Questa immensa Nazione, per riuscire a crescere e a sviluppare sempre più il proprio ruolo (come uno dei centri di un nuovo sviluppo multipolare), già da molto tempo necessita di grandi quantità di materie prime e sbocchi commerciali sempre nuovi e capaci di assorbire la richiesta e l’offerta di Pechino. Proprio per questo, Xi Jinping si è concentrato sul continente africano e sull’ALC, ricchi di risorse e ampiamente interessati al know how che una grande potenza può offrire, in quanto molti dei paesi che ne fanno parte sono ancora in fase di sviluppo. La Cina, però, non si sta solo muovendo nel Continente “nero” e in centro-sud America, ma sta stringendo rapporti e relazioni con molte nazioni a livello globale.

    Il suo successo a livello internazionale è dovuto a vari fattori, i più importanti dei quali sono:

    • politica basata sulla non interferenza sulla forma politica di un paese, al contrario delle richieste che l’Occidente avanza per avere nazioni basate sulla democrazia liberale;
    • sostegno economico, in primis con finanziamenti alle infrastrutture, a tutte quelle nazioni che ne hanno bisogno. In cambio, Pechino chiede la fornitura delle materie prime, delle quali ha estrema necessità;
    • la Cina è divenuta, dunque, la principale antagonista degli Stati Uniti d’America, cosicché tutti quegli Stati che hanno difficili relazioni con Washington, chiedono il suo aiuto.

    Come accennato sopra, quindi, la penetrazione cinese nelle varie aree del mondo si sta sviluppando a grande velocità e, insieme all’Africa, anche l’ALC ne è pienamente all’interno. Infatti, se tale porzione del Continente americano è considerata, da anni, il “cortile di casa” degli USA, nell’ultimo periodo la situazione sta decisamente cambiando. Il ruolo più significativo per questo cambiamento è quello di Mosca e, soprattutto, di Pechino. Paesi come Venezuela, Cuba, Nicaragua, Bolivia hanno in queste due potenze degli alleati strategici, con sostegno militare, politico ed economico.

    La Cina e l’ALC

    La Repubblica Popolare Cinese è, senza dubbio, la grande protagonista dei cambiamenti e dell’evoluzione dell’America Latina e dei Caraibi in questi ultimi anni. Questa situazione va ad intaccare il ruolo degli Stati Uniti, i quali si erano ritrovati come potenza sostanzialmente egemone in tutto il mondo. É indubbio, infatti, che Pechino sia la potenza mondiale maggiormente in grado, nel breve-medio periodo, di ridimensionare il ruolo USA.

    La sfida tra queste due potenze si sviluppa, dunque, in tutti i campi, ma soprattutto in quelli economico e militare. Se la sfida dei dazi è ormai nota a tutti, più “nascosta” ma di eguale importanza è appunto quella sulle alleanze e sulla presenza civile e scentifico-militare in giro per il mondo. Tutta l’area a sud del Rio Bravo non si sottrae a questa situazione, con Pechino che sta aumentando enormemente, come già accennato sopra, la sua presenza e i suoi interessi nella zona (a scapito degli USA). Ma com’è possibile che una presenza statunitense nell’area, quasi “dominante” e che dura da circa due secoli, sia messa in così grave difficoltà nel giro di pochi anni dalla Cina, una potenza molto distante geograficamente e più debole militarmente?

    Principalmente per un motivo: la forza straripante di Pechino a livello economico e il suo  ruolo strategico. Infatti, Pechino rafforza i suoi legami con i Paesi di quest’area attraverso la stipula di contratti commerciali, grazie ai quali entrano materie prime fondamentali in Cina (gas, petrolio e carbone) e una “montagna” di soldi nel subcontinente americano (102 miliardi di dollari dal 2005 al 2013)[1].

    Questa politica, dunque, oltre che essere utile dal punto di vista economico, rafforza la presenza cinese nel mondo con uno sviluppo impetuoso del multipolarismo, fortemente osteggiato da Washington. Anche con la “Belt and road initiative”, Pechino mostra al pianeta intero che non vuole limitarsi a stringere accordi solo con i paesi affini da un punto di vista politico, ma tende ad essere partner di chiunque. Tale politica, potenzialmente in grado di fare “terra bruciata” intorno agli USA (in quanto abituati ad altri metodi di politica estera), mette in allarme il mondo “occidentale” e gli Stati Uniti in particolare (con la Dottrina Monroe mai definitivamente archiviata).

    Dunque, l’influenza cinese nell’ALC è in continuo avanzamento e si snoda lungo due direttrici:

    • sostegno agli “storici” alleati, affini dal punto di vista politico e ideologico (Cuba, Venezuela, Nicaragua, eccetera). La Cina non è l’URSS e non si comporta come il paese guida del comunismo nel mondo ma, viste le sue capacità e possibilità generali, ha ereditato (almeno in parte) questo “compito” e questo ruolo;
    • rafforzamento delle relazioni anche con quegli Stati notoriamente e storicamente lontani dal comunismo e vicini a Washington, facendo leva su lauti investimenti e accordi vantaggiosi per tutte le parti in causa.

    Alcuni esempi della presenza cinese in quest’area sono:

    • proposta di investimento di 250 miliardi nel settore delle infrastrutture e delle materie prime nei prossimi anni;
    • proposta di costruire un canale “concorrente” a quello di Panama, in Nicaragua[2]. 276 km per 50 miliardi di dollari (Grande Canale Interoceanico del Nicaragua);
    • proposta di costruire una ferrovia di 212 km che dal Brasile arrivi in Perù (30 miliardi di dollari);
    • nel Suriname, la penetrazione cinese è ormai fortissima, con concessione di prestiti e investimenti anche con l’alta presenza di cittadini del Paese del Dragone in loco[3];
    • 244 miliardi di interscambio commerciale tra la Cina e i Paesi latinoamericani (dal 2015 Pechino è il primo partner commerciale della regione)[4];
    • La “Nuova Via della Seta” investe vari Paesi della regione: Panama è stato il primo ad aderire nel novembre del 2017, seguito a ruota da altri 14 (l’Ecuador è stato l’ultimo nel dicembre 2018)[5];
    • l’Argentina di Mauricio Macri (liberista e dunque, almeno sulla carta, alleata di “ferro” degli USA) ha deciso di stringere forti legami con Pechino. Ad esempio, nel biennio 2015-2017 l’export di carne argentina in Cina è aumentato del 50%;
    • nel settembre del 2018 la COFCO (azienda pubblica cinese) ha iniziato la costruzione di silos per la soia nello Stato del Mato Grosso, in Brasile (famoso, appunto, per la produzione di questo alimento)[6];
    • totale sostegno a Nicolas Maduro come Presidente del Venezuela, con il quale ha stretto accordi strategici. Tale situazione permette a Xi Jinping di ottenere greggio per il suo paese e rafforzare la sua presenza nella regione, mentre garantisce al Venezuela bolivariano il proseguimento dell’esperienza politica;
    • nel 2014 Pechino ha firmato 24 accordi di cooperazione con Cuba;
    • vanno in Cina il 18% delle esportazioni peruviane, il 15% di quelle cilene e il 13% delle argentine.

    La base spaziale cinese in Argentina

     

     

    La Cina ha la seria intenzione di andare nello spazio e strategicamente competere con gli USA, questa base militare, non solo consente di controllare lo spazio, perché la Patagonia argentina e la parte meridionale del Cile sono regioni ottime in termini di visualizzazione dello spazio. Dal mio punto di vista, il principale interesse della Cina è associato con l’Antartide[7].

    Come sopra detto e precisato, oltre che dal punto di vista economico, la sfida agli USA da parte della Cina si sta sviluppando anche dal punto di vista scentifico-militare. Per la vicinanza geografica e il passato dalla Dottrina Monroe in poi, l’America Latina e i Caraibi sono la parte di mondo più “sensibile” per Washington. Dalla guerra contro il Messico del 1846 all’intervento nella Repubblica Dominicana del 1904, dall’intervento a Panama del 1908 a quello ad Haiti del 1915, dalla “Baia dei Porci” a Cuba del 1961 al rovesciamento di Allende in Cile del 1973, infatti, gli USA hanno sempre cercato di controllare e gestire il proprio “giardino di casa”, condannando e respingendo qualsiasi tentativo di influenza esterna. Per questo motivo, la crescita costante e decisa della presenza cinese (e, in parte, della Russia) in questo territorio non fa dormire sonni tranquilli agli strateghi statunitensi.

    É in questo contesto che, oltre alle già citate relazioni, va sottolineato il “salto di qualità” nella presenza di Pechino nell’ALC, con la costruzione di un’avanzata base radar in Argentina. Questa stazione è composta da varie parti, la più importante delle quali è senza dubbio l’enorme antenna radar. Se dalle dichiarazioni ufficiali tale apparecchio dovrebbe servire esclusivamente per scopi scientifici, realisticamente una presenza così significativa (strutturalmente e geograficamente) potrebbe essere utilizzata anche per scopi di intelligence. È infatti noto come gli Stati Uniti abbiano una forte presenza (con le loro basi militari) in centro e sud America e questa base è sicuramente utile a Pechino per “scrutare” e controllare meglio l’avversario. Anche in questo caso, l’intervento cinese nelle disastrate finanze argentine è stato il volano per la stipula di accordi anche in altri campi.

    Tutto nasce nel 2009, quando Buenos Aires (con Presidente Cristina Fernàndez de Kirchner) si trova ad affrontare l’ennesima crisi di liquidità. “Abbandonata” dagli USA e sostanzialmente esclusa dai mercati internazionali, Xi Jinping ha deciso di andargli in soccorso, aprendo il rubinetto di Renminbi tutto a favore dell’Argentina agonizzante. Tale intervento ha messo il Presidente del Dragone in una posizione di vantaggio per la richiesta di aprire una base spaziale in Patagonia; la risposta non poteva essere che positiva e la costruzione è iniziata. Dunque, nel 2012 sono stati firmati due accordi tra l’Agenzia Statale Cinese di lancio, tracking e controllo dei Satelliti (CLTC) e l’Argentina riguardanti proprio questo progetto. La base ha iniziato a lavorare pienamente nel Marzo-Aprile 2018. Tale struttura è di fondamentale importanza per Pechino, in quanto le sfide economico-militari del futuro si svilupperanno sicuramente anche fuori dall’orbita terrestre. Infatti, nonostante il Trattato Multilaterale Outer Space Treaty (il quale garantisce agli Stati la possibilità di esplorare lo spazio e di studiare i vari corpi celesti ma solamente per scopi pacifici e senza appropriarsene) la situazione che va delineandosi sembra indirizzata verso uno “scontro spaziale” fra grandi potenze.

    Quest’ultimo si gioca (e si giocherà), appunto, sulle questioni militari e su quelle economiche:

    • dal punto di vista militare non è un mistero, ad esempio, che le armi di ultima generazione (in particolar modo i missili balistici intercontinentali) riescono ad uscire dall’atmosfera terrestre, per poi rientrare per colpire il bersaglio prescelto. Anche l’esplorazione della parte “oscura” della Luna da parte della Cina rientra sicuramente nella “gara” allo spazio fra le principali superpotenze, in primo luogo mostrando al mondo le capacità che Pechino possiede (e magari, in prospettiva, per costruirci una base permanente). In questo senso, la struttura in Argentina garantisce al paese asiatico una presenza innovativa in una parte di mondo fondamentale;
    • dal punto di vista economico lo spazio ha potenzialità “infinite” con riferimento allo smaltimento dei rifiuti e all’estrazione di materie prime dai vai corpi celesti. Nonostante l’Outer Space Treaty, dunque, lo spazio e le sue potenzialità fanno gola a tante nazioni e, in prospettiva, una “privatizzazione” di una parte di esso non è da considerare fantascienza.

    Lo spazio, dunque, sembrerebbe essere il nuovo e futuro step della continua sfida fra i grandi centri di potere nel mondo.

    Note

    [1] Matteo Luca Andriola, Cina, La strategia per “prendersi” l’America Latina, in Lettera43, in data 22 ottobre 2016.
    [2] Francesco Cirillo, Gli interessi della Cina in America Latina, in StartingFinance in data 19 marzo 2019.
    [3] La Cina in Centro e Sud America, in Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, in data 13 marzo 2018.
    [4] Ilaria Tipà, La Cina in America Latina: un’invasione silenziosa?, in SicurezzaInternazionale in data 14 agosto 2018.
    [5] Simone Pieranni, Le tappe della via della seta cinese in America Latina, in Il Manifesto, in data 17 gennaio 2019.
    [6] Fabio Angiolillo, L’influenza cinese in America Latina spaventa Washington, in LoSpiegone in data 19 dicembre 2019.
    [7] Gustavo Cardozo, Gli USA sono preoccupati per la forza della Cina in America Latina, in Sputnik in data 1 agosto 2018.