Russia-NATO: tra NATO2030 e l’“espansione russa” verso l’Occidente

    Francesco Fatone

    I ministri della Difesa della NATO si sono incontrati l’8 giugno e poi il 17 giugno per discutere del futuro dell’Organizzazione Nordatlantica. È stato concordato un pacchetto equilibrato di misure politiche e militari, che prevede il rafforzamento della difesa aerea e missilistica, misure di intelligence, lotta al terrorismo e misure sul nucleare. Si è abbondantemente parlato poi delle difficili situazioni in Afghanistan, Iraq, Kosovo e Libia. Tra gli argomenti discussi nell’ultimo vertice c’è il delicato rapporto che lega NATO e Russia: a preoccupare non è solo nucleare, dopo il New Strategic Arms Reduction Treaty, ma anche le possibili strategie economiche russe.

    NATO2030: Il futuro del Patto Nordatlantico

    “As the World Change, NATO will continue to change” queste sono le parole pronunciate dal Segretario generale della NATO durante il vertice di Londra dello scorso dicembre che lasciavano intendere dei cambiamenti all’interno della NATO. Al vertice dell’8 giugno, il Segretario generale Jens Stoltenberg ha presentato il progetto #NATO2030: in un mondo “incerto” l’obiettivo principale della NATO sarà restare forti militarmente per difendere democrazia e libertà individuali ed essere più uniti politicamente adottando un approccio più ampio a livello globale. Il progetto NATO2030 rafforzerà gli strumenti militari, economici e diplomatici della NATO e migliorerà le relazioni con i Paesi dell’area Sud del Pacifico includendo nei propri progetti Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud estendendosi al di fuori dell’Europa. L’8 giugno il Segretario generale Stoltenberg ha dichiarato che gli obiettivi principali rimarranno gli stessi per i quali la NATO è stata creata cioè “difendere le regole e le istituzioni globali che ci hanno tenuto al sicuro per decenni”, ma in un mondo in continua evoluzione sarà necessario stabilire nuove norme e standard sul cyber spazio, sulle nuove tecnologie e sul controllo globale degli armamenti per rimanere a passo con i tempi e contrastare le future minacce alla libertà. A tal proposito è stato dedicato ampio spazio durante la conferenza al ruolo dell’antiterrorismo nel post-COVID, durante la pandemia lo Stato Islamico ed altre formazioni terroristiche si sono rinforzate ed attori statali e non statali hanno promosso disinformazione e la propaganda. Sono state trattate anche le relazioni con Russia e Cina, sebbene Stoltenberg abbia precisato che la NATO non vede la Cina come il nuovo nemico ha chiarito che l’ascesa della Cina sta cambiando radicalmente l’equilibrio globale del potere e che questo cambio radicale è stato oggetto di discussione nel vertice di Londra del dicembre scorso. Per quanto riguarda la Russia, il Segretario generale l’ha definita come un vicino che non andrà via e con il quale sarà necessario dialogare e migliorare le relazioni. Con la Russia sarà necessario lavorare per limitare il controllo degli armamenti poiché una nuova corsa agli armamenti sarebbe “pericolosa e molto costosa” a detta di Stoltenberg. Il rafforzamento delle relazioni con la Russia è confermato dal rinnovo del New START Treaty a Vienna lo scorso 22 giugno nel quale si è cercata di coinvolgere anche la Cina che però ha rifiutato.

    Con l’incontro del 17 giugno sono state concordate misure politiche, militari, il rafforzamento della difesa aerea e missilistica. In più sono stati limati i particolari più tecnici come le nuove misure di intelligence, le esercitazioni per il 2020 e lotta al terrorismo includendo nella discussione anche le missioni in corso in Afghanistan, Iraq, Kosovo e Libia.

    La politica estera post-sovietica che spaventa la NATO

    Gli accordi START del 22 giugno e il recente discorso di Stoltenberg hanno segnato una “fase di disgelo” dopo un difficile 2019, ma le relazioni tra la Russia e la NATO restano storicamente complesse. Dovrebbero preoccupare i recenti esiti del referendum costituzionale russo e le tattiche di espansione economica del colosso dell’est verso l’Europa. La Russia in politica estera, soprattutto grazie alla bravura del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, si è spesso mostrata l’ago della bilancia in conflitti internazionali come si è visto nella crisi siriana. In Europa la Russia è arrivata a stringere importanti accordi e relazioni, soprattutto in ambito energetico, con diversi paesi divenendo il principale partner di scambi commerciali per molti Paesi dell’Eurozona. Nel Mediterraneo orientale si è consolidato il rapporto tra Cipro e Russia, dove esiste una cooperazione in materia economica per imprenditoria, investimenti e scambi commerciali. Le relazioni greco-russe sono sempre state viste con timore da parte dell’Europa negli anni della crisi economica ma nell’ultimo anno sono aumentate: dopo la vittoria del centrodestra nel 2019 sono seguiti i complimenti del presidente Putin al neopremier greco Mitsokatis e la Grecia ha deciso di mandare in Siria un “inviato speciale” decidendo di mantenere nel conflitto siriano un profilo filorusso. Nell’Est Europa la situazione è ben diversa rispetto al Mediterraneo: non si sono ancora trovate soluzioni alla crisi del Donbass e l’Ucraina di Zelensky guarda con scetticismo la Russia dopo la guerra in Crimea anche se non è da escludersi un cambio di rotta per l’Ucraina a seguito delle bocciature del FMI e della pandemia che potrebbe portare ad un calo di popolarità del premier Zelensky. Restano invece tesi i rapporti con la Moldavia per via della presenza di duemila militari russi in Transnistria, regione separatista contesa tra i due Stati dal periodo post-sovietico. Nell’est la Russia ha trovato un forte alleato in Lukashenko e recentemente è tornato in voga l’idea di “unire” i due Paesi da un punto di vista economico: dal 2018 si sono tenuti più incontri, tra cui quello di Soci tra i due presidenti dove sono state varate 31 linee guida per l’unione economica tra Russia e Bielorussia: i Paesi porrebbero fine alle reciproche tariffe di roaming telefonico e nel 2021 dovrebbe esserci un codice fiscale unico. Lo scorso 19 giugno, in un incontro bilaterale è stato firmato un accordo sul reciproco riconoscimento dei visti che segna un altro passo in avanti nella creazione dell’area di commercio russo-bielorussa. Più interessante è il rapporto con i Paesi di Visegrad: una grandissima opportunità per la Russia per stringere una salda partnership economica introducendosi in territori euroscettici grazie al mercato energetico con Ungheria e Slovacchia che sono aperte alla cooperazione con Mosca e la Repubblica Ceca mostra ancora una linea non chiara nei confronti della Russia. Il problema per le relazioni con i Paesi di Visegrad è rappresentato dalla Polonia, membro della NATO e convintamente antirussa, che si è sempre opposta ad ogni progetto “Made in Russia”, ne è un esempio la recente disputa per il gasdotto Nord Stream-2. La NATO e gli USA puntano molto sul ridimensionamento del mercato russo in Europa grazie al sentimento antirusso di alcuni paesi dell’Eurozona: in primis la Polonia e poi le tre Repubbliche Baltiche che saranno fondamentali per tenere buona l’espansione del colosso dell’est verso il vecchio continente.