IsAG tra “Us and Them”. La fotografia racconta la storia degli uomini comuni tra cambiamenti climatici e crisi economica.

    Chiara Ginesti

    È’ stata inaugurata oggi nella splendida cornice della Sala del Cenacolo presso il Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati la mostra fotografica di Gianluca Uda. “Us and them”, il racconto degli uomini comuni, è il titolo a cui è dedicato questo alto momento di fotogiornalismo. È un racconto che si compone di quaranta scatti ed ha come protagonista l’umanità che vive nel Sud del mondo raccontato con profondità e precisione dallo sguardo di Gianluca Uda. Dal Kenya al Bangladesh passando per la Turchia e il sud America; storie e volti in cui si intrecciano i temi caldi della nostra attualità geopolitica: i cambiamenti climatici e la crisi economica mondiale.

    Nella volontà di Gianluca Uda c’è la necessità di far emergere il clima e la recente crisi economica mondiale come protagonisti di questa narrazione .

    L’attualità di questi mesi, il fenomeno Greta Thunberg, le manifestazioni nelle piazze di tutto il mondo, i proclami dei più giovani hanno fatto emergere a gran voce che si tratta di due elementi, questi, fortemente legati fra loro, che in realtà sono due facce della stessa medaglia che stanno segnando in maniera indelebile il secolo che viviamo.

    Proprio a dimostrazione di quanto sia evidente e rilevante tale circostanza anche per l’attualità politica hanno preso parte all’evento Marta Grande, presidente Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Mirella Emiliozzi, deputata Commissione esteri della Camera dei Deputati e promotrice della mostra, il senatore Rino Marinello, Commissione straordinaria del Senato per i diritti umani , il Dott. Enrico Mariutti, Vicepresidente IsAG e l’On. Simona Suriano della I e III Commissione della Camera dei Deputati.

    La Presidente Marta Grande nell’esprimere il piacere di aver inaugurato l’apertura della mostra, ha ricordato come il tema sia fortemente connesso con gli argomenti che la Commissione esteri sta portando avanti nella XVIII Legislatura sia nell’occuparsi di cambiamenti climatici e dei temi di povertà, di disuguaglianza e di questioni di genere. Appare dunque chiaro dalle immagini raccolte che ci siano tutti gli elementi per sottolineare come e quanto il mondo sia disuguale. Il titolo della mostra “Us and Them”, Noi e Loro, ha continuato l’On Grande, è forse il primo modo per comprendere le differenze ma allo stesso tempo anche la modalità per cercare di risolverle. Da uno primo sguardo alle foto ci si rende conto di quanto queste realtà siano decisive per le attività svolte ogni giorno in Parlamento.

    L’Autore, Gianluca Uda ha illustrato la ragione dell’istallazione. Questa raccoglie un percorso che è durato quasi 10 anni e che lo ha visto girare più continenti. L’intento è stato quello di illustrare attraverso la fotografia due argomenti che riguardano da vicino anche l’Occidente. Uno è quello dei cambiamenti climatici di cui oggi stiamo vivendo gli effetti e l’altro è quello della crisi economica mondiale. Tali aspetti coinvolgono noi ma soprattutto i paesi c.d. in via di sviluppo che, già vivendo in gravi situazioni di difficoltà hanno visto ritardare ulteriormente il progresso a causa del verificarsi di tali circostanze.

    Mirella Emiliozzi, membro della Commissione esteri e viaggiatrice da sempre, ha riconosciuto in Gianluca Uda un artista e anche per questo ha creduto fortemente nella realizzazione della mostra. C’è un cambio di prospettiva nel momento in cui ci si sofferma a guardare le foto. È come quando il professore invita i ragazzi a salire sui banchi- dice-  e a guardare la vita da un altro punto di vista. Ed è un punto di vista che tocca l’anima. Le immagini e la fotografia spesso premiano l’estetica mentre le fotografie di Gianluca Uda premiano lo spirito parlando all’anima. Attraverso ciò che sta accadendo a causa dei cambiamenti climatici e rispetto alla crisi economica che ha sconvolto la vita di tante persone, queste immagini ne raccontano gli effetti in maniera stupenda ma altrettanto tragica. Questa nuova prospettiva si dimostra essere significativa per comprendere appieno quello che sta accadendo su scala globale; comprensione che può sostenere l’autorità politica a meglio comprendere la realtà contingente.

    Rino Marinello, senatore presso la Commissione per i diritti umani è stato più volte in missione in Africa. Ha raccontato di quanto i primi giorni siano stati difficili: “volevo quasi quasi scappare perché non riuscivo a capire quello che vedevo, sembrava quasi di essere dietro le quinte di un teatro e di un film ma dopo poco ne sono diventato parte integrante. Oggi quando mi si chiede: Quando parti? Io quasi vorrei rispondere “vorrei partire ieri” perché fa parte del mio essere”. Riallacciandosi a quanto accade in queste terre povere, misere, dove manca di tutto e vedendo queste immagini, affiora la necessità di farle vedere anche ad altri per far capire che quello che abbiamo non dobbiamo darlo per assodato, l’acqua, la casa, un tetto per dormire non sono cose scontate.

    Infine Enrico Mariutti, Vicepresidente dell’Istituto IsAG, traccia una sintesi geopolitica.  È cosa molto importante che il tema dell’economia e dei cambiamenti climatici siano accumunati e vadano insieme  a braccetto poiché, sostanzialmente, quella che oggi è la grande sfida sul tema è riuscire a trovare una nuova combinazione tra modello di sviluppo ed ecosostenibilità che non precluda le grandi conquiste che la modernità ci ha regalato –   lo sviluppo della medicina e stili di vita sempre più intrisi di benessere, possibilità e libertà – ma che contemporaneamente non intacchi quell’enorme patrimonio che abbiamo ricevuto in eredità dalle generazioni precedenti  ovvero la ricchezza naturale.

    Seppur immersi in un mondo globale e dominato dalle interconnessioni, la sfida per i decisori è dunque organizzarsi per affrontare insieme battaglie centrali come quella per la sostenibilità ambientale, il rispetto dei diritti dell’uomo e l’organizzazione di un sistema economico equo che ponga al centro la persona e non solamente il profitto. Gli scatti di Gianluca Uda vogliono essere un pungolo, un’occasione di riflessione e uno stimolo all’azione perché, come ci ammoniva il filosofo epicureo Filodemo di Gadara “dobbiamo salvarci l’un l’altro”.

    La mostra esalta la funzione sociale della fotografia. Non più un esclusivo fine estetico o spettacolare ma la società che esce fuori dall’obbiettivo per mostrare i propri drammi nelle zone più aspre del pianeta.

    La profonda ineguaglianza economica, la crisi dei paesi in via di sviluppo e la minaccia dell’irreversibile cambiamento climatico sono le sfide che escono prorompenti dalla macchina di Uda.

    Il racconto fotografico, mostra come alcuni eventi stiano cambiando e come altri invece sembrino non mutare mai.

    Il clima è uno dei protagonisti di questa narrazione, così come la crisi economica mondiale.  Due fenomeni diversi ma comuni poiché coinvolgono tutto il mondo.

    Il fotografo indaga su quei paesi definiti “in via di sviluppo”, mostrando quanto possa essere lontana questa affermazione: dove la sfida di un clima che sta cambiando ci accomuna, dove le idee viaggiano attraverso i social e dove niente è del tutto isolato; dove il tutto è inserito nella ragnatela del capitalismo e del mercato globalizzato.

    Gli individui sono più uniti e interconnessi di quello che pensano e le sfide, come quella climatica, li accomunano ma dovrebbero farlo anche le ingiustizie sociali che ancora minano una parte del mondo.

    Il progetto propone delle istantanee che toccano mondi lontani dal nostro, proiettando l’osservatore in un intreccio comunicativo dove l’essere umano è il protagonista indiscusso.

    La crisi economica globale, il cambiamento climatico sono solo i macro-aspetti di quello che può essere un viaggio in delle realtà apparentemente lontane ma che in fondo comunicano tra loro.

    Us and them come dice la rivista Produzioni dal basso: “è una parentesi provocatoria su ciò che spesso decidiamo di non vedere, un manifesto fatto di ombre e colori che cercano di raccontare il mondo che ci circonda”.

    La mostra è ispirata alla celebre canzone dei Pink Floyd Us and them di cui l’Autore offre un’intensa interpretazione nel brano sottostante:

    “Hai mai sentito le note dei Pink Floyd, uscire da dentro le case della favela di Rio?

    Forse dovresti andare a farci un giro in quei posti là.  Parlami di Dionisio e di come lo stanno lasciando morire.

    Un pastore sardo si sporca il viso di nero, è questa la sua maschera, oggi è lui che oggi dovrà indossare la maschera di Dionisio ed entrare in questo grande teatro moderno.  Pensi che il mondo sappia tutto questo.

    Il pesce grande, mangia il pesce piccolo è una delle leggi del mare e l’acqua del mare mangia la terra. [—]

    L’ambiente si piega davanti al lavoro dell’uomo, ma ogni cosa ha un prezzo anche l’impermanenza ed è questo che loro pregano.  [—]

    Il mare si è alzato con il passare dei secoli ora si alza con il passare dell’uomo, il mantra parla anche del cambiamento climatico?

    Tutto è destinato a mutare e per ogni mantra o preghiera che reciti, dall’altra parte qualcosa che non sappiamo sta accadendo e qualcuno già la definisce con la parola crisi. [—]

    Siamo i figli della crisi, dove il mondo è sempre in debito, dove noi creiamo il debito.
    Uomini comuni che lottano quello che i sistemi creano.

    Sei tu il sistema e se non ci credi sei vivo solo per metà è questo quello che loro ci dicono.
    Un bambino lancia una pietra al cielo, io sono Curdo e la Turchia forse non mi vuole.
    Il pastore si toglie la maschera, lo spettacolo è finito ed il vino stanca le membra. [—]
    A chi dobbiamo rivolgerci per estinguere il nostro debito, come possiamo salvare il mondo.
    E’ solo il clima a cambiare o stiamo cambiando anche noi.  [—]

    Certo che si… siamo gli uomini comuni, quelli che ancora conservano i calli alle mani. Quelli che poi alla fine ti sventolano ancora la bandiera.  [—] Siamo gli uomini comuni e ancora cerchiamo di seguire le mode, il telefonino d’ordinanza e il Facebook sempre aperto per un nuovo like.

    Questo è il secolo ventunesimo, il cielo è dei pesci e l’ordine è quello umano, arriveremo all’era dell’acquario ma ancora ne manca di tempo.

    Una donna di un’antica tribù, con il copricapo ornato di piume colorate, resiste. Nella sua visione la donna ha capito qualcosa è un segreto che parla di terra rubata e di alberi dati alle fiamme. [—]
    Siamo gli uomini comuni… ed il mondo è nostro, ma forse ancora non lo sappiamo”.

     

    Sono proposte inedite immagini del Sud del Mondo recanti la vita, la miseria, il coraggio e la difficoltà di alcune società destinate a diventare parte integrante del prossimo tessuto economico e politico globale.

    Con queste parole Gianluca Uda descrive la funzione della fotografia:

    “la fotografia è l’unico modo con cui possiamo bloccare la luce, piccole particelle che si muovono in gruppo a cui gli scienziati hanno dato il nome di fotoni. Noi esseri umani vediamo solo un campo ristretto di luce, i nostri occhi non vedono tutto. Questo non avviene solo nel mondo microscopico. Nel nostro mondo, fatto di elementi che si possono toccare, vedere e cambiare spesso decidiamo di non vedere alcune cose.

    Non possiamo vedere ciò che si trova troppo lontano e non vogliamo vedere ciò che non ci piace… queste pagine servono per vedere.

    La fotografia è un mezzo che può essere usato su più fronti, lo scopo di queste narrazioni fotografiche è quello di documentare situazioni ed eventi in cui l’uomo viene privato dei suoi diritti. Spesso le vittime sono i più fragili come i bambini o le donne, sono le nazioni cosiddette non occidentali i luoghi lontani i più colpiti da situazioni di emergenza sociale e politica”.

    Ecco i protagonisti. Gli ultimi, gli emarginati, ma anche i normali le fasce medie di paesi però svantaggiati che vivono “normalmente” a ridosso di una mastodontica discarica o asserragliati da una perenne guerriglia, oppure in una zona desertica dove l’acqua dista diversi chilometri di distanza da percorrere necessariamente a piedi.

    Che la fotografia rappresenti una forma di comunicazione è fuori ogni dubbio, ma che possa servire come strumento di richiamo e aggregazione dei lontani, dei diversi se non degli opposti è più azzardato da ritenere. Ed è proprio quello a cui mira Uda: avvicinare le società dell’Oriente a quelle dell’Occidente, quelle dell’opulenza a quelle della miseria, “il Nord con il Sud”, se così si può dire, poiché nulla lo si può raggiungere senza la cooperazione reciproca.

    Ma ciò è possibile solo con la vicinanza e l’intensità di una fotografia capace di trasmettere all’osservatore ciò che davvero raffigura; come già sosteneva Robert Capa, dicendo che: “Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicino”. O meglio come enfatizza William Eugene Smit domandandosi “A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”

    Infine è fondamentale l’interesse dell’osservatore che completa questo gioco comunicativo volto a unificare le più diverse, ma anche più simili, realtà mondiali poiché come afferma Roger Waters: “Noi e loro… e dopo tutto siamo uomini comuni.” 

    La realizzazione della mostra è l’omaggio a quegli uomini comuni con meno opportunità, è un atto di sensibilizzazione fortemente voluto dalla Presidenza delle Commissioni Difesa e Esteri della Camera dei Deputati e in particolare dall’On. Mirella Emiliozzi  e dal Presidente della Commissione Difesa Gianluca Rizzo che, sposandone i principii, ne hanno seguito la realizzazione. Hanno altresì sostenuto l’iniziativa l’Istituto IsAG, il Rotary Club Roma Polis, WJ- Witness journal e SMATE.  Rimarrà aperta al pubblico fino al giorno 19 luglio 2019.

    *di Chiara Ginesti e Giovan Battista Birozzi