Repubblica della Georgia, l’opposizione contesta i risultati delle elezioni politiche

    Carlo Comensoli

    Sabato 31 ottobre in Georgia si sono tenute le elezioni legislative con il nuovo sistema approvato nel 2019. Nonostante le complicazioni dovute alla pandemia di Covid-19, è stata registrata un’affluenza del 56% circa, un incremento della partecipazione rispetto al voto del 2016. Quella della settimana scorsa è stata una tornata elettorale particolarmente complicata per il Paese di 3,7 milioni di abitanti, vista anche la presenza nelle liste di ben 48 partiti. I risultati hanno visto, con il 48% delle preferenze, la riconferma del partito al potere dal 2012, Sogno georgiano, guidato dall’imprenditore miliardario ed ex Primo ministro Bidzina Ivanishvili. Il blocco dell’opposizione, che avrebbe invece ottenuto il 45,5% delle preferenze, è guidato dal partito Movimento nazionale unito (MNU), il cui leader e voce di riferimento è l’ex Presidente Mikheil Sakaashvili che attualmente risiede in Ucraina dopo essersi autoesiliato nel 2013.

    Manifestazione davanti il Parlamento georgiano in supporto di Mikhail Saakashvili, leader dell’opposizione. Credits:AP Photo/Shakh Aivazov

    All’indomani delle elezioni i risultati sono stati contestati dall’opposizione, e dei cittadini si sono radunati davanti al Parlamento in segno di protesta contro i presunti brogli elettorali. Una manifestazione generale è stata invece indetta dai partiti sconfitti per domenica 8 novembre.  Come riporta Al Jazeera, degli esponenti di MNU avrebbero dichiarato di essere in contatto con membri di altri partiti dell’opposizione per indire delle nuove elezioni. Ma l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE che ha monitorato lo svolgimento del voto in Georgia ha rilasciato una dichiarazione preliminare secondo cui “le libertà fondamentali sono state in generale rispettate”. Tuttavia, già il 31 ottobre, la Georgian Young Lawyers Association, un osservatorio locale, aveva denunciato casi di intimidazione degli elettori e compravendita di voti, con anche episodi di violenza.

    Il nuovo sistema elettorale

    Le elezioni del 31 ottobre si sono tenute con un sistema elettorale misto introdotto con una riforma approvata nel giugno del 2019, due anni dopo la modifica della Costituzione che aveva reso la Georgia una Repubblica parlamentare. In particolare, la riforma aveva aumentato la percentuale di seggi in Parlamento assegnati col metodo proporzionale portandoli a 120 su 150. (prima erano assegnati per metà con un sistema maggioritario). La riforma era quindi stata chiaramente ideata in modo da evitare che un solo partito potesse assumere troppo potere o persino modificare la Costituzione.

    I rapporti con Mosca

    È importante osservare che la modifica del sistema elettorale è avvenuta all’indomani delle proteste che hanno avuto luogo il 21 giugno del 2019 a Tbilisi scatenate dalla visita ufficiale del deputato russo Sergej Gavrilov, che in un discorso al Parlamento georgiano si era rivolto ai deputati parlando in russo. Come reazione alle manifestazioni, Vladimir Putin aveva annunciato la sospensione dei voli dalla Russia verso la Georgia. Di fatto, gli avvenimenti del giugno 2019 segnarono il punto più basso delle relazioni tra i due Paesi dalla fine della seconda guerra nell’Ossezia del Sud nel 2008.

    Già nel 2019, il partito al potere Sogno georgiano era considerato da buona parte dell’opinione pubblica come troppo accomodante nei confronti del Cremlino. E in effetti, si può dire che i rapporti con Mosca costituiscono una questione fondamentale per l’ex Repubblica Socialista Sovietica, anche se la Georgia di fatto non intrattiene relazioni diplomatiche con la Federazione russa dalla fine del 2008 e dal riconoscimento da parte di quest’ultima dell’indipendenza delle regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Inoltre, la Georgia si trova in una posizione cruciale anche per il conflitto in Nagorno-Karabakh: sebbene rimanga neutrale, la Repubblica caucasica confina, oltre che con la Russia, anche con l’Armenia e l’Azerbaijan.

    L’opposizione di Mikheil Sakaashvili

    L’ex Presidente georgiano e leader del Movimento nazionale unito Mikheil Sakaashvili, che già durante le proteste del 2019 aveva invitato la polizia a schierarsi dalla parte dei manifestanti, risiede dal 2014 in Ucraina. Nonostante la perdita della cittadinanza georgiana nel 2015 per aver preso il passaporto ucraino da un lato e, dall’altro, la condanna in contumacia nel 2018 per le accuse di abuso di potere durante il suo mandato di Presidente, Sakaashvili è rimasto un punto di riferimento politico per buona parte dell’elettorato. Il leader politico era stato per la prima volta eletto Presidente della Georgia nel 2004, un anno dopo la Rivoluzione delle Rose. Si tratta di una personaggio politico controverso e divisivo, più volte criticato in patria e all’estero per la deriva autoritaria e il mancato rispetto dei diritti umani durante il suo mandato.