Tra Piero Sraffa e Federico Caffé: quale “scienza” economica oggi?

    Diego Bolchini

    Svariati diplomatici, per il concorso di ammissione in carriera, hanno preparato il loro esame scritto di politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale sui testi “sacri” dell’americano Paul Samuelson [1] e del francese Olivier Blanchard [2], già capo economista del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

    Piero Sraffa

    Una posizione – quest’ultima al FMI – oggi ricoperta dall’economista indiana (naturalizzata americana) Gita Gopinath, classe 1971, quasi un segno dei tempi e del ri-bilanciamento mondiale in atto di forze ideative ed economiche. Viene quasi naturale chiedersi, in questa scia di rinnovamento, a quando un futuribile manuale macroeconomico edito a Pechino per conto dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

    Ad ogni modo fu proprio il sopra citato Blanchard, in relazione alla grande crisi economica del 2007-2008, a rappresentare la necessità di riscrivere l’intero spartito della macroeconomia [3]. Dieci anni dopo questa affermazione, quale è – più in generale – lo stato della scienza economica applicata o applicabile alla geopolitica contemporanea?

    Mattoni eterogenei per l’edificio economico

    Contributi eterogenei hanno sinora caratterizzato la costruzione del grande edificio della scienza economica nel corso degli anni. Pertanto, essa può essere oggi approcciata sotto diverse prospettive. Attraverso la teoria dei giochi e la “psico-economia” con Thomas Schelling, John Forbes Nash e Robert Aumann. Oppure attraverso la lettura che ne fanno o ne hanno fatto nomi “venerabili” – vecchi e nuovi – della disciplina, quali John Maynard Keynes o più recentemente Paul Krugman.

    Ma, forse più pragmaticamente, anche attraverso una conoscenza differenziale in chiave economica di fatti geopolitici. Laddove l’economia può anche fungere da scienza ausiliaria, fornendo strumenti di “fact cheking” con strumenti statistici come l’indice di concentrazione di Corrado Gini, primo direttore dell’ISTAT poco conosciuto in Italia, ma citato dai grandi think tank statunitensi contemporanei nelle loro ricerche.

    In senso generale, oggi appare ragionevole affermare che l’economia globalizzata – come riportato recentemente dall’Ambasciatore Ferdinando Salleo – «abborrisce le frontiere e le catene produttive sono sempre più interconnesse tra le Nazioni. In un simile contesto, anche le misure sanzionatorie hanno spesso portata relativa, al netto forse di quelle finanziarie e bancarie»[4].

    Piero Sraffa: tra banche e produzioni di merci

    Al di là della specificità o della reale efficacia dei regimi sanzionatori, partendo da un contesto di riflessione che si ponga al livello di sistema bancario in regime di “pace”, le cronache giornalistiche hanno posto in risalto negli ultimi anni diversi casi di difficoltà nel settore bancario nazionale. Nel 2014 Monte dei Paschi di Siena viene bocciata dagli stress test della Banca centrale europea, successivamente si assiste al commissariamento di Banca Etruria e a fine 2018 scoppia il caso di Banca Carige.

    In questo trend di crisi, sarebbe interessante oggi avere di nuovo tra noi studiosi come Piero Sraffa (1898-1983), già lecturer e director of researches a Cambridge, per un commento sulla situazione attuale, osservando differenze e similitudini tra differenti periodi storici.

    Sraffa scrisse infatti dall’Inghilterra due articoli sul sistema bancario italiano (in particolare sulle vicende della Banca italiana di Sconto) che furono pubblicati quasi cento anni fa, nel 1922-1923. Uno di questi – dal titolo The Bank Crisis in Italy – sull’«Economic Journal», rivista inglese diretta da Keynes. Alcune sue osservazioni presenti in uno dei due articoli fecero andare su tutte le furie Mussolini, con accuse di “defezionismo bancario” rivolte al padre di Piero, Angelo, già Rettore dell’Università Bocconi di Milano[5].

    Il riferimento ad un pensatore eterodosso come Sraffa evoca anche successive vicende storiche convulse e quasi incredibili, come quando nel 1940, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia, egli fu chiuso in un campo di prigionia in Inghilterra e liberato solo grazie all’intercessione di Keynes [6]. Nel contesto dell’analisi economica del Novecento, egli occupa certamente un posto d’onore per la sua rilettura degli economisti classici e contestuale critica della scuola neoclassica e marginalista. Si pensi, solo per fare un esempio, alla critica di Sraffa all’idea di “salario di equilibrio” con il saggio di profitto determinato in modo automatico e meccanicista propria di questa scuola.

    Brillante matematico prima che economista, profondo intellettuale a cui fu affidata – dallo stesso Keynes – la riedizione critica delle opere e delle lettere di David Ricardo, Sraffa viene ricordato anche per le sue soluzioni formalmente eleganti ed equazioni nella teoria dei prezzi, oltre che per il noto volume Produzione di merci a mezzo di merci del 1960.

    Diversi autorevoli commentatori hanno anche sottolineato la “relativa rarità” delle scritture di Sraffa, che sembrava aveva adottato la sobrietà inglese sino ai margini dell’autocensura. Pensatore ermetico ed ellittico, con il suo approccio austero e riservato, a tratti elitario, Sraffa si pone per certi versi agli antipodi di uno dei maggiori divulgatori di economia straniera in Italia che il nostro paese abbia avuto: Federico Caffè [7].

    Federico Caffé: tra welfare e mercato. Un’economica “etica”?

    In tempi di nuove “vulgate economiche”, alcune delle quali tra loro forse irriducibili, potrebbe essere di interesse riprendere gli studi dell’economista-umanista Federico Caffè (1914-1987) sui temi della politica economica e di welfare. Il Professor Caffè dedicò ad esempio particolare attenzione agli economisti scandinavi e alle esperienze di tali paesi, divulgando in Italia il pensiero e gli scritti di economisti quali Gunnar Myrdal.

    Federico Caffé

    Appare evidente tuttavia che il peso “antropico-demografico” comparato tra un paese come l’Italia (60 milioni di abitanti) e ad esempio la Svezia (10 milioni di abitanti) sia per certi aspetti incommensurabile, rendendo non certo agevole la ricerca di un equilibrio tra variabili strumenti e variabili obiettivo, parafrasando l’economista olandese Jan Tinbergen, già premio Nobel per l’economia nel 1969, che Caffè stesso introdusse in Italia.

    Gli obiettivi generali della politica economica riguardano o hanno a che fare con la piena occupazione, la stabilità dei prezzi, l’equilibrio della bilancia pagamenti, un soddisfacente tasso di sviluppo, laddove l’Economia per Caffè è strettamente intrecciata all’etica, e la matematica ne è solo un mezzo strumentale. Per Caffè il mercato è in ultima analisi una costruzione umana. Pertanto non può essere l’unico regolatore, giacchè nella realtà il mercato non è mai quello dei libri, ma è spesso – concretamente – concorrenza tra oligopoli. In questa prospettiva, l’intervento pubblico non è distorsivo o vessatorio. La stessa Borsa dovrebbe essere vista come semplice mezzo del mercato, non un obiettivo fine a sé stesso o – peggio – un feticcio teocratico [8].

    Caffè ebbe a definire la politica economica come quella partizione della scienza economica che usa le conoscenze dell’analisi teorica come guida per l’azione pratica e fu anche un attento critico della “fallacia della composizione” insita in un modello economico tendente verso il “laizzez faire” puro, che stava prendendo sempre più piede negli anni Ottanta, tra Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Anni apparentemente opulenti e intrisi di benessere in cui – emblematicamente – venivano prodotte nel paese vetture come la Lancia Thema Ferrari 8.32, presentata al Salone dell’automobile di Torino nel 1986. Prima auto al mondo ad adottare uno spoiler posteriore retrattile e con tanto di telefono nel bracciolo, abitacolo rivestito integralmente in pelle e finiture in vera radica.

    Conclusioni: l’oggi. Tra specialismo economico e difesa finanziaria

    Sraffa muore nel 1983, Caffè scompare nella primavera del 1987. A oltre trenta anni dalla dipartita di questi due grandi pensatori economici, così diversi tra di loro per indole, approccio e temperamento eppure accomunati dal faro keynesiano, appare auspicabile un recupero e una riscoperta di pensiero di questi due autori, dando una maggiore profondità diacronica di osservazione ai fatti correnti.

    Ciò in un tempo di maggiore rilevanza strategica, strutturale e costitutiva assunta oggi dai concetti di sicurezza economico-finanziaria, implicando l’esistenza di una ennupla di figure professionali dedicate al settore.

    Al di là dell’Accademia e delle sue figure più nobili, incisive o affascinanti, come appunto possono essere quelle di Piero Sraffa e di Federico Caffè, esiste e sta evolvendo infatti tutto un mondo “operativo” di civil e government servant votati allo studio delle economie del mondo e alle loro degenerazioni criminali e illegali.

    Rimanendo centrati sul caso italiano, si pensi alla rete di Addetti Finanziari agenti presso diverse Ambasciate d’Italia all’estero costituita da Funzionari della Banca Centrale d’Italia, a mente della convenzione sottoscritta con il Ministero degli Affari Esteri nel 2007 [9]. Ma anche agli “Esperti finanziari” Ufficiali del Corpo della Guardia di Finanza, impiegati presso le rappresentanze diplomatiche per effetto del riordino dei compiti della Guardia di Finanza attuato con il D.L. nr. 68 del marzo 2001.              

    Note

    [1] P. Samuelson, W. Nordhouse, Economia, McGraw-Hill Education, 20^ edizione, 2014.

    [2] O. Blanchard, A. Amighini, Francesco Giavazzi, Macroecomia. Una prospettiva Europea, Il Mulino, 2016.

    [3] Marco Mayer, USA vs Cina, con la tecnologia al centro: le macro-tendenza geopolitiche, 8 gennaio 2019 [consultato il 13.02.2019].

    [4] Ferdinando Salleo, Sovranità dell’Occidente, Rivista trimestrale Affari Esteri, nr. 187 inverno 2018 [consultato il 13.02.2019].

    [5] Il Sole 24 ore, sezione econopoly [consultato il 13.02.2019].

    [6] Rai-Economia. Piero Sraffa (seconda parte) [consultato il 17.02.2019].

    [7] Federico Caffè – voce Treccani [consultato il 13.02.2019].

    [8] Federico Caffè, Quel silenzio che ancora ci parla, documentario realizzato per il ventennale della scomparsa a cura di Marco Maiello [consultato il 17.02.2019].

    [9] Sito istituzionale della Banca d’Italia [consultato il 13.02.2019].