La scommessa Vision 2030

    Silvia Luminati

    La pandemia del petrolio ha assestato un duro colpo ai Paesi fortemente dipendenti dall’oro nero come l’Arabia Saudita. Per decenni la ricchezza petrolifera ha sostenuto la famiglia reale e garantito una certa stabilità politica ma ha anche permesso al Paese stesso di esercitare un’importante influenza nella regione. Perciò che impatto può aver avuto una crisi così profonda del settore petrolifero (ad aprile un barile veniva venduto a quasi meno 40 dollari) sull’Arabia Saudita, un Paese con un’economia scarsamente diversificata, e sulla monarchia saudita?

    Battuta d’arresto per Vision 2030

    Per capire meglio quanto Riad sia dipendente dal greggio basti pensare che il petrolio -insieme al gas naturale- conta il 50% del PIL totale saudita e che il Paese possiede il 17% delle riserve mondiali di petrolio. Perciò Vision 2030, il piano del principe Mohammad bin Salman (MbS), pensato per rilanciare la diversificazione economica riducendo la dipendenza dello Stato dagli introiti petroliferi, è stato accolto come un progetto ambizioso ma anche necessario. Bisogna dire però che gli obiettivi di MbS vanno oltre la mera sfera economica perché Vision 2030 punta anche al rilancio del turismo, alla modernizzazione del Paese, alla green economy etc… Tuttavia questa crisi economica potrebbe trasformarlo in un piano troppo ambizioso soprattutto per quanto riguarda le riforme promesse in ambito sociale come la modernizzazione del sistema di welfare, la riformulazione del sistema dei sussidi per le fasce più deboli della popolazione e l’introduzione di nuove misure per contrastare il problema della disoccupazione. Se nel 2019 l’inflazione e una generale diminuzione dei prezzi del greggio avevano impedito all’economia di andare oltre il +0.3%, nel 2020 la crescita dell’Arabia Saudita si contrarrà del 5.2% con un -4.8% solo nel settore dell’export. Considerando poi la crisi che ha vissuto, e sta vivendo, il settore petrolifero e quello del turismo religioso -che conta circa il 7% del PIL totale saudita- la Banca mondiale ha già avvertito che l’Arabia Saudita dovrà mettere in atto una dura politica di austerity per risollevarsi. Quindi se Riad non dovesse raggiungere gli obiettivi fissati da MbS nei tempi stabiliti -cosa che accadrà con molta probabilità- non sarà una grande sorpresa.

    Con ciò non si vuole dire che Vision 2030 è destinato al fallimento, anzi il suo rallentamento forzato potrebbe giocare a favore di MbS che avrebbe più tempo per realizzare le sue riforme considerando anche che alcune scadenze fissate erano state già mancate. La transizione verso la cosiddetta “Post-oil era” è stata ulteriormente complicata dalla pandemia, e con gli introiti petroliferi (esportazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici) che ancora rappresentano la principale fonte di ricchezza per il Paese, la strada da percorrere sarà ancora più ardua.

    Quali rischi corre l’Arabia Saudita

    Fin dal lancio di Vision 2030 nel 2016 è stato chiaro che il progetto di MbS fosse soprattutto quello di attrarre numerosi investimenti dall’estero e di allacciare importanti relazioni commerciali con diversi partner. Basti pensare che l’Arabia Saudita ha siglato con il Giappone l’accordo “Saudi-Japan Vision 2030” che prevede investimenti nel settore privato e pubblico e in particolare in quello tecnologico con la creazione di un fondo ad hoc di circa 25 miliardi. Riad ha poi guardato anche alla Cina, uno dei maggiori acquirenti di greggio saudita, con cui ha stretto una partnership nel settore manifatturiero ed energetico. Il fatto che abbia voluto giocare su più fronti intraprendendo trattative commerciali con diversi Paesi testimonia l’urgenza che ha di rafforzare e di diversificare le sue capacità produttive ed economiche. Chiaramente questa mossa potrebbe rivelarsi rischiosa, visto che potrebbero sorgere problemi proprio a causa dei numerosi partner a cui Riad si è legata. Per questo la monarchia saudita dovrà continuare a mantenere una posizione di equidistanza ed equilibrio tra i suoi alleati e cercare di consolidare il suo ruolo all’interno di una regione segnata dall’instabilità politica ed economica. In altre parole, se l’Arabia Saudita vuole raggiungere i suoi obiettivi dovrà muoversi con molta cautela sul piano politico internazionale, ma con una politica estera da decenni influenzata dagli USA potrebbe risultare difficile. Nel bel mezzo di una recessione economica globale resta quindi il dubbio sulle reali capacità di Riad di affrontare la crisi mantenendo allo stesso tempo in piedi il programma Vision 2030 con le sue riforme fiscali, economiche e sociali.