La sicurezza alimentare in Italia e in America Latina

    Simona Bottoni

    PALAZZO MARINI – SALA DELLE COLONNE – ROMA 25 NOVEMBRE 2013

    Relazione di Simona Bottoni[1]

    TRA GLI OBIETTIVI DI QUESTO INCONTRO, OLTRE A QUELLO DI CREARE UN MOMENTO DI RIFLESSIONE SUI RAPPORTI POLITICO-ISTITUZIONALI ED ECONOMICI TRA ITALIA ED A.L., C’E’ ANCHE QUELLO DI ILLUSTRARE LA VI CONFERENZA ITALIA-A.L..

    NEL CORSO DI QUELLA CONFERENZA, TRA LE ALTRE COSE, VERRA’ PRESENTATA L’EXPO 2015 DI MILANO, IL CUI FOCUS SARA’ CENTRATO SUL TEMA DELLA “SICUREZZA ALIMENTARE”. QUESTA RELAZIONE SARA’ INCENTRATA PROPRIO SUL TEMA DELLA “SICUREZZA ALIMENTARE” IN ITALIA ED IN AMERICA LATINA, CON BREVI CENNI SULLE POSSIBILITA’ DI COLLABORAZIONE IN QUESTO AMBITO.  

    LA SICUREZZA ALIMENTARE

    La sicurezza alimentare, nella sua accezione più ampia, è intesa come la possibilità di garantire, in modo costante e generalizzato, acqua ed alimenti per soddisfare il fabbisogno energetico di cui l’organismo necessita per la sopravvivenza e la vita, in adeguate condizioni igieniche.

    La definizione comunemente accettata a livello internazionale è quella elaborata nel World Food Summit del 1996, e cioè che è una situazione in cui: “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti, che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari, per condurre una vita attiva e sana”.

    Da questa definizione discendono le tre dimensioni fondamentali della sicurezza alimentare:

    la disponibilità di alimenti, intesa come un quantitativo sufficiente di cibo sicuro e

    Nutriente, disponibile per ciascun individuo, o comunque da ciascuno reperibile;

    l’accesso all’offerta, nel senso di disponibilità di risorse adeguate per ottenere alimenti che costituiscano una dieta nutriente;

    l’utilizzo degli alimenti, nel senso di un appropriato uso biologico degli alimenti stessi.

    Dal punto di vista prettamente sanitario la sicurezza alimentare è intesa anche come sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.

    Dal punto di vista economico-sociale, nei paesi dove le condizioni di base della popolazione sono caratterizzate da forte rischio di denutrizione, per sicurezza alimentare si intendono primariamente le misure che assicurano la copertura delle esigenze delle popolazioni da un raccolto all’altro, con un sufficiente livello di scorte per le evenienze negative.

    Nei paesi in cui il pericolo di carestie generalizzate è basso, le problematiche di sicurezza alimentare sono prevalentemente di tipo qualitativo (igiene alimentare). Il concetto di sicurezza alimentare come possibilità di garantire cibo e acqua alle popolazioni è, invece, prevalente nei paesi dove questo pericolo è alto.

    In ogni caso, la sicurezza alimentare contempla innanzitutto la buona qualità di un alimento sotto il profilo igienico e sanitario.

    Tra Italia ed A.L. (e paesi in via di sviluppo in genere), esiste una notevole differenza di approccio al concetto di “Alimenti”: laddove per l’una costituiscono una commodity, per gli altri sono principalmente un diritto umano.

    E questo diverso approccio si riverbera anche sulla “Sicurezza alimentare” laddove l’Italia, e l’UE in genere, debbono affrontare, essenzialmente, problematiche di utilizzo degli alimenti, che rilevano dal punto di vista economico e della tutela della salute pubblica (frodi alimentari, contraffazioni, mancate tracciabilità delle filiere alimentari etc.); che si traducono, poi, in sanzioni economiche in danno di chi viola determinati principi di rispetto della salute pubblica, correttezza e trasparenza nei confronti del consumatore. Le politiche nutrizionali, quindi, corrispondono alla dimensione dell’«utilizzazione», che promuove il consumo di alimenti di qualità nutritiva e sicurezza richiesti per un corretto sviluppo delle persone.

    Mentre l’A.L. (ed i paesi in via di sviluppo in genere), devono affrontare la sicurezza alimentare soprattutto in termini di disponibilità di alimenti e di accesso all’offerta. La sicurezza alimentare si riassume, quindi, nell’obiettivo fondamentale di fare in modo che le persone accedano in modo stabile ad alimenti sani e nutritivi.

    Gran parte delle politiche riferite alla dimensione di “utilizzo” degli alimenti  entrano nell’orbita di azione dei Ministeri della Salute, incaricati di offrire assistenza sanitaria a donne in gravidanza, madri e bambini. In misura minore, queste politiche sono anche sotto la responsabilità dei Ministeri dello Sviluppo Sociale, nell’ámbito della lotta contro la povertà e la malnutrizione.

    (Le misure riguardanti l’infrastruttura sanitaria fanno capo ai Ministeri dei Lavori Pubblici oltre che ad istituti specializzati in acquedotti ed infrastrutture di acqua).

    La maggioranza dei paesi dell’A.L. ha applicato politiche di sviluppo di opere di infras trutture sanitarie, e si rileva anche una presenza importante di misure per favorire la nutrizione e la sicurezza degli alimenti. Le misure orientate ad ampliare e migliorare la copertura della rete sanitaria nelle zone abitate di ciascun paese sono presenti praticamente in tutta la regione. Nelle località rurali remote o nelle zone periurbane ad alta vulnerabilità, dove non ci sono i servizi di base, con le conseguenti ripercussioni negative sulla salute dei loro abitanti, questo tipo di iniziative si trasformano in un pilastro di base per raggiungere migliori livelli di sicurezza alimentare.

    Molti dei programmi riferiti a questo campo contano sull’appoggio della cooperazione internazionale. Per esempio la Bolivia è appoggiata dall’Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo (AECID) e dal Banco Interamericano de Desarrollo (BID) nell’avvio del suo «Programma dell’Acqua e Rete Fognaria Periurbana»; mentre in Paraguay gli stessi organismi di cooperazione finanziano opere sanitarie per località rurali ed insediamenti indigeni. Alcuni paesi dei Caraibi si focalizzano specialmente nella costruzione e riparazione di acquedotti per garantire la somministrazione di acqua, come succede per esempio a Cuba o nella Repubblica Dominicana.

    Lo sradicamento della malnutrizione è uno degli obiettivi basilari della politica di Sicurezza Alimentare e Nutrizionale, e praticamente in tutti i paesi dell’A.L. esistono iniziative al riguardo.

    Tra le politiche più radicate nella regione ci sono le iniziative di potenziamento nutrizionale degli alimenti: si pensi alla politica del Costa Rica, applicata da oltre 50 anni, per arricchire alimenti come la farina di grano, o di mais o il riso. Oppure la produzione di farina di mais fortificata, detta «Super Tortilla», in Guatemala, per le donne nel periodo di gestazione e per bimbi fino ai 5 anni di età. O ancora il lancio del latte fortificato, chiamato «Más», in Uruguay, destinato a combattere le carenze di ferro.

    I paesi che, in generale, hanno un basso livello di malnutrizione mantengono programmi e politiche da lungo tempo, già istituzionalizzate all’interno di propri apparati pubblici. In questi paesi, quindi, trovano spazio anche misure focalizzate sulla sicurezza alimentare, che essenzialmente corrispondono a 2 tipi di iniziative:

    • da un lato azioni di assistenza tecnica e di formazione in materia di sicurezza, tanto per i produttori che per i consumatori. Si pensi, ad esempio, alla formazione, rivolta ai produttori, che si fa in El Salvador sotto il segno del «Plan de Agricultura Familiar»; oppure all’attuazione del «Programa Nacional de Capacitación de la Inocuidad de los Alimentos Agropecuarios Primarios y Piensos» in Perú; oppure ancora alle certificazioni di «Buenas Prácticas Agrícolas» che vengono rilasciate alle proprietà di piccoli produttori in Nicaragua.
    • dall’altro politiche, o lineamenti generali, in materia di sicurezza alimentare. Ne sono esempi l’istituzione della «National Food Safety Policy» in Jamaica; o il potenziamento del «Sistema Nacional de Inocuidad» in Cile: si tratta di politiche che generano lineamenti normativi o azioni intersettoriali in materia, nel lungo termine.

    Al contrario, nei paesi più colpiti dalla malnutrizione, i programmi e le politiche tendono a cambiare spesso nel corso del tempo; e questo è dovuto quasi sempre all’urgenza con cui si pone il problema. Il che comporta il moltiplicarsi di iniziative, appoggiate dalla cooperazione internazionale e realizzate senza la necessaria coordinazione, incidendo negativamente sul raggiungimento degli obiettivi.

    Data l’importanza che il proble ma della denutrizione ha assunto nell’agenda pubblica, praticamente tutti i paesi dell’A.L. e Caraibi hanno program mi per migliorare lo stato nutrizionale dei bambini ed affrontare la malnutrizione cronica.

    Molti programmi ed iniziative sono attuati nel Centroamerica, ed a seguire in Sudamerica e nei paesi andini; cui si aggiunge Haití: queste sono, nell’ordine, le zone dov’è prevalente la denutrizione cronica, il che implica un’importante presenza della cooperazione internazionale e di organismi sopranazionali coinvolti nell’implementazione di politiche, che, come si è detto, non sempre si realizza in forma coordinata ed armonica.

    Quanto alle fonti di finanziamento, in Cen troamerica e nei paesi andini si osserva una maggiore presenza di finanziamento internazionale, mentre nel Cono Sud si verifica una preminenza dell’applicazione di risorse pubbliche dei paesi. Al riguardo, uno studio del Programma Mondiale degli Ali menti (2010) indica che, del campione di 120 programmi sociali del Centroamerica che avevano una componente nutrizionale all’interno dei loro obiettivi, solo il 21 % era finanziato esclusivamente con fondi pubblici; mentre il 30 % veniva finanziato con fondi pubblici ed internazionali;  ed un 21 % esclusi vamente con fondi della cooperazione internazionale. La percentuale restante corrispondeva ad altre fonti di finanziamento.

    La sicurezza alimentare rappresenta un tema centrale nel quadro della problematica della crescita delle economie arretrate.

    Il principale obiettivo di sviluppo fissato a livello internazionale per il nuovo millennio è l’eliminazione della povertà; e, considerato che la fame è, allo stesso tempo, causa e manifestazione della povertà, si assiste ad un forte interesse per la promozione di politiche per la sicurezza alimentare.

    Questo elemento di forte discontinuità rispetto al passato, quando gli interventi di sicurezza alimentare erano tra gli ultimi punti dell’agenda politica internazionale e la problematica era affrontata quasi esclusivamente nelle situazioni di emergenza, ha fatto sì che le politiche per la sicurezza alimentare siano diventate un elemento fondamentale delle strategie di sviluppo delle aree arretrate.

    Secondo le stime della FAO, contenute nel ”Panorama de la Seguridad alimentaria y nutricional 2012 en Amèrica Latina y Caribe” (Fao, 2012), 868 milioni di persone sono tuttora sottonutrite, e, di queste, 820 milioni si concentrano nei Paesi in via di sviluppo, con India (212 milioni) e Africa Sub-Sahariana (206 milioni) che fanno registrare valori particolarmente elevati; e con l’A.L. che ne fa registrare 49 milioni.

    In un mondo in cui il cibo è abbondante, ma in cui le persistenti disuguaglianze nell’accesso alle risorse e alle opportunità perpetuano l’insicurezza alimentare e la deprivazione, l’eliminazione della fame e della malnutrizione è sicuramente un problema economico, ma è anche un obbligo morale.

    Nel 1996 il World Food Summit si è posto l’obiettivo ambizioso di dimezzare il numero dei sottonutriti al 2015, ma ciò significa anche aver accettato l’esistenza, al 2015, di ancora 400 milioni di persone sottonutrite.

    Secondo le proiezioni della Fao i progressi compiuti verso la riduzione della fame sono troppo lenti per raggiungere la soglia fissata dal World Food Summit.

    Se le attuali tendenze non si modificheranno, nei Paesi in via di sviluppo avremo 170 milioni in più di persone sottonutrite rispetto all’obiettivo stabilito dal suddetto Summit e i divari saranno particolarmente severi in termini assoluti per l’Africa Sub-Sahariana e il Sud Asia.

    Per il futuro abbiamo sicuramente una certezza: nonostante i progressi compiuti verso l’eliminazione della fame, nessuno degli obiettivi posti dalla comunità internazionale sarà sicuramente raggiunto.

    La lotta contro l’insicurezza alimentare richiede uno sforzo comune tra paesi ricchi e poveri e tra le loro popolazioni, ed una visione condivisa di un mondo libero dall’insicurezza alimentare. Questo problema si pone, oggi, con particolare durezza perché ci troviamo ad un crocevia: in uno scenario internazionale in cui si sta assistendo al taglio della spesa per gli interventi sociali e al collasso dei prezzi pagati agli agricoltori, l’attuale politica, basata sulla deregolamentazione, liberalizzazione commerciale e privatizzazione, non si è dimostrata capace di contenere il fenomeno della sottonutrizione, di migliorare il benessere sociale e di aumentare il reddito degli agricoltori.

    In questo contesto, gli osservatori sollecitano la revisione dell’attuale modello di sviluppo e, con riferimento alla sicurezza alimentare, il passaggio da un concetto di tipo tecnico ad uno politico, vale a dire il passaggio dal concetto di sicurezza alimentare a quello di sovranità alimentare. Dove, per sovranità alimentare s’intende il diritto dei popoli ad un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli ed alimentari.

    Questo concetto è stato proposto per la 1^ volta a livello globale presso la FAO (organismo delle Nazioni Unite) a Roma nel 1996. Oggi alcuni Stati, specialmente nel Sud del Mondo, hanno inserito il concetto di Sovranità  alimentare nella loro Costituzione (ad es. il Nepal, la Bolivia, l’Ecuador). La Sovranità alimentare promuove le economie ed i mercati locali e nazionali; un commercio che garantisca redditi equi a tutte le persone coinvolte ed il diritto dei consumatori al controllo della propria nutrizione; assicura che i diritti d’uso e di gestione di terre, territori, acque, semi, mandrie e biodiversità  siano di coloro che producono il cibo.

    IL QUADRO NORMATIVO SULLA SICUREZZA ALIMENTARE NELL’UE:

    Per garantire la sicurezza degli alimenti ai consumatori e salvaguardare il settore agroalimentare da crisi ricorrenti, l’Unione Europea, e l’Italia come Paese membro, hanno adottato una strategia globale di intervento denominata “sicurezza dai campi alla tavola”.

    Questa formula sintetizza lo spirito della normativa vigente, cioè quello di garantire cibi sani e sicuri lungo tutta la filiera produttiva; di predisporre un controllo integrato e di abbandonare l’approccio settoriale e verticale.

    Essa si basa sulla necessità che sussistano requisiti elevati per i prodotti alimentari e per la salute e il benessere di animali e piante, siano essi prodotti all’interno dell’UE o importati.

    Le prime valutazioni sul tema risalgono all’anno 1997 con il “Libro verde della Commissione sui principii generali della legislazione in materia alimentare dell’Unione Europea” ed hanno trovato una formulazione condivisa nel “Libro Bianco sulla sicurezza alimentare” del 2000.

    Tali documenti fondamentali hanno ispirato il successivo impianto normativo comunitario in materia di sicurezza alimentare, in primis il Regolamento (CE) n. 178/2002 (la c.d. “General Food Law”), che stabilisce i principii ed i requisiti generali della legislazione alimentare; istituisce l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare; e fissa procedimenti nel campo della sicurezza alimentare (come il Sistema di Allerta Rapida). Inoltre, introduce il concetto di “rintracciabilità”, sulla base del quale il consumatore e le Amministrazioni possono risalire a tutte le materie prime utilizzate dal produttore, ed individuare, così, eventuali responsabili di presenze indesiderate nei cibi.

    Il Regolamento n.178/2002 evolve, fino all’entrata in vigore del cosiddetto “Pacchetto Igiene”, il 1° gennaio 2006, con cui cambiano definitivamente le regole comunitarie sull’igiene e il controllo ufficiale degli alimenti.

    Infatti, attraverso il “pacchetto igiene” tutti gli Stati Membri hanno gli stessi criteri riguardo l’igiene della produzione degli alimenti, e, quindi, i controlli di natura sanitaria vengono effettuati secondo i medesimi standard su tutto il territorio della Comunità Europea.

    Precedentemente esistevano notevoli differenze tra le legislazioni dei vari paesi riguardo ai concetti, ai principii ed alle procedure in materia alimentare. Uniformando le norme sanitarie, si rende possibile la libera circolazione di alimenti sicuri, contribuendo al benessere dei cittadini. Ricordando sempre che la finalità primaria della legislazione alimentare dell’UE, recepita anche in Italia, è la tutela della salute dei consumatori.

    I principi generali sui quali verte la nuova legislazione comunitaria sono:

    • controlli integrati lungo tutta la catena alimentare (dalla produzione alla distribuzione);
    • interventi basati sull’Analisi del Rischio;
    • responsabilità primaria dell’operatore del settore per ogni prodotto da lui realizzato, trasformato, importato, commercializzato o somministrato;
    • rintracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera;
    • consumatore come parte attiva della sicurezza alimentare.

    I recenti sviluppi della normativa alimentare, quindi, richiedono che il controllo sulla sicurezza degli alimenti sia articolato su 2 diversi livelli: un livello esterno, rappresentato dalle Autorità di controllo; ed uno interno, rappresentato dal titolare dell’industria alimentare o dal suo delegato (c.d. principio dell’autocontrollo).

    Da ultimo il Reg. CE n. 178/2008 ha istituito il Sistema di Allerta Rapido RASFF (acronimo per Rapid Alert System for Food and Feed) sotto forma di network in cui sono coinvolti: gli Stati Membri, con i punti di contatto designati dalla Commissione; la Commissione Europea – Direzione Generale SANCO, con sede a Bruxelles – come amministratore del sistema di rete; l’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) con sede a Parma; i Paesi dell’EEA (area economica europea) Norvegia, Liechtenstein e Islanda.

    Ogni qualvolta uno Stato Membro è a conoscenza di un serio rischio, diretto o indiretto, per la salute del consumatore, derivante da un alimento, informa immediatamente, con una notifica di allerta, la Commissione Europea, tramite il sistema di notifica del RASFF. La Commissione registra la notifica di allerta e la invia, immediatamente, ai membri del network, attraverso l’utilizzo di posta elettronica dedicata, che ogni punto di contatto ha istituito per la rete del sistema (nel caso dell’Italia, il Ministero della Salute).

    Gli Stati Membri comunicano alla Commissione, attraverso il Sistema Rapido di Allerta, le misure adottate per limitare il rischio per il consumatore, dal ritiro al richiamo del prodotto, ed ogni altra informazione che richieda un’azione rapida di intervento, sia su base volontaria che obbligatoria, a seguito di controllo sul mercato o al confine.

    L’attività di sorveglianza viene resa pubblica, nel sito del Ministero della Salute, mediante report trimestrali ed annuali, evidenziando anche le principali contaminazioni rilevate negli alimenti, attraverso il sistema di allerta della Commissione Europea.

    Il RASFF è risultato uno strumento concreto per garantire la sicurezza alimentare, in una politica comune di tutela del consumatore europeo. E’ stato pensato come uno strumento con cui le Autorità di controllo possono condividere le informazioni su un rischio sanitario negli alimenti, in maniera veloce e semplice. I dati scambiati aiutano per la predisposizione di misure efficaci, vòlte a limitare il rischio per il consumatore, con rapidità d’intervento e coordinamento delle attività del controllo ufficiale.

    Come si è detto, la normativa europea stabilisce che siano gli operatori del settore alimentare a dover garantire che, nelle imprese che controllano, gli alimenti soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare, inerenti alle loro attività, in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione (art. 17 Reg. CE n.178/2002): è il principio dell’autocontrollo. L’obiettivo è di ottenere prodotti alimentari il più possibile sicuri. Gli strumenti per raggiungere tale obiettivo sono molteplici. La legislazione alimentare prevede che gli operatori predispongano ed attuino adeguate procedure operative, e che si possano avvalere anche di appositi manuali redatti su base volontaria.

    Tra le procedure obbligatorie vi sono quelle basate sul sistema HACCP (art. 5 del Reg. CE n.852/2004 e succ. mod.), cioè di Analisi del Pericolo e Punto Critico di Controllo.

    L’HACCP (acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points), letteralmente «Analisi del Pericolo e Punto Critico di Controllo»,  è un sistema che previene i pericoli di contaminazione alimentare attraverso l’analisi dei rischi che caratterizzano il processo produttivo degli alimenti, col monitoraggio dei punti della lavorazione degli alimenti in cui si prospetta una contaminazione sia di natura biologica che chimica o fisica. La sua finalità è quella di individuare ed analizzare pericoli e mettere a punto sistemi adatti per il loro controllo, per garantire salubrità e sicurezza degli alimenti.

    Questo sistema si applica a tutti i passaggi della filiera e si basa sulla prevenzione dell’insorgenza del danno, approccio innovativo rispetto al metodo del controllo sul prodotto finito.

    Infatti, prima dell’adozione del sistema HACCP, le verifiche venivano effettuate a valle del processo produttivo, con analisi della salubrità del prodotto finito, pronto per la vendita al consumatore, e spesso il prodotto era consumato prima dell’individuazione dell’irregolarità. Inoltre, per le analisi, veniva effettuato il campionamento (analisi di un tramite prelievo di un campione) ed il risultato del campione analizzato non era un risultato significativo (l’eventuale contaminazione non si distribuisce omogeneamente nel lotto).

    Il sistema HACCP, invece, ha introdotto il concetto di prevenzione, perché analizza i possibili pericoli che si possono verificare in ogni fase del processo produttivo e nelle fasi successive, come lo stoccaggio, il trasporto, la conservazione e la vendita al consumatore. Questo controllo si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e distribuzione degli alimenti allo scopo di individuare le fasi del processo che possono rappresentare un punto critico (per esempio: la distribuzione di prodotti surgelati, dove la temperatura di conservazione non deve salire oltre i -18 C°, rimanendo costante dalla produzione alla consumazione).

    La Commissione Europea ha redatto delle Linee Guida Generali sull’applicazione delle procedure riferite ai principii del sistema HACCP per aiutare tutti coloro che intervengono nella catena della produzione alimentare.

    L’obbligo dell’autocontrollo prescinde sia dalla natura, pubblica o privata, dell’azienda (la sicurezza igienica della mensa di un ospedale deve essere la stessa di quella fornita da un ristorante o da una gelateria o da un circolo privato), sia dalle finalità di lucro o meno dell’azienda stessa.

    Il Regolamento n.852/2004 invita gli Stati membri dell’Unione Europea a promuovere l’applicazione dell’autocontrollo basato sul sistema HACCP anche alla produzione primaria (cioè agricola) in considerazione del fatto che in questo comparto produttivo si sono verificate, negli ultimi anni, gravi emergenze sanitarie (ad es.: mucca pazza, diossina, aflatossine, ecc.).

    Il sistema HACCP si è ormai affermato come un fondamentale strumento di garanzia della sicurezza degli alimenti, perché consente alle aziende un monitoraggio costante della propria produzione, ed alle Autorità Sanitarie di focalizzare la propria attività di controllo solo su quei punti in cui è massimo il rischio di contaminazione degli alimenti.

    Il Reg. CE n.882/2004 prevede che i controlli ufficiali per verificare il rispetto della normativa in materia di sicurezza alimentare siano eseguiti dall’Autorità competente che ha anche il potere di adottare tutti i provvedimenti per tutelare la Salute Pubblica.

    In Italia i controlli sulla sicurezza alimentare e sulla qualità degli alimenti sono svolti dal Ministero della Sanità, attraverso le ASL e gli Enti Locali; e poi anche dalle Forze di Polizia; dal Ministero dell’Ambiente; dal Ministero delle Politiche Agricole e dall’Agenzia delle Dogane.

    Il controllo ufficiale degli alimenti e delle bevande serve:

    • a verificare e garantire la conformità dei prodotti alle disposizioni sulla prevenzione dei rischi per la salute pubblica;
    • a proteggere gli interessi dei consumatori;
    • ad assicurare la lealtà delle transazioni.

    Il controllo riguarda sia i prodotti italiani, o di altra provenienza, destinati ad essere commercializzati nel territorio nazionale; che i prodotti destinati ad essere spediti in un altro Stato dell’Unione Europea, oppure esportati in uno Stato terzo.

    Il controllo ufficiale degli alimenti e delle bevande:

    • viene effettuato lungo tutta la filiera produttiva – dalla produzione primaria alla trasformazione, magazzinaggio, trasporto e commercio, fino alla somministrazione ed al consumo;
    • riguarda tutti i prodotti e gli additivi alimentari, nonché i materiali destinati a venirne a contatto, commercializzati nel territorio nazionale o destinati all’esportazione.

    L’indagine prevede:

    – accertamenti completi sul prodotto, attraverso ispezioni, campionamenti ed analisi di laboratorio;

    – sopralluoghi nell’àmbito dell’ambiente di produzione ed indagini sul personale addetto;

    – controlli sull’applicazione dei programmi di HACCP che le aziende predispongono per l’individuazione dei punti critici della catena produttiva.

    Le attività del controllo ufficiale verificano:

    • lo stato, le condizioni igieniche e gli impieghi di impianti, attrezzature, utensili, locali e strutture;
    • le materie prime, gli ingredienti, i coadiuvanti ed ogni altro prodotto utilizzato nella produzione e preparazione per il consumo;
    • i prodotti semilavorati;
    • i prodotti finiti;
    • i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti;
    • i procedimenti di disinfezione, pulizia e manutenzione;
    • i processi tecnologici di produzione e trasformazione dei prodotti alimentari;
    • l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari;
    • i mezzi e le modalità di conservazione

    Nell’ambito dei controlli ufficiali:

    Le funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento sono svolte dal Ministero della Salute. Il Ministero opera, a livello centrale, con la Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione e, a livello territoriale, con i propri Uffici periferici, ovvero gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF), e gli Uffici Veterinari Periferici, che comprendono i Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) e gli Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari (UVAC).

    Le funzioni di prevenzione e repressione competono, su tutto il territorio nazionale e con strutture articolate anche a livello periferico, al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute attraverso i Nuclei Antisofisticazione e Sanità (NAS).

    Le funzioni di controllo sulle attività di produzione, commercio e somministrazione degli alimenti e delle bevande sono coordinate a livello regionale, dagli Assessorati alla Sanità delle Regioni; mentre sul territorio competono ai Comuni, che le esercitano attraverso le Aziende Sanitarie Locali.

    Le analisi sui prodotti alimentari sono affidate ai laboratori pubblici del Controllo Ufficiale (Presidi Multizonali di Prevenzione, Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente – ARPA  ed agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali).

    I risultati delle attività di vigilanza e di controllo analitico vengono trasmessi annualmente al Parlamento con una Relazione su “Vigilanza e Controllo degli alimenti e delle bevande in Italia”.

    Il Piano Nazionale Integrato (PNI o MANCP) descrive il “Sistema Italia” dei controlli ufficiali in materia di alimenti, sanità e benessere animale, e sanità delle piante, ed è uno strumento per la razionalizzazione delle attività, mediante un’opportuna considerazione dei rischi ed un adeguato coordinamento di tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

    Il Piano nasce dalla collaborazione tra Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Assessorati delle Regioni e Province autonome, Forze di Polizia ed Agenzia delle Dogane.

    Obiettivo è quello di favorire la visione complessiva delle attività di controllo attuate nel settore della sicurezza alimentare e della qualità degli alimenti e dei mangimi.

    Il Piano Nazionale Integrato 2011-2014 è stato approvato in Conferenza Stato Regioni con l’Intesa del 16 dicembre 2010 ed ha durata quadriennale.

    E’ uno strumento dinamico dove tutti i cittadini possono agevolmente consultare e verificare il sistema dei controlli ufficiali in materia di sicurezza alimentare, attuati per tutelare la loro salute.

    Ad esempio il PNI 2007-2010 è consultabile sul sito del Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1143_listaFile_itemName_0_file.zip ) downloadando il file.

    Ad ogni modo, i cibi che finiscono sulle tavole degli italiani sono sicuri ed è dimostrato anche dai numeri che l’attuale Ministro della Salute (Beatrice Lorenzin) ha illustrato nel luglio scorso (2013), presentando proprio i risultati del Piano Nazionale Integrato dei controlli per la sicurezza alimentare.

    Secondo i dati forniti, la situazione in Italia è complessivamente buona ed il nostro Paese, in Europa, è secondo solo alla Germania per sicurezza e salubrità dei cibi. Le Asl hanno effettuato oltre 700 mila controlli sulle imprese alimentari e sull’ortofrutta, per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari: le irregolarità riscontrate in questo settore sono state pari allo 0,4%, nettamente inferiori alla media europea del 2,6%.

    I controlli sono stati effettuati:

    – sulle imprese che producono alimenti di origine animale e non animale;

    – su quelle che somministrano e commercializzano alimenti e bevande;

    – sui distributori per la vendita di latte crudo;

    – sulle imprese del settore agricoltura biologica, di produzioni DOP, Igp e Stg e di vini D.O.C. ed Igt.

    I Nuclei anti sofisticazione dei carabinieri (Nas), riguardo ai residui dei prodotti fitosanitari negli alimenti, hanno prelevato ed analizzato 6.864 campioni, dei quali solo 26 sono risultati non conformi ai limiti consentiti, pari allo 0,4%, e 23 non regolari per l’impiego di un principio attivo non autorizzato per quella tipologia di alimento. Complessivamente, i risultati confermano la tendenza alla diminuzione delle irregolarità in questo settore, che sono scese in percentuale dal 5,6% del 2003 allo 0,4% del 2011.

    Una nota negativa, invece, è arrivata dal sistema di autocontrollo HACCP, che presenta ancora carenze applicative. Il Ministro della Salute ha spiegato che: “Queste carenze sono emerse durante le attività ispettive svolte dalle Asl e dal Comando Carabinieri per la tutela della salute, che ha attivato il sistema di allerta principalmente a causa di segnalazioni dei consumatori. Tali problematiche risultano essere ricorrenti negli anni. C’è, quindi, la necessità di proseguire nelle attività di formazione sia degli operatori addetti al controllo sia degli Operatori del settore alimentare (Osa), al fine di consentire una capacità di individuazione/risoluzione delle non conformità sempre più efficace, attraverso il corretto impiego degli strumenti di autocontrollo da parte degli Operatori del settore alimentare e di tutti gli strumenti del controllo ufficiale, incluso l’audit da parte delle Autorità competenti come numero di controlli”.

    Vale la pena ricordare che in Italia esiste anche  un organo consultivo in materia di sicurezza alimentare, il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA), che formula pareri scientifici su richiesta delle Amministrazioni centrali, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, e del Comitato strategico di indirizzo. Le richieste di parere vengono inoltrate al Comitato tramite il Segretariato nazionale della valutazione del rischio della catena alimentare, che è responsabile del coordinamento dei processi di valutazione del rischio.

    Il CNSA si è insediato la prima volta nel 19 febbraio 2008, le sue funzioni e la sua organizzazione sono state determinate dal Decreto Ministeriale del 26 luglio 2007. Il Comitato è composto da 18 membri, individuati tra esperti di comprovata esperienza scientifica ed elevata professionalità nelle materie attinenti la valutazione del rischio nella catena alimentare ed è attualmente presieduto dal Dr. Ferdinando Romano, medico, Professore ordinario di Igiene dell’Alimentazione presso l’Università La Sapienza di Roma.

    Il CNSA è affiancato dalla Consulta delle Associazioni dei Consumatori e dei Produttori in materia di sicurezza alimentare, collocata presso il Segretariato Nazionale della Valutazione del rischio della catena Alimentare (SNVRA) del Ministero della Salute.

    Il Segretariato svolge anche le funzioni di coordinamento con il Comitato di indirizzo politico strategico, che adotta il programma di lavoro annuale e pluriennale, definisce le priorità d’intervento e definisce le linee generali di comunicazione.

    SANZIONI IN ITALIA

    Oltre alle sanzioni specificatamente previste dal D. Lgs n.155/97, che riguardano la violazione degli obblighi d’autocontrollo, vanno sempre tenute presenti le possibili sanzioni relative alla non conformità del prodotto alle norme di legge, che peraltro possono derivare da una non esatta applicazione delle misure di prevenzione e controllo previste dal sopracitato decreto legislativo. La normativa alimentare prevede sia illeciti penali che amministrativi. In particolare:

    ILLECITI PENALI

    bisogna distinguere tra:

    • Violazioni di norme poste a tutela della salute pubblica, sono tutte quelle violazioni che possono costituire un pericolo per la salute del consumatore. In tale categoria vanno segnalati (ad es.mettere in commercio alimenti privati, anche in parte, dei propri elementi nutritivi o mescolati con sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale; in cattivo stato di conservazione; con cariche microbiche superiori ai limiti stabiliti dal regolamento di esecuzione o da ordinanze ministeriali; insudiciati, invasi da parassiti, in stato di alterazione o sottoposti a trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato d’alterazione; con aggiunta di additivi chimici di qualsiasi natura non autorizzati con decreto del Ministero per la Sanità.
    • 444 c.p., che punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa non inferiore a lire 100.000 chiunque metta in commercio sostanze non contraffatte, né adulterate, ma comunque pericolose per la salute pubblica.
    • Violazioni di norme a tutela della buona fede del consumatore, in particolare vanno ricompresi: l’art. 515 c.p. “Frode in commercio”, che prevede la pena della reclusione fino a 3 anni o la multa non inferiore a lire 200.000, nell’ipotesi di vendita di una cosa mobile (alimenti) per un’altra o di una cosa mobile per origine, provenienza, quantità e qualità diversa da quella dichiarata o pattuita; l’art. 516 “Vendita di sostanze non genuine come genuine”, che vieta la vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, sanzionando i contravventori con la reclusione fino a 6 mesi o la multa fino a lire 2.000.000; l’art. 13 L. n.283/62, che punisce con l’ammenda da lire 600.000 a lire 15.000.000 l’offerta in vendita o propaganda di sostanze alimentari, adottando denominazioni o nomi impropri, frasi pubblicitarie, marchi o attestati di qualità o genuinità, da chiunque rilasciati, nonché disegni illustrativi tali da sorprendere la buona fede o da indurre in errore gli acquirenti.

    ILLECITI AMMINISTRATIVI

    All’interno delle sanzioni amministrative sono ricomprese in particolare:

    • le violazioni delle norme previste da D. Lgs. n.109/92 n. 109 in materia di etichettatura. In particolare: l’art. 18/1, che prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.500.000 a lire 6.000.000 per “chiunque confezioni, detenga per vendere o venda prodotti alimentari non conformi” alle norme del decreto stesso, ossia non contenenti le indicazioni prescritte; l’art. 18/2 che stabilisce la sanzione amministrativa da lire 6.000.000 a lire 36.000.000 nel caso di violazione dell’art. 2 del D. Lgs n.109/92 che stabilisce che “l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari non devono indurre in errore gli acquirenti sulle caratteristiche del prodotto e precisamente sulla natura, sull’identità, sulla qualità, sulla composizione, sulla durabilità, sul luogo d’origine o provenienza, sul modo d’ottenimento o di fabbricazione del prodotto stesso”.

    L’Unione Europea, nel documento per l’istituzione dell’Autorità Europea in materia di Alimentazione EFSA, ha enunciato i principii comuni che sono alla base della legislazione alimentare ed ha definito la terminologia della stessa, evidenziando le modalità di applicazione e gli obiettivi che la normativa in materia di alimenti deve assicurare:

    1. un elevato livello di protezione della salute;
    2. il corretto funzionamento del mercato dei prodotti alimentari;
    3. definizioni chiare per facilitare l’accordo circa la definizione di “alimento”;
    4. un’elevata qualità ed un controllo scientifico indipendente alla base dell’analisi del rischio in materia di alimenti;
    5. il rispetto dei diritti del consumatore e la garanzia dell’accesso ad informazioni accurate;
    6. la rintracciabilità dei prodotti alimentari;
    7. la piena responsabilità degli operatori di mercato riguardo alla sicurezza dei prodotti alimentari;
    8. il rispetto degli accordi internazionali in materia di commercio;
    9. lo sviluppo trasparente della legislazione alimentare e il libero accesso all’informazione a questo proposito.

    L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – EFSA, acronimo di European Food Safety Authority, è un’agenzia dell’UE istituita nel gennaio del 2002 che ha sede in Italia, a Parma. Fornisce consulenza scientifica e una comunicazione efficace in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare.

    L’EFSA è un’agenzia indipendente, finanziata dal bilancio dell’Unione Europea, che opera in maniera autonoma rispetto alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo ed agli Stati membri dell’UE.

    Le attività dell’EFSA: produce consulenza specialistica per consentire alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo ed agli Stati membri dell’UE di prendere decisioni efficaci e puntuali in materia di gestione del rischio, grazie alle quali viene assicurata la protezione della salute dei consumatori europei e la sicurezza del cibo e della catena alimentare. L’Autorità comunica con il pubblico in modo aperto e trasparente su tutte le materie che rientrano nel suo ambito di competenza. Le attività scientifiche dell’EFSA vengono utilizzate dalle autorità responsabili delle decisioni politiche per adottare o revisionare la legislazione europea in materia di sicurezza dei cibi e dei mangimi, per decidere in merito all’approvazione di sostanze regolamentate, come pesticidi ed additivi alimentari, oppure per introdurre nuovi quadri normativi e formulare nuove politiche, ad esempio nel settore della nutrizione.

    L’EFSA ha già formulato pareri scientifici su una vasta serie di questioni problematiche legate al rischio. Tra queste: l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE, c.d. “mucca pazza”) e le encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE), la sicurezza degli additivi alimentari come l’aspartame, gli ingredienti alimentari allergenici, gli organismi geneticamente modificati (OGM), i pesci da allevamento o selvatici, i pesticidi e le problematiche di sanità veterinaria come l’influenza aviaria.

    L’EFSA, inoltre, assume incarichi di lavoro di sua spontanea iniziativa in ambiti scientifici, come i rischi emergenti, nei quali le conoscenze e gli approcci sono in costante evoluzione. Un esempio di tale attività è lo sviluppo di un approccio armonizzato per comparare i rischi che presentano le sostanze potenzialmente cancerogene.

    L’Autorità raccoglie ed analizza dati scientifici per garantire che la valutazione del rischio a livello comunitario avvenga in base ad informazioni scientifiche di assoluta completezza. L’EFSA svolge tale attività in collaborazione con gli Stati membri dell’UE nonché tramite consultazioni pubbliche e inviti per raccogliere informazioni da fonti esterne.

    Infine, attraverso le proprie azioni di comunicazione dei rischi, l’EFSA fornisce informazioni coerenti, accurate e puntuali su questioni di sicurezza alimentare a tutte le parti interessate e al pubblico in generale, sulla base delle valutazioni del rischio effettuate dall’Autorità e della sua esperienza scientifica.

    COSA PUO’ FARE L’UE IN AMERICA LATINA SUL TEMA “SICUREZZA ALIMENTARE”?

    VEDIAMO ALCUNE INIZIATIVE:

    1. IL PROGETTO “FROM EUROPEAN FORK TO LATIN AMERICAN FARM”
    • Nel 2005 La Commissione Europea ha finanziato un Progetto triennale dal titolo: “From European fork to Latin American farm: an innovative networking platform for EU-LAC partnerships in food quality and safety,  Research & Development” con uno stanziamento di circa 1 milione di Euro. I paesi coinvolti sono 32; i paesi che lavorano al Progetto sono: Argentina, Brasile, Uruguay, Cile per l’A.L.; Belgio, Portogallo e Spagna per l’UE.

    Il settore agroalimentare è un’importante area di crescita economica per i paesi dell’A.L. e dei Caraibi, ma questi paesi hanno bisogno di incontrare gli standard internazionali ed europei di qualità e sicurezza del cibo, soprattutto per preservare e rafforzare le loro potenziali esportazioni verso l’Europa. Questo è, quindi, un settore con un potenziale per una maggiore cooperazione tra Europa ed i paesi dell’America Latina ed i Caraibi. Il dialogo di scienza e tecnologia tra EU ed A.L. e Caraibi ha suggerito una piattaforma in rete per promuovere una collaborazione sulle scienze e le tecnologie per lo sviluppo agroalimentare.

           In cosa consiste il Progetto:

    Quattro membri dell’UE e quattro paesi del Cono Sud hanno unito i loro sforzi in una piattaforma in rete per scambiarsi informazioni sulle politiche di sicurezza alimentare dell’UE, sui prodotti agroalimentari dell’A.L. e dei Caraibi e sulle iniziative bilaterali di ricerca. L’approccio del Progetto “From European fork to Latin American farm” svilupperà cibo più sicuro e catene di produzione alimentare che raggiungono i requisiti di sicurezza e qualità dell’UE. L’approccio alla catena alimentare nel suo complesso porterà benefici ai paesi produttori in termini di salute, amministrazione delle risorse e protezione ambientale. I risultati saranno condivisi con tutti i paesi dell’A.L. e dei Caraibi.

          Aspetti internazionali:

    Questo approccio del Progetto “From European fork to Latin American farm” porterà benefici ai paesi produttori dell’UE e dell’A.L e dei Caraibi in termini di salute, amministrazione delle risorse, agro-business e protezione ambientale.

        Significato socio-economico:

    Il cibo dell’A.L. e Caraibi e dell’UE avrà i seguenti impatti socio-economici a lungo termine:

    • Migliorerà la salute ed il benessere dei cittadini dell’A.L. e dei Caraibi e dell’UE attraverso una catena alimentare sicura;
    • rafforzerà i forti legami commerciali esistenti tra i paesi dell’UE e quelli dell’A.L e Caraibi, in particolare per i prodotti vegetali, frutta e carne, e per lo sviluppo delle biotecologie;
    • Il dialogo transregionale promuoverà accordi internazionali e collaborazione e politiche di Ricerca e Sviluppo di reciproco beneficio;
    • Incoraggerà un’agricoltura più sostenibile ed un’organizzazione socio-economica.

         Significato scientifico:

    Attraverso la creazione di reti in collaborazione, il Progetto contribuirà alle seguenti aree scientifiche:

    • Argomenti di ricerca e sviluppo basati sull’analisi della domanda sociale e sui bisogni dell’agro-business dell’EU-ALC;
    • Energie rinnovabili ed uso efficiente dell’energia;
    • Produzioni alimentari e sistemi di conservazione innovativi e progrediti;
    • Nuove colture con alto potenziale nei mercati di nicchia dell’UE;
    • Sicurezza alimentare e strumenti per la garanzia della qualità;
    • Differenziazione dei prodotti, norme e politiche

         Risultati del Progetto

    • Formazione di gruppi di scienziati ricercatori a livello bi-regionale
    • Organizzazione di un sistema d’informazione innovative e globale
    • Promozione del dialogo tra tutti gli stakeholders (parti interessate) , incluse le industrie, i vertici politici e le organizzazioni dei consumatori
    • Proposte di nuovi argomenti di ricerca e di sviluppo per soddisfare bisogni specifici nel dialogo della rete
    • Promozione dell’etichettatura trasparente degli alimenti  e di strumenti di gestione della qualità
    • Maggiore sinergia tra le politiche di Ricerca e Sviluppo dell’UE ed i paesi dell’A.L. e dei Caraibi
    1. PROGETTO PER IL MIGLIORAMENTO DEGLI STANDARD DI FOOD SAFETY NEL MERCOSUR
    • Sempre in seno alla Commissione Europea, la Direzione Generale Sviluppo e Cooperazione EuropeAid, di recente istituzione, in collaborazione con la Direzione America Latina del SEAE (= Servizio Europeo per l’Azione Esterna, cioè la struttura di supporto del Ministro degli Esteri Europeo, Catherine Asthon), sta varando in questo periodo un Progetto, che sarà finanziato con i fondi destinati alla cooperazione con il Mercosur, finalizzato a migliorare gli standards di Food Safety del Mercosur, in vista della conclusione dell’Accordo di Associazione.
    1. LA RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE EURO-LATINOAMERICANA DEL 14 AGOSTO 2012
    • La Commissione per gli Affari economici, finanziari e commerciali dell’Assemblea ha proposto una Risoluzione sulla “Sicurezza alimentare dalla prospettiva dell’UE e dell’A.L. e Caraibi”

    In questa RISOLUZIONE,

    L’Assemblea Parlamentare Euro-Latinoamericana,

    – visto il regolamento 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo, – vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su “Una strategia tematica per la sicurezza alimentare: portare avanti i programmi di sicurezza alimentare per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM)”(COM(2006)0021), del 25 gennaio 2006,

    – viste la comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento europeo dal titolo “Un quadro strategico dell’UE per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i problemi della sicurezza alimentare” (COM(2010)0127) del 31 marzo 2010 e le conclusioni del Consiglio del 10 maggio 2010,

    – vista la relazione della Commissione per lo Sviluppo del Parlamento Europeo del 19 luglio 2011 sul quadro strategico dell’UE per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i problemi della sicurezza alimentare,

    – viste la comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento Europeo dal titolo “L’assistenza alimentare umanitaria” (COM(2010)0126), del 31 marzo 2010 e le conclusioni del Consiglio, del 10 maggio 2010,

    – vista la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare mondiale del 1996 in occasione della celebrazione del Vertice mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura promosso dalle Nazioni Unite (FAO),

    – vista la relazione annuale 2011 della FAO sullo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo,

    – visto il Bollettino dell’Ufficio Regionale della FAO per l’America Latina e i Caraibi, sulla sicurezza alimentare e nutrizionale nel periodo gennaio-marzo 2012,

    – vista la dichiarazione di Los Cabos, dei Leader del G20 del 19 giugno 2012 e la relazione dei Viceministri dell’Agricoltura del G20 del 18 maggio 2012 a Città del Messico,

    1. considerando che il paragrafo 1 dell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 riconosce il diritto di ogni singola persona a un livello di vita adeguato che assicuri, anche alla sua famiglia, salute e benessere e, soprattutto, l’alimentazione;
    2. considerando che, nel Vertice Mondiale sull’Alimentazione (Roma, 1996), i dirigenti di 185 paesi hanno riaffermato, nella Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare Mondiale, il diritto di ciascuna persona ad avere accesso ad alimenti sani e nutrienti, in coerenza con il diritto a un’alimentazione adeguata e con il diritto fondamentale di ogni persona a non patire la fame;
    3. considerando che la crisi alimentare, sperimentata nel periodo 2006-2008 ha portato 39 paesi del mondo, per lo più nazioni africane e asiatiche, ad affrontare emergenze alimentari critiche che hanno richiesto assistenza esterna urgente ed hanno avuto un enorme impatto sulle fasce più vulnerabili della popolazione;
    4. considerando che il numero delle emergenze alimentari è raddoppiato negli ultimi trent’anni e che si stima che questa tendenza continuerà nei prossimi decenni per la concomitanza di una serie di fattori, tra cui: il cambiamento climatico e l’aggravamento dei fenomeni meteorologici estremi, l’incremento della popolazione mondiale e la forte crescita delle economie emergenti, la modificazione delle abitudini e dei modelli di consumo delle società tradizionali, le distorsioni nel funzionamento della catena di approvvigionamento e di commercializzazione dei prodotti alimentari, l’aumento del costo dell’energia, l’espansione dei biocarburanti e la crescente speculazione finanziaria sulle derrate;
    5. considerando che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, la lotta contro la fame e la malnutrizione è rimasta ferma negli ultimi cinque anni, nella maggior parte delle regioni, anche a causa dell’inflazione dei prezzi delle derrate;
    6. considerando che il problema dell’insicurezza alimentare affligge, con speciale virulenza, le fasce più vulnerabili della popolazione che osserva che il proprio potere d’acquisto è diminuito, mentre si produce un innalzamento della soglia di povertà; considerando, inoltre, che la malnutrizione infantile fino all’adolescenza ha effetti gravi ed irreversibili sullo sviluppo fisico ed intellettuale, limitando, alla lunga, il potenziale della popolazione;
    7. considerando che in America Latina la fame e la povertà sono concentrate soprattutto nelle zone rurali, dove i piccoli proprietari locali praticano un’agricoltura di sussistenza su suoli degradati e poco fertili ed il cui reddito dipende dalla capacità di ottenere produzioni eccedentarie;
    8. considerando che, sebbene la regione latinoamericana abbia un forte settore agricolo e sia un esportatore netto di derrate, non ha beneficiato nel suo complesso dei prezzi elevati di tali prodotti sui mercati internazionali;
    9. considerando che, oltre a una situazione umanitaria grave, l’insicurezza alimentare è una grave minaccia per la stabilità, la pace e la sicurezza a livello globale;
    10. considerando che, in conseguenza di quanto sopra, negli ultimi anni si è giunti a una consapevolezza globale della portata del problema della sicurezza alimentare, che è servita da catalizzatore per gli sforzi volti a rafforzare il coordinamento e la governance internazionali in questo settore;
    11. esorta i paesi dell’Unione europea (UE) e dell’America Latina e dei Caraibi (ALC) a continuare a lottare per raggiungere il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio, che si prefigge di dimezzare, tra il 1990 e il 2015 – la percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e la percentuale di persone che patiscono la fame. Ricorda la stretta relazione tra scarsità di cibo e povertà e manifesta la propria preoccupazione per il fatto che lungi dal raggiungere questo obiettivo, tuttora più di un sesto della popolazione

    mondiale vive in condizioni di fame e povertà;

    1. è preoccupato per l’elevato livello dei prezzi alimentari che entrambe le regioni si trovano ad affrontare oggi, così come per le stime della FAO secondo cui questa tendenza di crescita e volatilità dei prezzi alimentari si manterrà nei prossimi decenni;
    2. si fa carico del crescente consenso sulla natura strutturale e non congiunturale, dei cambiamenti fondamentali della domanda e dell’offerta degli alimentari in tutto il mondo che sta favorendo una crescente inflazione dei prezzi degli stessi. Conviene che siffatto squilibrio strutturale trae origine da una grande varietà di fenomeni, sia concreti che finanziari;
    3. condivide la costernazione espressa da molte organizzazioni internazionali sul rapporto sempre più vincolante tra mercati dei prodotti alimentari e mercati finanziari. Inoltre, condivide la convinzione che le posizioni dominanti assunte dagli hedge funds (fondi speculativi) e pensionistici nei mercati degli strumenti finanziari derivati sulle derrate hanno contribuito in modo decisivo alla instabilità e alla distorsione dei mercati negli ultimi anni;
    4. costata che, pur essendo un fenomeno difficile da quantificare, l’acquisizione di terreni agricoli su grande scala è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni in America Latina, favorita dalla crescita dei prezzi alimentari e dall’aspettativa di alti profitti. Sebbene tali operazioni possano risultare vantaggiose sia per l’acquirente che per il venditore, la differenza di potere contrattuale tra le due parti può generare un esito poco favorevole per il piccolo produttore e generare la conseguente perdita di accesso alla terra della popolazione locale e la concentrazione della proprietà dei terreni in mano a stranieri;
    5. incoraggia i Governi della UE e dell’ALC a continuare a lavorare insieme nelle sedi multilaterali di governance della sicurezza alimentare ed a fare uso delle varie aree di dialogo biregionale UE-ALC per ravvicinare e coordinare le rispettive posizioni in materia. Raccomanda che nella ricerca di soluzioni globali entrambe le regioni svolgono consultazioni con i vari settori della società civile e in particolare con le organizzazioni agricole e le popolazioni indigene;
    6. sollecita i Governi ad integrare la sicurezza alimentare nelle loro politiche ed a garantire la coerenza tra le loro politiche agricola, commerciale, energetica e di sviluppo. A questo proposito ritiene opportuno che le economie più sviluppate dell’UE e dell’ALC sottopongano a revisione i loro regimi di sovvenzioni agricole, valutando i possibili effetti degli incentivi applicati nel settore dei biocarburanti;
    7. conviene di incoraggiare la ricerca di soluzioni sostenibili e di lungo periodo al problema dell’insicurezza alimentare, quantunque sottolinei la necessità di mantenere programmi di accesso immediato al cibo e di trasferimenti di redditi per fronteggiare i casi di emergenza alimentare, invita a concentrare gli sforzi in particolare sulla ricerca di soluzioni di sviluppo rurale e di incremento della produttività che risolvano le situazioni nel medio e lungo termine;
    8. pone l’accento sulla necessità di impegnarsi per politiche che favoriscono lo sfruttamento delle opportunità di crescita dell’agricoltura. Pone in evidenza il miglioramento dei metodi di produzione e delle condizioni del terreno, nonché la ricerca e lo sviluppo nel campo delle colture, delle sementi e degli OGM. Per sfruttare detto potenziale di crescita sarebbe anche necessario investire nella formazione degli agricoltori attraverso programmi di formazione specifici e nelle infrastrutture nelle zone rurali per migliorare le opportunità commerciali dei piccoli agricoltori e contribuire a dinamizzare i mercati locali;
    9. raccomanda di approfondire le politiche di adeguamento della produzione e del consumo delle derrate, favorendo la coltivazione di quelle varietà che meglio si adattano alle esigenze nutrizionali della popolazione locale, ma anche alle condizioni climatiche e del terreno. Sottolinea anche la necessità di evitare pratiche non sostenibili che contribuiscono al degrado del suolo e l’opportunità di attuare politiche volte a diversificare la produzione in alternativa alle monocolture, particolarmente esposte ai rischi climatici, ai parassiti e alle fluttuazioni dei prezzi. Siffatte misure, integrate dall’ampliamento della copertura di educazione alimentare, permetterebbero di salvare le derrate tradizionali che possono ampliare la base alimentare, migliorando lo stato nutrizionale della popolazione;
    10. sollecita i governi ad adottare misure di sostegno all’agricoltura familiare, soprattutto quella orientata a facilitare l’accesso al credito. Osserva che l’agricoltura familiare, in generale, non ha beneficiato dei prezzi alimentari elevati per il ridotto livello della concorrenza sui mercati, per i prezzi elevati dei beni intermediari e l’imprevedibilità dei redditi, essendo invece molto danneggiata dalla volatilità dei prezzi, che ha reso difficile la pianificazione delle attività, ha scoraggiato le decisioni di investimento e limitato l’accesso al credito;
    11. fa appello all’Unione Europea e ai suoi Stati membri affinché mantengano i loro sforzi nella cooperazione allo sviluppo, anche in un periodo di forti restrizioni di bilancio come quello presente. Pone in rilievo nel contempo che l’UE e i suoi Stati membri forniscono oltre la metà degli aiuti pubblici allo sviluppo in tutto il mondo e che una parte sostanziale dei medesimi è orientata a programmi di sicurezza alimentare, in particolare con i paesi considerati più vulnerabili in materia di risorse alimentari – nella regione: Honduras, Nicaragua, Cuba e Haitì –. Si compiace inoltre del buon funzionamento dello

    Strumento alimentare (Food facility) di 1 miliardo di euro con cui l’UE ha risposto alla crisi alimentare del 2006-2008;

    1. esprime il proprio fermo impegno a favore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite che ha dimostrato grande efficacia e rapidità nel portare urgentemente cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione in risposta alle ricorrenti emergenze alimentari che si sono verificate negli ultimi anni;
    2. accoglie con favore l’adozione, nel giugno 2011, del piano d’azione sulla volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari e l’agricoltura da parte dei ministri dell’Agricoltura del G20 e, in particolare, l’attuazione del Sistema di informazione del mercato agricolo (acronimo AMIS in inglese). A questo proposito, riconosce l’importante ruolo che il miglioramento dell’informazione e della trasparenza dei mercati svolge nella riduzione della volatilità sui mercati delle derrate;
    3. chiede ai governi di varare le misure necessarie a combattere la speculazione eccessiva, gli abusi e la manipolazione dei mercati delle derrate. Sottolinea che, per essere efficaci, gli sforzi per regolamentare i mercati finanziari devono essere globali. A questo proposito, fa propria la raccomandazione del G20 di migliorare la regolamentazione e la vigilanza dei mercati dei derivati sulle derrate e appoggia i principi per la regolazione e la vigilanza dei Mercati dei derivati delle derrate presentati dalla Organizzazione Internazionale dei Valori mobiliari (acronimo IOSCO in inglese) nel settembre 2011. Invita inoltre la IOSCO (Organizzazione Internazionale delle Commissioni di Sicurezza) ad una rapida elaborazione di raccomandazioni su come procedere per l’applicazione pratica di questi principi;
    4. riconosce che le strategie di sicurezza alimentare devono essere modulate per ogni paese ed essergli specifiche, stabilendo un giusto equilibrio tra sostegno alla produzione interna e copertura del fabbisogno alimentare attraverso il commercio. Quindi, per progredire verso il raggiungimento della sicurezza alimentare e una maggiore produttività agricola, è essenziale disporre di un sistema di scambi stabile, prevedibile, trasparente e privo di distorsioni;
    5. insiste affinché i governi nazionali, in conformità delle raccomandazioni della FAO, si astengano dall’avviare politiche commerciali restrittive per far fronte ai problemi interni di insicurezza alimentare, in quanto tali pratiche favoriscono maggiori aumenti dei prezzi sui mercati internazionali e la relativa volatilità. A questo proposito, invita i governi a vidimare l’accordo raggiunto al G20 per eliminare, e non imporre in futuro le restrizioni alle esportazioni di prodotti alimentari e le imposte straordinarie sugli alimenti acquistati per scopi umanitari non commerciali dal Programma alimentare mondiale. Nel contempo insiste a che i governi proseguano i negoziati per convertire detto accordo in un impegno vincolante a livello mondiale in sede di Organizzazione mondiale del commercio;
    6. si fa carico dell’analisi della Banca Mondiale che segnala un forte aumento dei costi logistici e di trasporto negli ultimi anni come elemento importante di inflazione dei prezzi delle derrate. Invita pertanto entrambe le parti ad approfondire le politiche di agevolazione del commercio e di liberalizzazione dei trasporti, sia nella dimensione intraregionale che tra l’ALC e l’UE;
    7. incarica i suoi Copresidenti di trasmettere la presente risoluzione alla Presidenza del Vertice UE-ALC, al Consiglio dell’Unione europea ed alla Commissione europea, ai Parlamenti degli Stati membri dell’Unione europea, di tutti i paesi dell’America latina e dei Caraibi, al Parlamento latinoamericano, al Parlamento centroamericano, al Parlamento andino, al Parlamento del Mercosur, al Segretariato della Comunità andina, alla Commissione dei rappresentanti permanenti del Mercosur, al Segretariato Permanente del Sistema economico latinoamericano e ai Segretari generali dell’OAS e dell’UNASUR.

    COSA FA L’ITALIA? IL PROGRAMMA “SICUREZZA ALIMENTARE ATTRAVERSO LA COMMERCIALIZZAZIONE DELL’AGRICOLTURA” CON LA FAO

    Un contributo forte l’Italia lo dà nel quadro delle attività realizzate attraverso il Fondo Fiduciario Globale della FAO per la Sicurezza Alimentare: molti progetti, che si svolgono in diversi paesi e regioni e che sono finanziati con questo fondo, al quale l’Italia contribuisce, si propongono di migliorare la “Sicurezza Alimentare attraverso la Commercializzazione dell’Agricoltura” (Food Security through Commercialization of Agriculture, FSCA).

    Questo approccio è iniziato nel 2006, in collaborazione con la Divisione delle Infrastrutture Rurali e Agro-industrie della FAO (AGS), che ha messo a disposizione i contenuti tecnici, e con il Servizio di Sicurezza Alimentare della FAO (TCSF), che ha garantito l’integrazione con i programmi della FAO già esistenti, come i Programmi Nazionali di Sicurezza Alimentare.

    L’obiettivo principale è quello di sostenere lo sviluppo dell’agricoltura e di trasformarla in un settore moderno, competitivo e commercialmente dinamico, rispettando gli ecosistemi locali e contribuendo al miglioramento economico e sociale delle comunità rurali.

    Oggi il 75 % dei poveri nei paesi in via di sviluppo vive in aree rurali: quindi, rafforzare il settore agricolo significa non solo migliorare l’accesso al cibo, ma anche creare un ambiente sostenibile per migliorare lo sviluppo economico e la sicurezza alimentare.

    La maggioranza di questi piccoli agricoltori affronta diverse difficoltà nell’attività agricola: ad esempio con perdite dopo il raccolto, essendo esclusi dai mercati nazionali ed internazionali e non riuscendo ad aggiungere valore alla loro produzione.

    Talvolta non hanno accesso alla tecnologia ed alle risorse basiche, a causa di investimenti insufficienti e della scarsa produttività.

    Tutti questi fattori influiscono negativamente sui loro redditi, causando insicurezza alimentare per le loro famiglie.

    La strategia FSCA (Sicurezza Alimentare attraverso la Commercializzazione dell’Agricoltura”) affronta questi problemi cercando di creare possibilità per piccoli agricoltori e piccole-medie imprese (PMI) impegnate nel settore agricolo.

    Agli agricoltori vengono trasmesse informazioni e nuove tecnologie agricole, coinvolgendoli lungo tutta la catena alimentare (produzione, trasformazione, commercio e consumo di prodotti alimentari). La strategia del Programma richiede il superamento di limiti identificati come punti deboli e strozzature (come ad es. la mancanza di collegamenti con i canali di commercializzazione, i problemi di qualità e sicurezza dei prodotti, la bassa produzione e la bassa produttività).

    Valorizzare la commercializzazione dell’agricoltura nelle aree con potenzialità di mercato aiuta ad identificare nuove opportunità commerciali.

    Sostenere l’adozione di tecnologie consente di aumentare la produzione, la produttività ed i redditi degli agricoltori, minimizzando, al contempo, la volatilità dei prezzi e promuovendo un uso sostenibile delle risorse naturali, al fine di garantire la sicurezza alimentare in qualsiasi paese.

    La strategia FSCA è costruita attorno alle seguenti componenti, come riportato nella figura sotto:

    In alcuni casi, la strategia FSCA è sviluppata a livello regionale per:

    – facilitare l’accesso ai mercati regionali e internazionali, rispettando gli standard di sicurezza alimentare e di commercializzazione;

    – rafforzare gli scambi transfrontalieri;

    – armonizzare le politiche e le istituzioni;

    – sostenere la competitività agricola e la modernizzazione.

    Indirettamente i progetti FSCA sono un beneficio per diversi soggetti che fanno parte della catena alimentare: come i commercianti locali e nazionali, agro-alimentari, buyer e consumers. L’intera comunità può avere accesso a una maggiore disponibilità di cibo di qualità superiore.

    Le esperienze e gli insegnamenti tratti sono condivisi fra i progetti italiani finanziati e le iniziative pilota di successo vengono replicate a livello nazionale e / o a livello regionale.

    Il Programma “Sicurezza alimentare attraverso la commercializzazione dell’agricoltura” è in atto in 34 paesi dal 2006. Fino ad oggi questi Paesi  hanno beneficiato di quasi 50 milioni di dollari investiti soprattutto nella governance, nello sviluppo delle capacità e nel trasferimento di tecnologie moderne e di buone pratiche.

    Alcuni progetti di successo sono stati finanziati dall’Italia, in Africa orientale ed occidentale, in America centrale e nei Caraibi e stanno trasformando i piccoli proprietari e le aziende familiari in piccole imprese.

    Il programma mira a creare un’agricoltura e sistemi alimentari più inclusivi ed efficienti a livello locale, nazionale e internazionale. Tali obiettivi sono al centro del nuovo quadro strategico con il quale la Fao sta ridefinendo il suo sostegno ai Paesi membri nella lotta contro la fame.

    In un mondo dove 842 milioni di persone soffrono ancora la fame, ma il cibo che il mondo produce è sufficiente, il problema non è la scarsità di alimenti.

    Il problema della fame e le soluzioni per affrontarla, sono oggi molto diversi dal passato: infatti, la globalizzazione ha portato a catene alimentari e mercati strettamente integrati, che richiedono grossi investimenti in tecnologia, e da cui i piccoli agricoltori e le aziende agricole familiari sono sempre più esclusi. La partecipazione dei piccoli coltivatori e delle famiglie di agricoltori ai sistemi alimentari ed agricoli appare, dunque, fondamentale per raggiungere l’obiettivo della Fao di un mondo senza fame.

    In un contesto economico globale difficile, la Fao sta incoraggiando tutti i partner a concentrare fondi ed interventi su iniziative che promuovano la partecipazione dei piccoli agricoltori nelle catene agroalimentari. Questo perché oltre il 70% delle persone che soffrono d’insicurezza alimentare vivono nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo. Diventa, quindi, essenziale, coinvolgerle nelle catene agroalimentari.

    In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione organizzata dalla FAO il 16 ottobre scorso, la conferma dell’importanza dell’approccio del progetto italiano è venuta dal ministro dell’agricoltura di Dominica (piccolo paese caraibico), Winston Magloire, che ha sostenuto che lo sviluppo, nel suo Paese, della formazione agli agricoltori in tecniche e tecnologie moderne; la promozione della loro organizzazione in gruppi e cooperative; la loro interazione con gli addetti alla trasformazione degli alimenti e con le organizzazioni di consumatori, hanno consentito ai produttori di ananas locali di competere con marchi globali nell’intera regione dei Caraibi.

    Anche il Direttore dell’Ufficio pianificazione del Ministero delle Politiche Agricole del Salvador, Jorge Alberto Salinas Rodriquez, ha presentato i risultati del programma italiano nel Paese centroamericano, sostenendo che: «Formazione, sviluppo delle capacità, e rafforzamento delle associazioni di agricoltori e dei loro legami con i commercianti e con l’industria, hanno comportato un aumento dei profitti del 50% per i produttori di jocote (un frutto indigeno commestibile); e gli agricoltori del banano da farina hanno avuto dei profitti dell’80%. Non solo, ma i legami tra produttori e commercianti hanno fatto sì che si aprissero nuovi mercati di nicchia: gelatine e marmellate, bevande e farina di banano sono solo alcuni esempi in cui gli agricoltori possono ora sfruttare nuove opportunità di business».

    L’Italia, quindi, può essere un esempio positivo di come aiutare i Paesi poveri a sviluppare le loro risorse; un esempio di come si potrebbe redistribuire ricchezza nel mondo, cominciando a creare le condizioni perché milioni di indigenti non siano costretti a fuggire dai loro Paesi.

    COSA FA L’ITALIA? L’ESPERIENZA DELLA RED ANDINA DE ALIMENTOS CON IILA ED I NAS DEI CARABINIERI

    RED ANDINA DE ALIMENTOS

    E’ una rete informale tra dipartimenti universitari di scienze e tecnologie alimentari costituita dall’IILA (Istituto Italo Latino-Americano), dai paesi andini (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela) e dall’Italia (col CIRA – Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano).

    Obiettivo Principale

    Creazione di una Rete Andina di esperti ed Istituti di Scienza e Tecnologia degli Alimenti per il potenziamento delle loro attività ed il miglioramento della produzione nel Paese.

    Le Attività del Primo Anno

    • Identificare i punti di forza e le esigenze di ricerca e sviluppo di ciascuno degli Istituti che formano la Rete
    • Identificare la capacità, le esigenze tecnico-scientifiche ed infrastrutturali (macchine ed attrezzature) degli Istituti partecipanti attraverso delle visite di un esperto dell’ICTA (Istituto di Scienze e Tecnologie degli Alimenti dell’Università di Colombia-Bogotà) e di un esperto del CIRA (Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano).
    • Identificare un referente tecnico in ciascun Paese.
    • Rafforzare opportunamente le competenze esistenti, attraverso un’adeguata programmazione e formazione in loco ed in Italia del personale docente, di ricerca e tecnico.
    • Workshop all’ICTA per i destinatari degli altri Paesi Andini in temi identificati durante la visita preliminare, con la docenza di 2 esperti del CIRA, oltre a quelli dell’ICTA, e 12 partecipanti degli altri Paesi Andini.
    • Realizzare degli stage per il personale degli Istituti coinvolti (uno per paese) all’ICTA o al CIRA secondo le necessità di approfondimento identificate nel corso delle visite di identificazione e durante il workshop.

    Le Attività del Secondo e Terzo Anno

    • Rafforzare opportunamente le competenze esistenti, attraverso un’adeguata programmazione e formazione in loco ed in Italia del personale docente, di ricerca e tecnico.
    • Corsi nei diversi Paesi Andini con docenti ed esperti dell’ICTA e del CIRA (questi corsi saranno specificati in accordo con le necessità specifiche di ciascuna Istituzione)
    • Creazione di una pagina web di esperti ed Istituti di Scienza e Tecnologia degli Alimenti nei paesi coinvolti.
    • Designazione di un responsabile in ciascun Paese per la gestione della pagina web.
    • Definizione del materiale e della documentazione che integrerá la pagina web
    • Rafforzamento della capacità degli Istituti di prestare assistenza tecnica e consulenza al settore privato
    • Organizzazione di laboratori (uno per paese), con la partecipazione del settore privato, nei quali si insegnerà la capacità di ciascun Istituto de prestare assistenza tecnica al settore privato.

    La qualità e la sicurezza degli alimenti sono attributi di vitale importanza nell’esistenza umana ed oggi costituiscono elementi di competitività nell’interscambio di prodotti  tra nazioni in un mondo orientato all’attivazione del commercio internazionale. I consumatori sono ogni volta più coscienti di avere il diritto di esigere, tanto a livello individuale che comunitario, la mancanza di chiarezza nella conoscenza di quali sono le istituzioni coinvolte in questa vigilanza e quali sono i collegamenti delle catene produttive che comportano rischi e meritano un interesse prioritario.

    Nella maggior parte dei paesi la responsabilità del controllo ufficiale degli alimenti ricade su diverse istituzioni e a volte esiste una molteplicità di regolamenti o normative  focalizzate sui prodotti di maggior rischio per la salute.  Di conseguenza, tra le nazioni manca un’armonizzazione dei criteri tanto tra entità che tra produttori e distributori; a livello delle popolazioni, le grandi carenze connesse ai proventi, alla salute ed alla formazione  aggravano i problemi di sicurezza degli alimenti.

    L’Istituto Italo Latinoamericano (IILA), sulla base della sua missione fondamentale,  promuove ed appoggia lo sviluppo del Programma “Red Regional Andina para el Fortalecimiento de Instituciones Públicas que operan en el Sector de la Ciencias y Tecnologías de Alimentos”, del quale si è occupato negli anni precedenti per migliorare il livello di formazione e facilitare l’interscambio di esperienze tra scienziati e tecnici Italiani e quelli dei paesi andini: Bolivia, Colombia, Ecuador, Perú e Venezuela. Sulla base dei progressi compiuti, intende consolidare la Rete con progetti che siano eseguiti dalle istituzioni coinvolte, con la sfida di avere un impatto su quei settori più vulnerabili della società, specificamente nel campo della qualità e salubrità degli alimenti.

    Come tappa precedente a questi progetti, l’IILA ha organizzato un Seminario a Bogotà nel 2011 dal titolo:“Calidad y Inocuidad de Alimentos: Retos, Responsabilidades y Estrategias” col proposito di attualizzare, integrare e discutere concetti di interesse su questa tematica  tra i partecipanti,  con l’apporto dell’esperienza del Ministero della Sanità Italiano e dei Carabinieri – Gruppo Tutela Salute – Nucleo Antisofisticazioni e Salute – NAS di Roma, delle Università e delle Istituzioni di controllo ufficiale degli alimenti dei paesi andini. Si intende ampliare le conoscenze e rafforzare la fissazione di obiettivi ed azioni per intraprendere i progetti che si svilupperanno, attraverso relazioni efficaci e di sostegno reciproco, per il miglioramento della qualità di vita dei paesi coinvolti.

    PROGETTO

    L’IILA, col coordinamento del CIRA (Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano), ha realizzato, nel periodo 2000-2006, un Programma di potenziamento dell’Istituto di Scienze e Tecnologie degli Alimenti (ICTA) – dell’Università Nazionale di Colombia, Bogotà fornendo assistenza tecnico-scientifica vòlta allo sviluppo razionale e programmato del settore agro-zootecnico (carne e latte) e dell’industria agro-alimentare (frutta e vegetali) in Colombia, con particolare riferimento al controllo di qualità.

    Grazie a questo programma l’ICTA ha raggiunto un significativo miglioramento delle strutture preesistenti ed ha creato competenze tecnico-scientifiche tali da assumere un ruolo di riferimento e consulenza agroalimentare nel Paese, ed anche per il Governo colombiano.

    ALTRO PROGETTO

    Sempre l’IILA, col coordinamento del CIRA, in prosecuzione dell’attività di cooperazione realizzata nel periodo 2000-2006, che ha dato ottimi risultati di miglioramento nell’ICTA dell’Università Nazionale di Colombia, ha proposto lo stesso ICTA come Centro di riferimento per la formazione, l’aggiornamento ed il perfezionamento del quadro tecnico-operativo nel settore alimentare in altri paesi andini, coordinando una Rete di Istituzioni di riferimento in questo campo per ogni paese. Ciò ha consentito loro di diventare Centri Nazionali di riferimento nel settore dell’industria alimentare, migliorando in tal modo i sistemi nazionali di controllo di qualità degli alimenti.

    Sulla scia dei positivi risultati ottenuti da questi progetti, nel 2011, diverse Istituzioni della Rete hanno chiesto di realizzare iniziative di formazione in materia di controlli della qualità e della sicurezza degli alimenti, nonché di vigilanza del settore della vendita ambulante, mercati, ristoranti popolari e mense. L’IILA, vista l’ottima collaborazione avviata con l’Arma dei Carabinieri, ha richiesto l’expertise del Comando per la Tutela della Salute (NAS), fino a giungere alla firma di una Dichiarazione d’intenti nel maggio 2012.

    LA DICHIARAZIONE DI INTENTI PER LA COOPERAZIONE CONGIUNTA TRA IILA E COMANDO DEI CARABINIERI PER LA TUTELA DELLA SALUTE:

    Il 30 maggio 2012 – presso la sede dell’IILA – è stata firmata la Dichiarazione di Intenti per la Cooperazione Congiunta tra l’Istituto Italo-Latino Americano e il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS).

    La Dichiarazione d’Intenti s’inserisce nella già fattiva e fruttuosa collaborazione tra le due Istituzioni nell’area della cooperazione allo sviluppo e si propone di incrementare la realizzazione di attività di cooperazione in America Latina in tema di sicurezza e salubrità degli alimenti, settore prioritario sia per la cooperazione internazionale sia per le politiche sanitarie dei diversi paesi membri dell’IILA.

    Il Comando Carabinieri NAS e il Ministero della Salute, insieme all’IILA, hanno già svolto un programma pilota di collaborazione con i Paesi andini (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela), volto al rafforzamento istituzionale degli enti preposti al controllo di qualità e sicurezza degli alimenti (Ministeri della Salute, Municipi, Università, Laboratori e centri di ricerca, etc.). L’esperienza maturata dai Carabinieri dei NAS in questo settore e l’efficacia della strategia d’azione adottata per i controlli dal Ministero della Salute, internazionalmente riconosciuti, sono stati oggetto di un primo Seminario internazionale “Sulla sicurezza e qualità degli alimenti”, realizzato a Bogotà (Colombia) nel dicembre 2011, al quale hanno partecipato 2 Ufficiali del Comando, un funzionario del Ministero della Salute e rappresentanti delle istituzioni di controllo di qualità dei cinque Paesi andini.

    A seguito del seminario l’IILA ha manifestato estremo interesse per le didattiche adottate dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ed ha concesso una borsa di studio ad un funzionario dell’Instituto de Vigilancia en Medicamentos y Alimentos della Colombia, che ha partecipato al 19° Corso di formazione “Antisofisticazioni e Sanità” tenutosi dal gennaio al marzo 2012 per i Carabinieri dei NAS .

    La firma della Dichiarazione d’Intenti consentirà lo scambio di dati, documentazione e materiale scientifico connessi allo svolgimento delle attività istituzionali, la partecipazione di esperti ad iniziative organizzate da entrambe le parti e la cooperazione con i paesi dell’America Latina per l’organizzazione delle attività richieste. In particolare, il prossimo passo sarà costituito dalla consulenza tecnica che il Ministero della Salute ed il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, in coordinamento con l’IILA, svolgeranno a favore delle istituzioni di controllo dei cinque Paesi andini, al fine di realizzare un modulo didattico, replicabile a tutti i livelli, sulla corretta preparazione e igiene degli alimenti, destinato alla formazione degli operatori addetti alla vendita ambulante in America Latina (mercati, associazioni di venditori, ristoranti popolari, mense, etc.).

    In attuazione della suddetta Dichiarazione di Intenti per la  Cooperazione tra IILA e NAS dei Carabinieri:

    ANCORA UN ALTRO PROGETTO

    Sempre nell’ámbito della Red Andina de Alimentos, l’IILA ha recentemente organizzato, insieme alla Secretaría de Salud Distrital dell’Ufficio del Sindaco di Bogotà ed all’Istituto di Scienza e Tecnologia degli Alimenti (ICTA) dell’Università Nazionale di Colombia Bogotà, una formazione rivolta ad ispettori sanitari ed a funzionari della Segreteria incaricati della vigilanza sanitaria degli alimenti e delle bevande nelle imprese dello Stato.

    L’evento si è tenuto a Bogotá nell’aprile 2013 ed ha visto la partecipazione dei docenti del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) e del Ministero della Salute Italiano, come pure del personale delle forze di polizia colombiane e del Fisco con competenze nel settore, oltre a rappresentanti del settore privato (associazioni di  produttori e distributori).

    CONCLUSIONI:

    COME SI E’ DETTO, IL TEMA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE SARA’ IL FILO CONDUTTORE DELL’EXPO DI MILANO 2015.

    RECENTEMENTE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ENRICO LETTA, IN OCCASIONE DEL SUO DISCORSO ALLA SEDE ONU DI NEW YOK, NEL SETTEMBRE 2013, HA DETTO CHE: ”L’ITALIA DARA’ IL SUO CONTRIBUTO SPECIFICO AL PROBLEMA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE GRAZIE ALL’EXPO DI MILANO 2015”

    E CHE:”PER IL NOSTRO PAESE E’ ARRIVATO IL TEMPO DI LANCIARE UN UOVO ACCORDO GLOBALE SUL CIBO”.

    LA PARTECIPAZIONE DELL’ONU ALL’EXPO 2015 E’, DI CONSEGUENZA, DI GRANDE IMPORTANZA IN FUNZIONE DI QUESTO OBIETTIVO.