La contrapposizione geopolitica tra Parigi ed Ankara

    Francesca Scalpelli

    La crescente rivalità tra Francia e Turchia si inserisce in un contesto geopolitico che coinvolge il Mediterraneo, l’Africa e il Medio Oriente. L’origine dello scontro, tuttavia è riconducibile alla volontà di Parigi ed Ankara di poter agire in modo egemone nell’area geopolitica contesa per eccellenza, il Mediterraneo. Scenari geopolitici si uniscono a fattori religiosi: centrali nell’escalation l’accusa da parte del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan rivolta al Presidente della Repubblica francese di avere “problemi mentali” contro l’Islam e i musulmani nonché il “separatismo islamista” annunciato da Emmanuel Macron, che ha creato indignazione, sfruttata dai radicali con effetto mobilitante. Fino a giungere alla dichiarazione francese di illegalità con riferimento al gruppo ultranazionalista dei “Lupi grigi”, caratterizzato da solidi legami con la Turchia di Erdogan.

    Una rivalità strategica

    La contrapposizione tra Francia e Turchia nasce da fattori più geopolitici che religiosi. Nel dettaglio, da diverso tempo i rapporti tra Francia e Turchia si sono inaspriti a causa del cruciale conflitto libico, nel quale i due Paesi sono schierati su fronti opposti: il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sostiene, infatti, il generale Khalīfa Haftar, mentre il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, appoggia Fayez al-Serraj, leader del Governo di Accordo Nazionale. Sia Parigi che Ankara sperano di poter ricoprire il ruolo di protagonista nella definizione dello scenario libico, dove si contendono i vuoti lasciati dall’Italia. In tale logica di contrapposizione si colloca altresì l’invio di aiuti da parte di Emmanuel Macron alla Grecia nell’ambito delle recenti tensioni nel Mediterraneo orientale tra Ankara e Atene, così come le proteste dell’Eliseo dovute all’influenza turca nel conflitto del Nagorno Karabakh appannaggio dell’Azerbaijan, Paese musulmano.

    Analoghe dinamiche si registrano nel conflitto siriano e, in aggiunta, va menzionata la questione dei finanziamenti da parte della Turchia – Stato colpito da una grave e duratura crisi economica – indirizzati a molteplici moschee in Europa, di cui molte sul territorio francese: l’ennesimo tentativo di controllo che Emmanuel Macron non intende accettare. Erdogan ha, invero, l’obiettivo di presentarsi come punto di riferimento per tutte le comunità musulmane.

    La recente escalation

    Il confronto tra Parigi e Ankara si è inasprito ulteriormente in seguito ad un episodio di matrice fondamentalista: l’uccisione di Samuel Paty, l’insegnante di una scuola media francese decapitato il 16 ottobre nella periferia nord di Parigi, dopo aver mostrato vignette satiriche sul profeta Maometto nell’ambito di una lezione sulla libertà d’espressione, in concomitanza con l’avvio del processo per l’attentato di Charlie Hebdo risalente al 7 gennaio 2015. La difesa del principio della laicità assoluta, che espelle ogni simbolo religioso dalla vita pubblica, nonché la lotta contro l’Islam radicale, sono tra i temi che hanno maggiormente impegnato l’attuale governo ed in seguito a questo tragico evento, le autorità d’Oltralpe hanno introdotto delle ulteriori restrizioni. Emmanuel Macron ha, infatti, annunciato un nuovo disegno di legge contenente misure dure contro il «separatismo», termine impiegato per indicare il fatto che molti membri della comunità musulmana vivrebbero in una «società parallela» affine al fondamentalismo islamico e contraria ai valori della Repubblica francese. In un’affermazione molto contestata, Macron ha descritto l’Islam come una religione “in crisi” in tutto il mondo e ha dichiarato che il governo francese è intenzionato a “difendere la Repubblica e i suoi valori”. Come reazione, il Presidente turco, il quale sta trasformando la Turchia in uno Stato sempre più dominato dalla religione, ha insultato Macron affermando: «Ma che problema ha quel tizio chiamato Macron con l’Islam e con i musulmani? Macron ha bisogno di cure mentali». «Che altro si può dire di un capo di Stato che non comprende la libertà di fede e che si comporta in questo modo nonostante milioni di persone che vivono nel suo Paese abbiano un credo diverso dal suo?» ha poi aggiunto Erdogan. Dopo l’intervento di quest’ultimo, la Repubblica francese ha ritirato il suo ambasciatore in Turchia. Ne è seguito l’appello del Presidente turco al boicottaggio dei prodotti francesi, il quale ha ricevuto il sostegno del Qatar, con cui Ankara intrattiene solide relazioni.

    Il gruppo dei “Lupi grigi”

    Un ulteriore fatto decisivo, con importanti ripercussioni geopolitiche, si è registrato lunedì 2 novembre, quando il Ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha annunciato che il movimento ultranazionalista turco dei “Lupi grigi” verrà dichiarato illegale in Francia: di conseguenza, qualsiasi attività o riunione del gruppo, descritto come “particolarmente aggressivo” potrebbe condurre a multe o al carcere.  Si tratta di un movimento estremista nazionalista turco che ha tra i suoi fondamenti ideologici l’ideale del panturchismo o turanismo, vale a dire l’unione di tutte le popolazioni di cultura turca, la xenofobia nei confronti delle minoranze etnico-religiose in Turchia e un generale atteggiamento militarista e parafascista. Il gruppo è ritenuto responsabile di una serie di attentanti terroristici in Turchia e all’estero. Nel dettaglio, il gruppo dei “Lupi grigi” è finito nel mirino in Francia in seguito ad alcuni disordini tra le comunità turche e armene a Décines-Charpieu, vicino Lione, che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Il gruppo è anche noto per essere vicino ad Erdogan: non a caso, il memoriale del genocidio armeno di Décines-Charpieu è stato imbrattato con la sigla del gruppo e le lettere RTE, le iniziali del Presidente turco.

    Un nuovo evento che testimonia il ruolo sempre più importante della Turchia di Erdogan nell’Hexagone, nonché una nuova evoluzione dello scenario geopolitico caratterizzato dalla contrapposizione tra Turchia e Francia, quest’ultima recentemente colpita da nuovi attacchi terroristici. Resta da interrogarsi, dunque, sul ruolo esercitato da Ankara e dai rapporti bilaterali con Parigi, in questa nuova ondata di terrore.